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E’ arrivato alle stampe uno studio inedito e su basi giuridiche del contratto che rivela le regole di vita familiare e di coppia
nelle comunità ebraiche. Una ricerca su un contratto che ha radici antichissime, come scrive Daniele Zaccheddu giurista e socio di Chenàbura, che grazie all’associazione è stata potuta editare attraverso la casa editrice Giuntina, conosciuta per la sua selettività nelle opere da pubblicare.
Un libro che permette di scoprire la modernità di una cultura che prevedeva la possibilità di divorzio e di divisione dei beni
in base a quanto stabilito nel contratto stipulato dalle parti. Un’opera di estrema modernità che ci fa comprendere anche il modo di vivere della comunità ebraica.
Il libro è stato presentato il 29 dicembre scorso nella sede dell’associazione Chenàbura di Cagliari ed è attualmente in vendita su Amazon.

In “Yalla. Il metodo Yalla Israeliano”, Bruno Spinazzola ha raccolto, attraverso interviste agli ospiti e i soci israeliani, alcune informazioni che permettono di rispondere alla domanda “Perché gli ebrei sono sempre innovativi e sono i nomi più frequenti in tutte le arti?”. Dal cinema alla scienza, gli ebrei si sono sempre distinti come personalità di spicco, con idee innovative che hanno spesso cambiato il modo in cui viene concepita una materia. Freud, Einstein, Ferenczi, Woody Allen sono soltanto alcuni dei personaggi più famosi di origine ebraica. Al fine di comprendere questa sovrarappresentazione tra le menti più geniali e la capacità degli israeliani di creare start up di successo, il presente testo raccoglie alcune delle idee che caratterizzano la cultura imprenditoriale israeliana. Non è infatti un caso che ci siano più unicorn che nelle altre nazioni. Vi sono molte spiegazioni diverse a questo particolare fenomeno, che vanno dall’influenza dell’esercito israeliano tecnologicamente più avanzato all’effetto delle tradizioni ebraiche più antiche, caratterizzate dalla dedizione allo studio e alla continua ricerca di nuove domande. Tali spiegazioni, pur non essendo prive di merito, sono troppo limitate. Quello che invece questo testo ha lo scopo di spiegare è che la chiave è nel modo unico in cui gli israeliani vengono cresciuti, all’interno di una comunità simile a una tribù e con un’infanzia piena di sfide e rischi, che è alla radice della cultura imprenditoriale israeliana.

Warren Buffett una volta disse: “Se vai in Medio Oriente a cercare petrolio, puoi saltare Israele. Se stai cercando cervelli, non cercare oltre. Israele ha dimostrato di possedere una quantità sproporzionata di cervelli ed energie”.

L’interessante ricerca è stata presentata il 19 dicembre 2024 presso la sede dell’associazione Chenàbura.

Il 15 dicembre 2024 è stata inaugurata nella Sala della Torretta del Centro Comunale d’Arte e Cultura EXMA di Cagliari la mostra fotografica “Il destino degli ebrei di Rodi. Lo sguardo di Girolamo Sotgiu, un Giusto tra le Nazioni Sardo” organizzata dall’Associazione Chenàbura. L’esposizione arriva negli ottant’anni dai tragici eventi che hanno investito la comunità di ebrei di Rodi deportati in massa, nel luglio del 1944, nei campi di concentramento dalle forze nazi – fasciste che occuparono l’isola.

La mostra ha voluto celebrare anche la figura di Girolamo Sotgiu e della moglie Bianca Ripepi che in quegli anni si trovavano a Rodi e che a rischio della propria vita aiutarono molti ebrei, salvando in particolare una bambina, facendola passare per la propria figlia. Atto eroico che valse loro il riconoscimento di Giusti tra le Nazioni.

Nell’esposizione sono infatti stati inseriti anche gli articoli pubblicati sul quotidiano “L’Unione Sarda” che il grande politico e scrittore sardo dedicò alle vicende della comunità ebraica. Tra i documenti anche il certificato falsificato con il quale i due coniugi attestavano di aver preso in affido la bimba ebrea.

All’inaugurazione hanno voluto essere presenti, oltre a Daniela Rahmani, la cui famiglia di origini rodesiane è stata costretta ad una lunga migrazione a causa delle persecuzioni e che ha donato all’associazione le fotografie esposte, Carmina Conte, ora presidente dell’Associazione Coordinamento 3 e amica dei coniugi Sotgiu che ha testimoniato come la grande generosità della coppia debba essere oggi da esempio per tutti; Isabel Vera, fondatrice del progetto Eurinsula, che ha voluto portare la solidarietà alla comunità ebraica sarda, in rappresentanza del progetto Isole del Mediterraneo; Aldo Accardo, presidente della Fondazione Siotto e allievo di Girolamo Sotgiu, che ha sottolineato l’importanza in questo momento storico di ricordare la tragedia nazi fascista e l’esigenza ancor più forte di lottare oggi contro il nuovo antisemitismo penetrato nella società e nelle istituzioni.

L’associazione Chenàbura, organizzatrice del convegno “L’antisemitismo oggi”, ha reso disponibile i video degli interventi tenuti durante la conferenza mirata a fare il punto sulle nuove forme di antisemitismo emerse a seguito del conflitto tra Israele e Hamas.
I dettagli dell’evento sono consultabili in questo nostro articolo.

In tempi complessi, l’associazione Chenàbura propone una serata all’insegna della leggerezza e della risata, per scoprire un lato meno conosciuto della cultura israeliana: la commedia.

“Cagliari Israeli Comedy” è una rassegna di film israeliani comici, organizzata per offrire un momento di svago e di riflessione attraverso il potere dell’umorismo. Come afferma l’associazione, “crediamo ci siano due sistemi israeliani di autodifesa efficaci sul mercato: l’Iron-Dome e l’humor”.

L’evento si terrà presso la sede dell’associazione, in via Lamarmora 88, Cagliari, nelle seguenti date:

  • Venerdì 6 dicembre: ore 19:30
  • Sabato 7 dicembre: ore 18:00

A guidare le serate sarà la Prof.ssa Sarah Kaminski, docente di lingua e letteratura ebraica presso l’Università di Torino, traduttrice ed esperta di letteratura e cinema israeliano. In sua compagnia, verranno proiettate e commentate alcune commedie israeliane, offrendo al pubblico una chiave di lettura per comprendere meglio la società e la cultura di Israele.

Un’occasione per scoprire il potere dell’umorismo come strumento di resilienza e di espressione culturale.

Chi era Guido Segre? Un imprenditore visionario, un banchiere influente, un amico di Mussolini, eppure un nome quasi del tutto dimenticato. Un nuovo docufilm, “Guido Segre, una storia dimenticata”, diretto da Filippo Petrucci, riporta alla luce la straordinaria vicenda di quest’uomo, il cui contributo alla storia italiana è stato oscurato dalle leggi razziali del 1938.

Segre, di origini ebraiche, fu un protagonista della vita economica italiana nella prima metà del Novecento. La sua ascesa fu fulminea: divenne un alto dirigente della Fiat, acquisì importanti aziende e si distinse per la sua capacità di anticipare i tempi. Quando Mussolini, dopo le sanzioni internazionali all’Italia, decise di puntare sull’autosufficienza, Segre fu l’uomo chiave.

Fu lui a ideare e realizzare Carbonia e Arsia, due città minerarie nate dal nulla per sfruttare le risorse di carbone del Sulcis e dell’Istria. Eppure, il suo nome è stato cancellato dalla memoria di queste città, come se non fosse mai esistito.

Il docufilm di Petrucci ripercorre la vita di Segre, dalla nascita a Torino alla sua ascesa a Trieste, fino alla tragica caduta. Attraverso testimonianze, immagini d’archivio e riprese dei luoghi simbolo della sua opera, il regista ricostruisce la parabola di un uomo che fu prima celebrato e poi dimenticato.

La storia di Segre è una riflessione sul potere distruttivo delle leggi razziali, che non solo lo privarono dei suoi diritti, ma lo cancellarono dalla memoria collettiva. Il docufilm è un atto di giustizia, un modo per restituire a Guido Segre il posto che merita nella storia d’Italia.

Il 3 dicembre 2024, alle ore 18:00, la sede di Cagliari della Fondazione di Sardegna ospiterà la proiezione del documentario di Petrucci.

Leggi l’articolo completo su La Nuova Sardegna

Qui sono racchiusi anni di studi sulla comunità ebraica vissuta a Cagliari e nel resto dell’isola tra il XIV e il XV secolo e che hanno lasciato una importante eredità culturale nel popolo sardo. Studi in gran parte effettuati da  Cecilia Tasca docente del Dipartimento di Storia e Cultura del Territorio nell’Ateneo sardo e già raccolti in numerosi libri e saggi, ma che ora possono finalmente divenire fruibili a chiunque, attraverso questo portale di facile accesso, sostenuto dall’Amministrazione comunale del capoluogo sardo.

Qui vi si trovano atti notarili, rogiti e documenti che attestano le vicende commerciali e umane delle famiglie ebree vissute nell’isola prima della diaspora del 1492. Nomi e cognomi il cui eco è rimasto tra i sardi di oggi che forse, grazie a questo sito ritroveranno radici lontane ormai dimenticate o rimaste nella leggenda della storia di famiglia.

Una piattaforma  che nasce proprio dalla volontà di rinsaldare un legame che non si è mai interrotto, dalla volontà di unire il passato con  il presente, seguendo le indicazioni del Comune di Cagliari che con una delibera del 26 ottobre del 2020 ha dichiarato come la storia della comunità ebraica del capoluogo debba divenire parte integrande dell’identità cittadina, da riscoprire e valorizzare.

Ed in realtà la storia che ora rinasce questo racconta: quella comunità ebraica vissuta tra il XIV e il XV secolo lasciò un importante eredità in una città, divenuta  finestra della Sardegna verso il Mediterraneo ed il mondo, porta d’ingresso di popoli e culture che ne hanno forgiato l’identità attuale come luogo  inclusivo, ospitale e produttivo.

Gli ebrei arrivarono nell’isola insieme ai Fenici, ma le prime testimonianze della loro presenza si ebbero a partire dalla  rifondazione di Castello da parte dei Pisani. La comunità ebraica si raccolse attorno all’attuale via Santa Croce, per poi integrarsi ad una analoga e più forte comunità ebraica venuta in Sardegna a seguito dei conquistatori catalani e grazie ad un regime franco ritenuto indispensabile per ridare vita al commercio e alle attività finanziarie del Regno di Sardegna.

Si pensa che nel periodo di maggiore espansione la comunità costituisse circa il 10% della popolazione di Cagliari. Della sua presenza prima della espulsione nel 1492 rimangono forti tracce culturali identitarie, sia nella lingua, basti pensare al Venerdì in sardo chiamato Cenabara, cioè la Cena pura ebraica o al mese di settembre che sempre in sardo è Cabudanni cioè il Capodanno ebraico o ancora alla trottola de su barraliccu che si gioca a Cagliari e nelle comunità ebraiche in tutto il mondo a Dicembre per la festa di Chanukkah, durante il solstizio d’inverno e in quasi coincidenza con le festività natalizie. Non solo anche la cultura enogastronomica annovera piatti di derivazione ebrea, si pensi alla panada campidanese o alla bottarga (uova di pesce essiccato presenti anche nei menu degli ebrei sefarditi).  Molte anche le consuetudini e i rituali religiosi che vengono ripetuti da secoli, ma che hanno una forte radice biblica, base portante della cultura e religiosità cattolica.

Online l’esclusivo evento organizzato da Chenàbura e tenuto da Ilan Dray, brander, mental coach, partner e consulente di “ToDay Ventures”, un acceleratore di Startup con sede a Tel Aviv.
Una conferenza diretta non solo a designer, imprenditori o creativi, ma utile per chiunque abbia un ruolo nella vita di un prodotto, in un team organizzativo o debba relazionarsi con clienti. I video del convegno sono visionabili al link qui sotto.

Alex Bronstein, professore israeliano con un forte legame con la Sardegna, si è trovato al centro di una controversia all’Università di Cagliari. Contestato da manifestanti pro-Palestina, Bronstein ha risposto con fermezza, sottolineando il suo legame con l’isola e la sua apertura al dialogo.

Bronstein, che tiene un corso di informatica all’università, è stato accolto da manifestazioni che chiedevano il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane. Le proteste sono nate dal suo legame con il Technion di Haifa, accusato di collaborare con l’esercito israeliano.

Nonostante le tensioni, Bronstein ha cercato il dialogo, invitando i manifestanti a un confronto. Tuttavia, ha espresso delusione per il “silenzio assordante” dell’Università di Cagliari, che a suo avviso non ha preso una posizione chiara.

Bronstein ha ribadito il suo legame con la Sardegna, dove vive da oltre vent’anni, e ha dichiarato di non volersi lasciare intimidire. Ha anche espresso il desiderio di rafforzare la collaborazione con l’università, portando studenti sardi in Israele per un’esperienza di scambio culturale.

Leggi l’intervista completa su Cagliari Today

Simcha Jacobovici, regista israeliano-canadese pluripremiato, ha svelato un’affascinante teoria che lega la Sardegna e il popolo ebraico. La sua curiosità è stata accesa dalle scuse della città di Alghero per l’espulsione degli ebrei nel 1492, evento che lo ha spinto a indagare su legami ben più antichi.

In un suo articolo per il World Jewish, Jacobovici ha ripreso le ipotesi del professor Adam Zertal dell’Università di Haifa, secondo cui il sito di El-Ahwat, in Israele, sarebbe stato un avamposto sardo nel XIII secolo a.C. Questa teoria si basa su un passo della Bibbia, nel libro dei Giudici, che descrive una guerra tra il generale Barak e il comandante cananeo Sisera. Secondo Zertal, Sisera era sardo e El-Ahwat la sua roccaforte.

Se confermata, questa teoria porterebbe il contatto tra sardi ed ebrei a 3.300 anni fa, un legame antichissimo che Jacobovici ha voluto portare alla luce.

Leggi la notizia completa su La Nuova Sardegna

Sapevi che la Sardegna ha un cuore ebraico? Dopo secoli di silenzio, la storia sta per essere riscritta. L’associazione Chenàbura lancia una campagna di raccolta fondi per realizzare un sogno: un Centro di Cultura Ebraica nel cuore di Cagliari, nel quartiere storico di Castello.

Immagina un luogo dove la memoria incontra il futuro, dove le antiche tradizioni si fondono con la modernità. Un luogo di incontro, di studio, di preghiera, aperto a tutti coloro che vogliono scoprire le radici ebraiche della Sardegna.

Con il tuo aiuto, potremo:

  • Creare una biblioteca e un archivio di documenti storici.
  • Organizzare eventi culturali, mostre e proiezioni cinematografiche.
  • Promuovere la conoscenza della cultura ebraica nelle scuole e nelle università.
  • Sostenere la rinascita di una comunità ebraica a Cagliari.
  • Combattere l’antisemitismo e costruire ponti di dialogo.

Il nostro programma per il 2024/2025 è ricco di iniziative: dalla Giornata della Memoria al Festival del Cinema del Mediterraneo orientale, dai tour guidati nelle antiche Giuderie alle celebrazioni delle festività ebraiche.

Ma non ci fermiamo qui! Vogliamo creare una Camera di Commercio Sardegna-Israele, organizzare corsi di ebraico, gemellaggi tra comuni e istituti di ricerca, e molto altro ancora.

Il tuo contributo è fondamentale per realizzare questo progetto ambizioso. Insieme, possiamo far rivivere la memoria di una comunità millenaria e costruire un futuro di dialogo e comprensione.

Unisciti a noi in questa avventura! Ogni donazione, grande o piccola, è un passo verso la realizzazione del nostro sogno.

Più informazioni su Buonacausa.org

Il libro “La cucina marrana in Sardegna”, scritto da Alessandra Addari, Mario Carboni, Camilla Massa e Amleto Elia, si propone, a partire dai principali piatti sardi, di ritrovare quelle radici ebraiche che si nascondono nella loro misteriosa genesi.

Dopo una breve introduzione sulla storia degli ebrei in Sardegna, si accenna alla storia della cucina nel basso Medioevo, consultabile negli archivi di Stato, grazie all’opera di  Gabriella Olla Repetto e Carla Ferrante. Infine il libro si dedica alle somiglianze tra i nostri piatti e quelli della tradizione ebraica. Tra le interessanti ricette proposte nel piccolo ricettario incluso nel libro, quella de su pane ‘e saba.

PANE MARRANU CUN SABA DE CANNONAU

Non molti sanno che in Sardegna su pane ‘e saba ha origine ebraica o meglio marrana, cioè degli ebrei convertiti a forza.
Era il pane che i marrani preparavano di nascosto per la sera del Venerdì, in sardo Chenàbura, per poter dissimulare durante la cena dello Shabbath e durante il Sabato lo spezzare e distribuire fra i presenti il pane con il sale assieme alla benedizione del vino.
Siccome non era possibile avere il vino Kasher come prima della cacciata del 1492 quando s’importava o si produceva nella Comunità, nei primi tempi si rendeva puro il vino prodotto da non ebrei riscaldandolo quasi a bollitura e raffreddandolo per poterlo poi bere.
In seguito fu più comodo produrre lo sciroppo di mosto chiamato saba che ritenevano potesse essere vino yayin mevushal e quindi Kasher.
Si trattava di un pane di festa in sostituzione della Challah tradizionale a forma di treccia , non più chiaro anche se di semola di grano duro e divenuto scuro per il colore della saba.
Il pane era arricchito di spezie e di mandorle, nocciole, pistacchi macinati e frutta candita, a volte i più temerari imprimevano una Menorah con una pintadera ma era molto pericoloso perché poteva venir a conoscenza anche per una spiata dall’Inquisizione sempre in cerca di Marrani da perseguitare e per così poco si rischiava il rogo destinato agli apostati.
Col trascorrere dei secoli e con l’integrazione dei Marrani con i sardi, questo pane si trasformò in una sorta di dolce, come oggi lo conosciamo, molto ricco di frutta secca, canditi ed altro e con una proporzione molto alta di saba rispetto alla farina tanto da impedirne la fermentazione e quindi non più spugnoso e ormai abbastanza duro tanto da richiedere una certa forza per tagliarlo col coltello.
Dopo un paio di prove sono riuscito a produrre un vero pane alla saba, con le giuste proporzioni, come era in passato su pane marranu.

Dosi:
500gr di semola rimacinata di  grano duro
300 gr di saba di cannonau
100 gr di acqua
2 cucchiai di olio evo Kasher ogliastrino
1 cucchiaio di zucchero di canna
70 gr di granella di mandorle, nocciole e pistacchio
20 gr di lievito in polvere per pane
Il tutto lavorato sino a cottura dalla mia fedele macchina per il pane in posizione ben cotto.

Il risultato è stato eccellente e malgrado abbia scelto di non aggiungere spezie il profumo ha invaso la casa e il sapore e la consistenza mi hanno soddisfatto.
La prossima volta proverò con 50 gr di acqua in più nella speranza che venga leggermente più spugnoso.

Il nome Sinnai, un piccolo comune sardo, racchiude in sé un mistero affascinante, un enigma che ha incuriosito storici e linguisti per secoli. Tra le diverse teorie sull’origine del toponimo, una delle più suggestive e intriganti è quella che lo lega a una comunità ebraica deportata in Sardegna circa duemila anni fa.

La Teoria del Monte Sinai

Secondo questa ipotesi, un gruppo di ebrei, trasferiti in Sardegna durante il regno dell’imperatore Tiberio, avrebbe trovato rifugio nelle zone oggi occupate dai comuni di Sinnai e Maracalagonis. Colpiti dalla somiglianza tra le montagne del Serpeddì e il Monte Sinai, luogo sacro della loro fede, avrebbero battezzato la nuova terra con il nome della loro montagna.

Questa suggestiva somiglianza tra il paesaggio sardo e quello mediorientale è supportata anche da altre corrispondenze geologiche, come il massiccio di granito di Mont’e Xena (o Monte Genis), che conserva toponimi evocativi come “Matt’e Abramu”, “Bruncu Adamu” e “Bruncu Salamu”.

Altre Teorie e Influenze

Oltre alla teoria del Monte Sinai, esistono altre affascinanti ipotesi sull’origine del nome Sinnai. Una di queste lo lega a una pratica antica di marchiare il bestiame, derivandolo dal verbo sardo “sinnāi”, che significa “segnare”.

Un’altra teoria, avanzata dall’archeologo Giovanni Spano, suggerisce che il nome possa derivare dalla radice “SCIN”, comune in località situate vicino a dirupi o formazioni rocciose, o dal termine fenicio “SINA”, che significa “rovo” o “arbusto”.

Infine, la radice “Sin” appare frequentemente in tutta la Sardegna, spesso a indicare aree di confine o zone particolarmente impervie.

Un Mosaico di Culture e Tradizioni

La pluralità di queste teorie riflette la ricchezza storica e culturale della Sardegna, un’isola in cui tradizioni antiche e influenze esterne si sono intrecciate nel corso dei secoli, lasciando tracce indelebili nei toponimi e nelle storie locali.

Il nome Sinnai, è un esempio di come la storia e la cultura di un luogo possano essere stratificate e complesse, un mosaico di influenze che ci invita a esplorare il passato per comprendere meglio il presente.

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La storia di Dimitar Peshev è un potente esempio di come un singolo individuo possa fare la differenza, cambiando il corso della storia. La sua vita, segnata da un atto di straordinario coraggio, ci insegna che anche in tempi oscuri, la luce della giustizia può brillare.

Peshev, un avvocato di successo proveniente da una famiglia aristocratica, era una figura di spicco nella politica bulgara. Affascinato dagli ideali totalitari che imperversavano in Europa nel XX secolo, ricoprì importanti cariche, tra cui quella di Ministro della Giustizia e Vicepresidente del Parlamento.

Nel marzo del 1943, un incontro casuale con un vecchio compagno di scuola ebreo cambiò radicalmente la sua vita. L’amico, disperato, gli rivelò un accordo segreto tra il governo bulgaro e i nazisti per la deportazione di tutta la comunità ebraica bulgara verso i campi di sterminio.

Peshev, a differenza di molti altri, comprese la gravità della situazione e decise di agire. Radunò un gruppo di deputati e si recò immediatamente dal Ministro dell’Interno, costringendolo a sospendere l’ordine di deportazione. Non contento, presentò una dura lettera di protesta in Parlamento, sostenendo che solo salvando gli ebrei, la Bulgaria avrebbe salvato il proprio onore.

La sua azione suscitò una forte reazione da parte di altri politici, intellettuali e membri della chiesa ortodossa. Tuttavia, la pressione esercitata da Peshev e dai suoi sostenitori costrinse il governo e il re a fare marcia indietro, salvando la comunità ebraica dalla deportazione.

Peshev pagò caro il suo gesto. Perse la carica di Vicepresidente del Parlamento e rischiò di essere consegnato ai tedeschi. Dopo l’occupazione della Bulgaria da parte dell’Armata Rossa, fu processato dal nuovo regime comunista e condannato a 15 anni di carcere, nonostante le testimonianze degli ebrei che aveva salvato.

Morì in solitudine, senza mai rinnegare il suo gesto. La sua storia, rimasta a lungo nell’ombra, fu riportata alla luce grazie allo studioso Gabriele Nissim, che incontrò casualmente un sopravvissuto ebreo bulgaro durante una ricerca all’Archivio di Yad Vashem a Gerusalemme, e decise di raccontare la vita di Peshev nel libro “L’uomo che fermò Hitler. La storia di Dimitar Peshev, che salvò gli ebrei di una nazione intera”.

La storia di Dimitar Peshev è un esempio di coraggio e umanità in un’epoca buia. La sua azione dimostra che anche un singolo individuo può fare la differenza, scegliendo di schierarsi dalla parte della giustizia.

Due mesi di incontri iniziati il 12 novembre del 2024 per raccontare a tutto tondo la cultura e la storia del popolo ebraico, con interventi di docenti universitari, studiosi di testi antichi, giuristi.
Un ricco calendario con uno spazio dedicato al cinema, ad una mostra in ricordo degli ottanta anni della deportazione degli ebrei di Rodi e al sardo Girolamo Sotgiu, alle celebrazioni del calendario festivo.
Ogni martedì un appuntamento con la cultura che ha permesso ai tanti appassionati di entrare nel profondo di costumi e usanze del popolo ebraico, con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a contribuire alla lotta all’antisemitismo.
Una storia quella del popolo ebraico caratterizzata da continue persecuzioni, un capro espiatorio buono per tutti i periodi storici nei quali le crisi economiche unite a quelle dei valori hanno portato alla caccia di un nemico comune, cui attribuire i mali che affliggevano la società. Lotta all’antisemitismo, ma anche ricerca dei valori giudaico cristiani che accomunano gli europei e del grande contributo che questi hanno dato al progresso e alla civilizzazione, questi gli obiettivi della stagione culturale di Chenàbura.
Nell’immagine sotto la foto scattata durante una lezione tenuta dalla docente universitaria Nicoletta Bazzano “Gli ebrei in Europa: dalla peste nera al Rinascimento”.

 

Lunedì 7 ottobre 2024, l’associazione Chenàbura Sardos pro-Israele invita a una serata di riflessione e memoria presso la propria sede in Via Lamarmora 88, Cagliari. L’evento, gratuito e su prenotazione, avrà inizio alle ore 18:00 con i saluti del Presidente Mario Carboni.

A seguire, verrà proiettato il docufilm “#Nova – Yes studio 2024”, un’opera che racconta con realismo e pudore la tragica strage di Hamas al Nova Festival, attraverso i video delle vittime e dei carnefici.

La serata proseguirà con un collegamento in diretta da Tel Aviv con il giornalista e scrittore Micheal Sfaradi, e con la testimonianza del direttore Bruno Spinazzola, che ripercorrerà gli eventi del 7 ottobre attraverso immagini inedite e significative.

Dopo una discussione aperta, la serata si concluderà con la preghiera del Kaddish in memoria delle vittime.

Un’occasione per ricordare, riflettere e testimoniare la solidarietà verso le vittime di questa tragedia.

Nel settembre del 2024 una delegazione dell’associazione Chenàbura si è recata in Israele per realizzare un documentario sul 7 ottobre e racconta:
“Un colpo al cuore. Visitare il Kibbutz Be’eri è stata un’esperienza dolorosa, chi non vede con i propri occhi ciò di cui sono stati capaci i terroristi di Hamas non può rendersi conto della gravità, dell’inumanità, del sadismo di quell’aggressione. 101 le persone uccise, alcune bruciate vive, bambini e donne, anziani e anziane. E da questo posto pacifico e pacifista sono stati prelevati 32 ostaggi portati poi a Gaza. Natasha, la nostra guida, è di origini Sud Africane. E’ venuta qui per una scelta di vita tanti anni fa. Amava il sistema di condivisione – qui nulla è privato- case tutte uguali, qualcuna un po’ più grande per chi ha famiglia numerosa, la scuola per i bambini, il centro di socializzazione, la mensa dove si mangia insieme. Una comunità agricola che coltiva la terra circostante e tanti erano i palestinesi che lavoravano al suo interno, cordiali i rapporti con i residenti con i quali dividevano le fatiche di una vita dedita all’agricoltura.
Una speranza di pace spazzata via il 7 ottobre. Negli occhi di Natasha tutta la disperazione e la desolazione di aver perso soprattutto la speranza di un’umanità gentile e capace di superare le diversità. Abbiamo visto case bruciate, i buchi nei muri delle mitragliatrici, le tracce di sangue ancora visibili nei mobili o dietro qualche angolo della casa riparo inutile nella maggior parte dei casi. E le tante foto di bambini innocenti, massacrati per il solo fatto di essere ebrei”.

Finalmente tradotto in italiano un libro che ha illuminato la fantasia di tanti archeologi sardi. Adam Zertal, noto archeologo israeliano, ferito, ma non domo nella guerra dei sei giorni era molto legato alla Sardegna e soprattutto ai suoi nuraghe.
Famoso per i suoi studi biblici aveva ritrovato negli scavi effettuati in Israele riscontri di alcuni racconti riportati nei testi sacri. Tra questi vi era quello della giudicessa Deborah che uccise un condottiero straniero, permettendo alle tribù israelite di avere la meglio sui loro nemici.
Secondo l’archeologo ad Al Awat, una zona archeologica della Samaria, il popolo degli Shardana avrebbe costruito alcuni nuraghe e per questo cominciò a cercare con viaggi ripetuti tra Israele e la Sardegna i legami tra il popolo degli Shardana e gli israeliti. Ricerche a cui hanno collaborato Giovanni Ugas dell’Università degli studi di Cagliari e alcuni studenti con una delegazione che partì in Samaria a coadiuvare gli scavi. Di tutto questo si è parlato in un convegno tenutosi a Cagliari nell’ottobre del 2023 qualche giorno dopo il terribile massacro del 7 ottobre 2023. Nonostante questo gli ospiti che sarebbero dovuti intervenire in presenza parteciparono agli studi da remoto.
Quest’anno per via dell’interesse suscitato dall’argomento l’associazione Chenàbura ha pensato di tradurre il libro scritto da Adam Zertal prima della sua morte, avvenuta nel 2021, “The Sisera’s secret”.

Il libro “La Cucina Ebraica in Sardegna. L’eredità della Diaspora nella tradizione sarda”, scritto da Alessandra Addari, Mario Carboni, e Aymen Bichiou, ricerca, così come suggerito dal titolo, le tracce lasciate nella cucina tradizionale sarda dalla presenza ebraica sull’isola.

Qui di seguito, un estratto a cura di Alessandra Addari sulla bottarga.

La Bottarga
A cura di Alessandra Addari
La bottarga è una prelibatezza conosciuta in tutto il bacino del Mediterraneo. Anche nella comunità ebraiche.
Nell’isola probabilmente venne fatta conoscere dai commercianti fenicio punici che si erano insediati nel golfo dell’oristanese, a Tharros. Si tratta di uova di muggine, tonno, molta o pesce spada salate e lasciate essiccare almeno quattro o cinque mesi sotto un peso. Anticamente anche nell’isola venivano utilizzate soltanto dalle piccole comunità di pescatori e fino agli anni ‘70 non era un cibo diffuso in tutta l’isola.

Si trattava più che altro di un alimento che un tempo gli uomini di mare imbarcati e ai quali spettavano di diritto le interiora dei pesci, preparavano per affrontare i lunghi giorni trascorsi a pesca. Si tratta però di una preparazione antichissima, probabilmente arriva dagli arabi che con il nome battarikh, progressivamente diffusero il prodotto in tutto il Mediterraneo. Certo è che come sempre gli ebrei che facevano proprie alcune usanze dei luoghi in cui erano transitati, contribuirono a diffonderne l’uso.
Così per la bottarga di cui particolarmente gli ebrei di origine Nord Africana sono ghiotti.

Le prime notizie ufficiali del consumo di questo prodotto si hanno nel 1386 quando in un documento ufficiale si parla di una nave corsara catalano – aragonese che catturò un veliero in uscita dal porto di Oristano carico di “anguilla salada e bottarghe”.
In lingua sarda il termine utilizzato è butàriga che è evidentemente molto vicino per suono a quello arabo, battarik. Qualunque ne sia l’origine oggi la bottarga prodotta nell’isola in particolare a Alghero, Carloforte, Sant’Antioco, San Teodoro, Cabras, Porto Pino, Cagliari e Tortolì è considerata l’oro dei sardi. La si consuma come antipasto, tagliata a fettine e ammorbidita con olio extravergine su un letto di carciofi o addirittura inserita nei fichi freschi di stagione.
Rinomata è la pasta con la bottarga o anche il curioso abbinamento di cicoria e bottarga.

SPAGHETTI ALLA BOTTARGA
INGREDIENTI (per 4 persone):
400 gr spaghetti n. 5
2/3 teste d’aglio
1 scalogno piccolo
olio extravergine

La preparazione è abbastanza semplice, mentre l’acqua è in ebollizione versate gli spaghetti e in contemporanea fate soffriggere 2-3 cucchiai d’olio, l’aglio in camicia leggermente schiacciato con lo scalogno finemente tritato. Grattugiate la bottarga nella quantità
desiderata.
Quando gli spaghetti sono cotti scolateli, conservando un po’ di acqua di cottura, e trasferiteli direttamente nel tegame con l’olio.
Fate saltare qualche istante in modo che la pasta resti condita in modo omogeneo e cospargetela con la bottarga grattugiata. Mescolate velocemente, unendo un filo d’acqua di cottura per creare una sorta di crema e spegnete il fuoco, servite e a questo punto aggiungete in ogni piatto alcune scaglie di bottarga.

Il 15 settembre 2024 si è celebrata anche a Cagliari la Giornata Europea della Cultura Ebraica. “La famiglia ebraica europea tra valori tradizionali e adattamento alle esigenze della vita moderna” è stato il tema dell’anno che Chenàbura ha sviluppato attraverso una serie di eventi svolti nell’arco della giornata presso il MUCE.

All’interno della sede del Piccolo Museo sono stati proiettati per l’intera mattinata filmati dedicati alla vita familiare ebraica sia di quella nucleare che comunitaria, come quella dei Kibbutz. È stato inoltre approntato il tavolo delle cerimonie per poter far comprendere al pubblico uno dei riti più sentiti nella cultura ebraica, lo Shabbat, ovvero la cena del venerdì che precede la giornata di riposo del sabato.

Il programma ha incluso la visita guidata dall’esperta in storia dell’arte, Roberta Carboni, tra le vie e i luoghi dove visse la comunità ebraica cagliaritana fino al 1492, prima che l’Editto di Granada la costringesse alla fuga dall’isola.

Il pomeriggio è stato poi dedicato alle relazioni: il dottor Bruno Spinazzola ha parlato della famiglia Kibbutz; il dottor Daniele Zaccheddu delle regole giuridiche che disciplinano il matrimonio ebraico, base per la nascita della famiglia; il professor Gianluca Scroccu dell’ Università degli studi di Cagliari ha trattato invece la storia delle famiglie ebraiche devastate dalle persecuzioni; il professor Andrea Corsale, anche lui docente all’Università degli studi di Cagliari, ha continuato soffermandosi su un fatto storico raccontato nel libro “I diario di Eva Heyman”. A chiudere la serata, la dottoressa Alessandra Addari che ha riportato la discussione nella realtà attuale e sull’antisemitismo diffuso.

La Sardegna, rinomata per le sue spiagge incantevoli e i parchi naturali ricchi di biodiversità, offre molto più di una semplice vacanza balneare. Tra le sue meraviglie, si cela un passato ebraico affascinante, con tracce che risalgono all’epoca romana.

Mentre Alghero conserva testimonianze della presenza ebraica medievale, grazie alla partecipazione di soldati ebrei alla conquista aragonese, è Sant’Antioco a custodire le vestigia più antiche. Questa piccola isola, situata nel sud della Sardegna, è un vero e proprio scrigno di storia.

Sant’Antioco è famosa per le sue catacombe, risalenti all’epoca romana. Tra queste, gli archeologi hanno scoperto catacombe con iscrizioni ebraiche, o meglio, in giudeo-latino, una lingua ormai estinta. Queste iscrizioni, che sembrano datare al IV o V secolo, rappresentano una testimonianza unica della presenza ebraica sull’isola in tempi antichi.

Le catacombe di Sant’Antioco, oggi accessibili ai visitatori, offrono un’immersione suggestiva nel passato. Passeggiando tra i cunicoli sotterranei, si possono ammirare le antiche iscrizioni, un ponte tra il presente e una comunità ebraica che ha vissuto qui secoli fa.

La scoperta di queste catacombe conferma l’importanza di Sant’Antioco come crocevia di culture nel Mediterraneo antico. L’isola, con la sua posizione strategica e la sua ricca storia, ha attirato popolazioni diverse, lasciando un’eredità culturale che continua a stupire e affascinare.

Oltre alle catacombe, Sant’Antioco offre ai visitatori paesaggi mozzafiato, spiagge incontaminate e tradizioni locali autentiche. Un viaggio in questa isola sarda è un’occasione per scoprire un lato meno conosciuto della Sardegna, un’isola che custodisce segreti millenari.

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Alghero, con il suo fascino catalano e le spiagge da sogno, nasconde un capitolo affascinante della storia ebraica in Sardegna. Nel cuore della città, tra vicoli lastricati e antiche mura, si respira ancora l’eco di una comunità che ha lasciato un segno indelebile.

La presenza ebraica ad Alghero risale al XIV secolo, quando la città fu conquistata da Pietro IV d’Aragona. Soldati, mercanti e artigiani ebrei si stabilirono qui, portando con sé tradizioni e competenze che arricchirono la vita cittadina. Nel 1381, fu costruita una sinagoga, seguita quattro anni dopo da un cimitero ebraico, testimonianze tangibili di una comunità in crescita.

Gli ebrei di Alghero contribuirono attivamente allo sviluppo economico della città, finanziando opere pubbliche e partecipando al commercio marittimo. Le loro abilità artigianali e commerciali erano apprezzate, e le buone relazioni con la corona d’Aragona garantirono loro una relativa tranquillità.

Tuttavia, la situazione cambiò drasticamente alla fine del XV secolo, con l’avvento dell’Inquisizione. Nel 1492, l’editto di espulsione costrinse gli ebrei di Alghero a lasciare la città, disperdendosi verso altre destinazioni. Alcuni scelsero la conversione per rimanere, ma la comunità ebraica di Alghero cessò di esistere.

La memoria di questa comunità è stata riscoperta solo di recente. Nel 2013, il sindaco di Alghero ha espresso pubblicamente le sue scuse alla comunità ebraica per le ingiustizie subite durante l’Inquisizione. In quell’occasione, è stata inaugurata la “Plaça de la Juharia”, una piazza che ricorda l’antico quartiere ebraico e la sinagoga scomparsa.

Oggi, passeggiando per i vicoli di Alghero, è possibile immaginare la vita di questa comunità, tra le case in pietra e i negozi che un tempo animavano il quartiere ebraico. Le tracce del passato riemergono tra le pietre, invitando a riflettere sulla ricchezza e la complessità della storia di questa città.

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La Sardegna, spesso identificata con la scintillante Costa Smeralda, cela un patrimonio storico e naturale che merita di essere scoperto. Oltre alle spiagge da sogno e ai resort di lusso, l’isola custodisce antiche città, tradizioni millenarie e un passato ebraico sorprendentemente ricco.

A Cagliari, la capitale, le tracce di una comunità ebraica fiorente si intrecciano con la storia della città. Passeggiando per le vie del centro, si incontra il “Ghetto degli Ebrei”, un quartiere che testimonia la presenza ebraica dal XIII al XV secolo. La Basilica di Santa Croce, un tempo sinagoga, è un altro luogo di interesse storico.

Il Castello, la cittadella medievale che domina la città, offre una vista panoramica mozzafiato. Tra le sue mura, si respira un’atmosfera antica, ma viva, grazie alla presenza dell’università e delle abitazioni private. Le torri pisane, come la Torre dell’Elefante, narrano storie di prigionia e di dominazione spagnola. La Cattedrale di Santa Maria, con la sua architettura stratificata, è un esempio affascinante delle diverse epoche storiche.

A breve distanza da Cagliari, sorge Nora, un’antica città fenicia e romana. Le rovine, in parte sommerse, svelano mosaici ben conservati, terme e un piccolo teatro. Un tour di snorkeling permette di esplorare la città sommersa, mentre la vicina spiaggia offre un momento di relax.

Lontano dalla costa, l’entroterra sardo rivela paesaggi selvaggi e tradizioni autentiche. Un’escursione sul Monte Santo di Pula, a bordo di un fuoristrada, conduce a un altopiano dove il tempo sembra essersi fermato. Qui, si incontrano pastori che producono il pecorino secondo metodi antichi, un’esperienza sensoriale indimenticabile.

La Sardegna autentica è un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, un’esperienza che va oltre i cliché turistici, alla scoperta di un’isola ricca di storia, natura e tradizioni.

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La Sardegna, un’isola rinomata per la sua bellezza ultraterrena, seconda solo alla Sicilia per dimensioni nel Mediterraneo, ha attirato nel corso dei secoli numerose ondate di invasori. Fenici, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, le città-stato italiane di Pisa e Genova, e il Regno spagnolo d’Aragona si sono succeduti nel dominio dell’isola. Anche Garibaldi, affascinato dalla sua bellezza, scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Caprera, in Sardegna.

Nonostante sia famosa per le sue spiagge e i resort di lusso, la Sardegna custodisce gelosamente i suoi antichi segreti. Tuttavia, per i pellegrini della storia ebraica, questi segreti si rivelano, una storia alla volta.

L’Inizio della Storia Ebraica Sarda

Le prime testimonianze sugli ebrei in Sardegna provengono da Flavio Giuseppe, uno studioso romano-ebraico del I secolo. Egli registrò che nel 19 d.C., quattromila ebrei furono deportati a Roma in Sardegna dall’imperatore Tiberio. Nonostante l’imperatore sperasse che gli ebrei perissero sull’isola, i loro numerosi discendenti costruirono una vita prospera, diventando indispensabili per i governanti dell’isola nel commercio, nella finanza, nel prestito di denaro, nell’artigianato e nella medicina.

Durante il dominio aragonese, gli ebrei di Alghero erano esenti dal pagamento dei dazi doganali e potevano persino esporre lo stemma reale sulla sinagoga. Oltre ad Alghero, fiorenti comunità esistevano in altre città sarde, come Sinai, Nora e Cagliari.

Tracce del Passato Ebraico

La Sardegna è uno dei pochi luoghi in Italia con catacombe contenenti iscrizioni ebraiche scritte in “ebraico-latino”. Anche la lingua sarda conserva tracce di una presenza ebraica, con parole come “caputanni” per settembre, una traduzione letterale di Rosh Hashanah.

A Cagliari, nel quartiere Il Castello, l’antico Ghetto degli Ebrei è una meta per i pellegrini della storia ebraica. La chiesa di Santa Croce, costruita sulla struttura della sinagoga principale, e il “Centro Comunale d’Arte e Cultura il Ghetto”, un’ex caserma militare, testimoniano la presenza ebraica.

Nora e l’Alfabeto Fenicio

Nora, una città antica fondata nell’XI secolo a.C., è legata alla storia ebraica attraverso la Stele di Nora, un’iscrizione del IX secolo a.C. considerata il primo alfabeto. I Fenici, un popolo semitico che parlava una lingua simile all’ebraico, colonizzarono la Sardegna, attratti dalla sua posizione strategica e dalle risorse minerarie.

La rinascita della Comunità Ebraica

Dopo l’istituzione dello stato italiano unificato nel 1880, alcune famiglie ebraiche sarde tornarono sull’isola, ma la maggior parte dei loro discendenti fu uccisa durante l’Olocausto. Oggi, nonostante la presenza di pochi ebrei e l’assenza di una comunità ebraica formale, un numero crescente di persone riscopre le proprie radici ebraiche.

Nel 2013, una piazza di Alghero è stata rinominata “Plaça de la Juharia”, e la Sardegna si impegna a preservare la memoria della sua storia ebraica. Rabbi Barbara Aiello, la prima rabbina riformata in Italia, ha officiato numerose conversioni, Bar Mitzvah e matrimoni per i discendenti degli Anousim, coloro che furono costretti a rinunciare alla loro identità ebraica.

Un futuro di tolleranza

In un contesto europeo segnato dall’antisemitismo, la Sardegna e la Sicilia rappresentano un capitolo di speranza. La distruzione delle sinagoghe non ha spento lo spirito ebraico, e la riscoperta delle radici ebraiche è una testimonianza di resilienza e identità.

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“Gli ebrei tornano in Sardegna. In fondo, non dovrebbe essere una notizia così rilevante per un’isola: ci siamo stati e ce ne siamo andati più volte nel corso della storia. Ma dopo una storia movimentata che risale a migliaia di anni fa, che include esilio, espulsione e decimazione, una comunità sta lentamente ricominciando a formarsi su queste coste.” Caron Bluestone racconta così su Jewish News la sua esperienza di viaggio sulla nostra isola.

Questa è la mia quinta volta su questa meravigliosa isola, che vanta 2.000 km di costa eccezionale, e ogni visita è diversa man mano che la nostra famiglia cresce. Gli italiani amano i bambini e si prendono cura di loro. La Sardegna è quasi un paradiso tropicale ed è a sole due ore di volo da Londra Luton con easyJet.

I primi ebrei arrivarono qui più di due millenni fa, essendo stati esiliati durante i tempi dell’Impero Romano, nell’anno 19 d.C. Non è rimasta molta storia ebraica tangibile oggi, anche se le influenze ebraiche permangono; la parola sarda per venerdì, cenabura, prende il suo significato dal latino cena pura – festa pura – o pasto di Shabbat e caputanni, che significa capo dell’anno, da Rosh Hashanah, è usato per indicare il mese di settembre.

Sant’Antioco, un’isola raggiungibile in traghetto o in auto dal sud della Sardegna, ospita probabilmente i reperti ebraici più interessanti. All’interno delle sue catacombe, i visitatori possono ancora vedere iscrizioni scritte in ebraico e latino in uno dei pochi luoghi in cui si possono trovare in Italia.

Nel 1325, quando la Sardegna passò sotto il dominio spagnolo, la vita divenne più piacevole per la comunità ebraica. Gli ebrei spagnoli iniziarono ad arrivare, così come famiglie da Marsiglia. Molti vivevano nella capitale, Cagliari, che un tempo ospitava una grande sinagoga. La comunità più grande era ad Alghero. Ma, proprio mentre la comunità iniziava a prosperare, la Spagna iniziò a perseguitare i suoi cittadini ebrei, prima rendendo illegale l’immigrazione sotto pena di morte e infine, nel 1492, con l’espulsione.

Molti andarono a Malta, in Grecia e in Calabria. Non tornarono fino al XIX secolo con le rivoluzioni negli stati italiani nel 1848 e l’emancipazione ebraica, solo per la comunità ad essere decimata ancora una volta dalla Shoah.

Oggi, la Sardegna è vista come un’isola di opulenza e lusso, e per i turisti ebrei, le cose non potrebbero andare meglio. Ci sono molte opzioni kosher disponibili e, sebbene non ci sia una sinagoga attiva, una nascente comunità ebraica ha iniziato a emergere.

Ci siamo diretti verso l’incontaminato nord-est al Delphina’s 4* Park Hotel Cala Di Lepre, situato a breve distanza con la navetta dell’hotel dal grazioso porto di Palau. I visitatori qui possono godere di suite a un piano, progettate per integrarsi perfettamente in uno splendido parco che presenta più flora e fauna di una riserva naturale e abbastanza bougainvillea da soddisfare il Chelsea Flower Show.

Eravamo a pochi passi dal mare calmo e turchese e dalla spiaggia privata, anche se ci sono anche tre piscine, tra cui un’area dedicata ai bambini, all’hotel. C’è anche un superbo club per bambini, aperto fino alle 23:00 tutti i giorni.

La nostra casa per la settimana era una bellissima suite con due camere da letto recentemente rinnovata, che offriva molto spazio per la nostra famiglia di quattro persone.

Un avvertimento: questo è decisamente un posto per i più attivi. La posizione dell’hotel su una collina ripida significa che le viste sono mozzafiato da quasi ogni punto di vista, ma preparatevi a smaltire quei sontuosi buffet!

I buongustai saranno molto felici qui. Scegliete l’opzione di mezza pensione, o se osate, la pensione completa e sarete accolti da buffet stracolmi di antipasti freschissimi di carne, pesce e vegetariani, oltre a opzioni senza glutine. Poi ci sono le opzioni di pasta, pizza e pesce come piatto principale e, se avete ancora spazio, dessert da far venire l’acquolina in bocca. E, per pasti extra-speciali, Le Terrazze offre un ristorante à la carte più intimo.

La nostra settimana in Sardegna è volata via, con mattinate trascorse in piscina e i ragazzi che si godono il calcio e il tiro con l’arco, e pomeriggi sulla spiaggia, guardando il mare cristallino, mentre tentavano di prendere pesci nei loro secchielli.

L’ultimo giorno, sono andata alla spa dell’hotel, una destinazione a sé stante completa di tre piscine, per un massaggio che mi ha fatto scivolare in uno stato di beatitudine.

Mentre la nostra vacanza giungeva al termine, abbiamo salutato la Sardegna ancora una volta, questa isola che offre un pezzo di paradiso. Senza dubbio torneremo.”

Leggi il racconto completo su Jewish News

Su Jewish Travel Agency, Sophia Kulich propone un itinerario di viaggio per riscoprire le radici ebraiche in Sardegna:

SULLE TRACCE DEGLI EBREI IN SARDEGNA

Esplora una delle isole più belle d’Europa! Le parole sembrano inadeguate per descrivere l’effettiva divinità dei paesaggi naturali della Sardegna. Qui, dove meravigliose scogliere incontrano acque placide e smeraldine e una flora ultraterrena ricopre pendii montuosi e letti di fiumi, ci troviamo in uno dei pochi luoghi in Europa ancora intatti e protetti dal tempo.
Scopriamo tutto questo in questo tour eccezionale!

Giorno 1: Arrivo a Cagliari e Scoperta della Juharia

  • Mattina:
    • Arrivo all’aeroporto di Cagliari e trasferimento in città.
    • Passeggiata nel quartiere di Castello e visita della Juharia, l’antico quartiere ebraico.
    • Visita della chiesa di Santa Croce, costruita sull’antica sinagoga.
    • Esplorazione dell’area impropriamente chiamata “ghetto ebraico” e analisi dell’arrivo degli ebrei in Sardegna.
  • Pomeriggio:
    • Visita di Nora, antica città costiera con le prime comunità ebraiche.
    • Incontro con la società culturale ebraica “Chenàbura-Sardos pro Israele” a Cagliari.
    • Racconti sulla comunità ebraica di Cagliari.
    • Pernottamento in hotel nel centro di Cagliari.

Giorno 2: Sant’Antioco e Carloforte: Catacombe e Tradizioni Liguri

  • Mattina:
    • Trasferimento a Sant’Antioco e visita delle catacombe, con sepolcri cristiani ed ebraici e iscrizioni in ebraico e latino.
  • Pomeriggio:
    • Trasferimento a Calasetta e traghetto per l’isola di San Pietro.
    • Visita di Carloforte, borgo ligure con stradine colorate e fortificazioni antiche.
    • Ritorno a Cagliari per cena e pernottamento.

Giorno 3: Giganti di Mont’e Prama e Tharros: Archeologia e Storia Antica

  • Mattina:
    • Esplorazione della penisola del Sinis e visita del museo dei Giganti di Mont’e Prama a Cabras.
  • Pomeriggio:
    • Visita del sito archeologico di Tharros, con testimonianze nuragiche, fenicie, cartaginesi, romane, bizantine e medievali e reperti ebraici.
    • Visita del singolare villaggio di San Salvatore.
    • Cena e pernottamento nella zona di Oristano.

Giorno 4: Fordongianus e Oristano: Terme Romane e Storia Medievale

  • Mattina:
    • Visita di Fordongianus, con terme romane, chiesa di San Lussorio e casa aragonese, e scoperta del centro ebraico con cimitero.
  • Pomeriggio:
    • Visita di Oristano, con torre di San Cristoforo, monumento di Eleonora d’Arborea, siti dell’antica sinagoga e Juharia, e museo Antiquarium Arborense.
    • Cena e pernottamento nella zona di Oristano.

Giorno 5: Bosa e Alghero: Borghi Pittoreschi e Influenze Catalane

  • Mattina:
    • Visita di Bosa, borgo colorato con case lungo il fiume Temo e testimonianze della comunità ebraica.
  • Pomeriggio:
    • Trasferimento ad Alghero, la “piccola Barcellona”, e visita dell’ex Juharia e della Torre degli Ebrei.
    • Pernottamento ad Alghero.

Giorno 6: Sassari e Porto Torres: Storia Ebraica e Archeologia Unica

  • Mattina:
    • Visita di Sassari e del suo centro storico, con il quartiere di San Nicola, l’antica Juharia.
    • Visita del sito archeologico di Monte d’Accoddi.
  • Pomeriggio:
    • Visita di Porto Torres, con ritrovamenti di iscrizioni ebraiche e un anello con menorah.
    • Pernottamento ad Alghero.

Giorno 7: Olbia e la Costa Nord-Orientale: Nuraghe e Origini Ebraiche

  • Mattina:
    • Visita del Nuraghe di Santu Antine a Torralba.
    • Trasferimento a Olbia e visita della Basilica di San Simplicio, con ipotesi sull’origine ebraica del nome “Gallura”.
  • Pomeriggio:
    • Tempo libero a Olbia.
    • Pernottamento nella zona di Olbia.

Giorno 8: Partenza da Cagliari

  • Mattina:
    • Trasferimento all’aeroporto di Cagliari e partenza.

Scopri il tour completo su Jewish Travel Agency 

Un breve estratto da uno scritto di Emilio Lussu per comprendere gli avvenimenti e le contraddizioni di oggi

In “Giustizia e libertà” n.38 30 novembre 1938 pag.3
“…La futura Repubblica Sarda sarà magnanime anche col re di Sardegna. Lo accolse l’isola, fuggiasco dall’invasione giacobina, lo accoglierà ancora una volta, profugo dal dominio ariano-italico. L’isola dell’Asinara gli sarà concessa in usufrutto fino all’ultimo dei suoi discendenti. E potrà tenervi corte, liberamente, a suo piacere. Ci sia concesso ora dare uno sguardo all’avvenire, sì ricco di promesse, in mezzo a tanti disastri presenti. Noi vediamo già gli ebreo-sardi dominare il Mediterraneo: una talassocrazia di scelta razza semitica, sui solchi delle vele fenice. Dopo Mosè, Giosuè e i Maccabei, gli ebrei non conobbero glorie militari.
Ma la Sardegna è una stirpe guerriera. Dalla fusione, scaturirà un popolo scientificamente audace, che non avrà nulla da invidiare ai figli di Romolo e ai granatieri di Pomerania. Sarà l’ora dei Vichinghi del Sud.
Sarà l’ora dell’arrembaggio. E verrà la resa dei conti. La razza ariana italica avrà parecchie gatte da pelare con noi.
Dalla Sardegna, partirà la crociata per la riconquista dell’Italia perduta.”

(n.d.r.)
L’estratto si riferisce a un lungo articolo pubblicato da Emilio Lussu non appena ebbe notizia delle leggi razziali fascisto-monarchiche e conferma quanto il sardismo sia sempre stato avverso ad ogni forma di antisemitismo e solidale col popolo ebraico. Inoltre i sardisti furono sempre favorevoli alla creazione di uno Stato ebraico nel territorio del Mandato di Palestina britannico perché in questo
processo vedevano come in uno specchio la realizzazione del principio di autodeterminazione dei popoli e quindi la prefigurazione di un analoga realizzazione per i popolo sardo. Emilio Lussu che è sempre stato parco di affermazioni indipendentiste, perché pur essendolo e prefigurando generalmente nel suo lessico l’obbiettivo dello Stato sardo Autonomo per motivi politici contingenti alla sua epoca di azione politica nel secondo dopoguerra, da federalista era impegnato in ciò che definiva separatismo ma sbagliando
clamorosamente, dato che questa sua posizione l’avrebbe allontanato dal cuore dei sardisti e lo portò dopo aver perso clamorosamente il Congresso di Cagliari all’abbandono del PSdAz per una scelta che si rivelò fallimentare da tutti i punti di vista che una analisi storico-politica seria dimostra ampiamente. Tuttavia, affrontando l’orrore delle leggi razziali innalza a gran voce, anche perché
Mussolini udisse, la bandiera della Repubblica sarda come luogo di rifugio e prosperità per gli ebrei che intanto pur ostacolati moltissimo dai britannici sceglievano di fuggire dall’Europa nazifascista e dall’ Unione sovietica stalinista e andare a salvarsi nella Palestina Mandataria.

Lo scritto di Lussu ha anche una parte profetica perché prevede la potenza militare del futuro Stato di Israele creata da un popolo considerato in passato come imbelle e inadatto alle armi.

Per concludere vorrei ricordare che i sardisti furono felicissimi della nascita dello Stato d’Israele e dal dopoguerra, in coincidenza anche con la nascita dell’Autonomia regionale sarda, furono sempre sionisti contrariamente all’area socialcomunista che cambiando repentinamente opinione su ordine di Stalin eseguito cinicamente e servilmente da Togliatti divenne, e lo è anche adesso malgrado qualche ipocrita affermazione diversa, contraria allo Stato d’Israele e supporto ideologico e pratico alla ventata di antisemitismo presente in Italia e alla propaganda antisemita/antisionista del terrorismo di Hamas e Iran.

 

Nel 2020, la Brigata Sassari ha assunto il comando del settore Ovest della missione Unifil, la forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano. La cerimonia di passaggio di consegne, svoltasi nella base di Shama, ha visto la Brigata Sassari subentrare ai Granatieri di Sardegna, sotto la supervisione del generale Stefano Del Col, capo missione e comandante di Unifil.

L’evento, a cui hanno partecipato l’ambasciatrice italiana in Libano e autorità locali, ha segnato l’inizio della seconda missione della Brigata Sassari in Libano, dopo il mandato del 2016. In un contesto politico, economico e sociale complesso, aggravato dall’emergenza sanitaria, la Brigata Sassari ha assunto la responsabilità di guidare un contingente di 3.800 “caschi blu” provenienti da 16 nazioni, di cui 1.000 italiani.

La missione di Unifil, basata sulla risoluzione 1701 dell’ONU, mira a monitorare la cessazione delle ostilità tra Israele e Libano, sostenere il governo libanese nel controllo del territorio e dei confini, e assistere la popolazione civile, contribuendo alla stabilità dell’area.

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In un momento di tensione internazionale, la Lega Giovani Sardegna ha voluto manifestare la propria vicinanza alla comunità ebraica di Cagliari. Andrea Piras, coordinatore regionale del movimento, insieme ai giovani leghisti, ha incontrato i rappresentanti dell’Associazione Chenabura per esprimere solidarietà e condannare i recenti attacchi a Israele.

Durante l’incontro, è stato sottolineato il silenzio di molti governi e organizzazioni internazionali di fronte all’escalation di violenza, e ribadito il diritto di Israele all’esistenza. Inoltre, è stato avviato un dialogo con il presidente dell’Associazione, Mario Carboni, per instaurare un rapporto di collaborazione.

La Lega Giovani Sardegna ha ribadito il proprio sostegno a Israele e la necessità di una convivenza pacifica tra i popoli, soprattutto in un territorio segnato da conflitti passati.

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Nel marzo 2023, il cinema sardo ha varcato i confini nazionali, arrivando fino in Israele. Grazie all’iniziativa “Visioni Sarde”, una selezione di cortometraggi isolani è stata resa disponibile online sul canale YouTube dell’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv, dal 29 marzo al 4 aprile.

L’evento, frutto della collaborazione tra l’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv, la Fondazione Sardegna Film Commission, la Cineteca di Bologna e l’Associazione “Visioni da Ichnussa”, ha avuto l’obiettivo di promuovere il cinema sardo all’estero e di far conoscere la ricchezza culturale dell’isola.

Il pubblico israeliano ha potuto apprezzare una varietà di opere, tra cui: “Il Pasquino” di Alessandra Atzori e Milena Tipaldo, un’animazione sulla storia della rivista satirica; “Il volo di Aquilino” di Davide Melis, un dialogo poetico tra un anziano intellettuale e un fenicottero; “Margherita” di Alice Murgia, un racconto di formazione adolescenziale; “Di notte c’erano le stelle” di Naked Panda, un episodio di fantascienza distopica; “L’uomo del mercato” di Paola Cireddu, una storia di riscatto sociale; “Marina, Marina!” di Sergio Scavio, un’istantanea di un amore giovanile; “L’ultima Habanera” di Carlo Costantino Licheri, un flashback storico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale; e “Un piano perfetto” di Roberto Achenza, una commedia sulla goffaggine di due aspiranti rapinatori.

Ogni cortometraggio è stato presentato con sottotitoli in inglese e un breve video introduttivo realizzato da Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission, e dai registi stessi.

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Nel 2023, la Regione Sardegna, in qualità di autorità di gestione del programma europeo Interreg NEXT MED, ha lanciato il concorso fotografico “Trova il Mediterraneo nella tua città”. L’iniziativa, nata per celebrare la Giornata del Mediterraneo, ha invitato giovani fotografi di età compresa tra i 18 e i 30 anni a catturare l’essenza della cultura, del patrimonio e della storia del Mediterraneo nelle città dei 15 paesi partecipanti: Algeria, Cipro, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Libano, Malta, Palestina, Portogallo, Spagna, Tunisia e Turchia.

I partecipanti hanno inviato le loro fotografie entro il 10 novembre, seguendo le istruzioni fornite sul sito web del programma. Le immagini, votate dal pubblico, hanno celebrato la diversità e la ricchezza del Mediterraneo, rivelando le sfumature uniche che si manifestano in ogni città.

I vincitori del concorso hanno avuto l’opportunità di presentare le loro opere durante un evento Interreg NEXT MED, con spese di viaggio e alloggio incluse. Il concorso, parte della più grande iniziativa multilaterale finanziata dall’Unione Europea nello spazio mediterraneo, ha promosso la cooperazione e la valorizzazione del patrimonio culturale condiviso.

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Il 25 aprile 2023, la cittadina di Luras è stata teatro di un evento sportivo dal forte valore simbolico: il torneo di calcio “Selis Social Goal”. L’iniziativa, nata da un’idea di Enea Selis e sostenuta dal main sponsor Le Coq Sportif, ha portato in campo bambini provenienti da contesti difficili, uniti dalla passione per il calcio.

Oltre alle squadre locali, come il Cagliari femminile, hanno partecipato al torneo una rappresentativa mista di bambini israeliani e palestinesi, e una squadra di giovani atleti ucraini, rifugiati in Lussemburgo a causa della guerra. Un messaggio di pace e inclusione, che ha visto il calcio come linguaggio universale capace di superare barriere e pregiudizi.

Il torneo, che ha fatto da apripista al 26° Torneo mondiale “Manlio Selis”, si è svolto in un clima di festa e condivisione, con sfilate, partite e premiazioni. Un’occasione per i bambini di giocare spensierati e per gli adulti di riflettere sull’importanza della pace e della solidarietà.

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Nell’agosto 2022, Sassari è stata il palcoscenico di un evento sportivo di portata internazionale: la Waterpolo Sardinia Cup. La città sarda ha ospitato le migliori nazionali di pallanuoto del mondo, sia maschili che femminili, per una settimana di gare emozionanti e spettacolari.

L’evento, organizzato dal Comitato FIN Sardegna, ha visto la partecipazione di atleti provenienti da otto nazioni: Italia, Spagna, Ungheria, Olanda, Grecia, Israele, Serbia e Croazia. Le nazionali femminili hanno aperto la competizione, seguite dalle blasonate squadre maschili, in un calendario ricco di appuntamenti e sfide avvincenti.

La Waterpolo Sardinia Cup è stata un’occasione unica per gli appassionati di pallanuoto, che hanno potuto ammirare da vicino i campioni di questo sport e assistere a partite di altissimo livello. L’evento ha rappresentato anche un’importante vetrina per la Sardegna, che ha dimostrato di essere una terra ospitale e appassionata di sport acquatici.

Leggi la notizia completa e l’intervista a Danilo Russu, presidente della FIN Sardegna su Sardegna Reporter

Il capolavoro di George Orwell e la sua Neolingua torna a risuonare con forza nel nostro presente. L’associazione Chenàbura Sardos pro Israele ha intrapreso un’iniziativa di grande rilevanza culturale, traducendo estratti del celebre romanzo in diverse lingue: l’inglese originale, l’italiano, l’ucraino e il sardo.

L’obiettivo è quello di stimolare una riflessione critica sul linguaggio, uno strumento che può essere manipolato per controllare il pensiero e la percezione della realtà. Orwell immaginava un mondo distopico in cui una dittatura onnipotente imponeva una lingua artificiale, la Neolingua, per limitare la capacità di espressione e di pensiero dei cittadini.

Ma la Neolingua non è solo una finzione letteraria. Essa rappresenta un monito contro l’uso distorto del linguaggio, una pratica che ritroviamo nei regimi totalitari, nella propaganda politica e, sempre più spesso, nei media contemporanei.

L’iniziativa di Chenàbura vuole sensibilizzare il pubblico sui pericoli di un linguaggio manipolatorio, che può alterare la verità, diffondere disinformazione e incitare all’odio. Le traduzioni in diverse lingue, tra cui l’ucraino, assumono un significato particolare nel contesto attuale, segnato da conflitti e tensioni internazionali.

La scelta di includere il sardo, una lingua minoritaria, sottolinea l’importanza di preservare la diversità linguistica e culturale, un baluardo contro l’omologazione e il pensiero unico.

L’associazione Chenàbura invita tutti a riscoprire Orwell e a riflettere sul potere delle parole, per difendere la libertà di pensiero e di espressione in un mondo sempre più complesso e interconnesso.

Nel giugno 2022, la spiaggia dello Yacht Club L’Ancora di Stintino è stata teatro della 17° edizione del Torneo Internazionale di Beach Wrestling “Sardinia”, organizzato dalla Polisportiva Athlon Sassari. Atleti provenienti da diverse nazioni si sono sfidati in un contesto suggestivo, con il mare cristallino e l’Isola dell’Asinara a fare da cornice.

La competizione ha visto la Svizzera conquistare il gradino più alto del podio nella classifica a squadre, seguita da Israele, Gran Bretagna e Italia. Tra i risultati individuali, spiccano le vittorie degli svizzeri Thomas Epp (junior 60kg) e Tobias Portman (senior 80kg), e degli israeliani Nikita Goubarets (senior 90kg) e Lior Altshuler (senior 90+kg).

La giornata di gare è stata caratterizzata da un clima di grande sportività e agonismo, con atleti che hanno dato il massimo per conquistare la vittoria. L’evento si è concluso con la premiazione dei vincitori e l’annuncio dei training camp che si sono svolti nei giorni successivi.

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Nel maggio 2019, l’Auditorium del Conservatorio di Musica “G. Pierluigi da Palestrina” di Cagliari ha ospitato un evento musicale di grande rilievo: il recital del pianista israeliano Misha Dacić. L’artista, acclamato a livello internazionale, ha offerto al pubblico cagliaritano un programma affascinante, spaziando tra le musiche di Scarlatti, Schumann, Albeniz ed Enescu.

Misha Dacić, già noto per le sue esibizioni nei più prestigiosi palcoscenici del mondo, ha incantato il pubblico con la sua tecnica impeccabile e la sua profonda interpretazione. La sua performance ha rappresentato un’esperienza emozionante attraverso epoche e stili musicali diversi, confermando il talento e la versatilità di questo straordinario pianista.

La serata è stata un’occasione per apprezzare la bravura di Misha Dacić, che ha saputo conquistare il pubblico con la sua passione e la sua maestria.

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La Sardegna, isola al centro del Mediterraneo, ha ospitato comunità ebraiche fin dall’antichità, lasciando tracce indelebili nella sua storia e cultura.

Le Prime Testimonianze e l’Epoca Romana

Le prime testimonianze della presenza ebraica in Sardegna risalgono all’epoca romana, quando l’isola divenne un importante centro commerciale e culturale. La presenza di comunità ebraiche è documentata in diverse città, tra cui Cagliari, Sulci e Tharros.

Il Medioevo e la Convivenza Pacifica

Durante il Medioevo, la Sardegna visse un periodo di relativa tolleranza religiosa, con la convivenza pacifica tra ebrei, cristiani e musulmani. Le comunità ebraiche si integrarono nella società sarda, contribuendo allo sviluppo economico e culturale dell’isola.

L’Inquisizione Spagnola e l’Espulsione

L’arrivo degli spagnoli nel XV secolo segnò un punto di svolta nella storia degli ebrei in Sardegna. L’Inquisizione spagnola perseguitò le comunità ebraiche, culminando nell’editto di espulsione del 1492.

L’Epoca Moderna e le Leggi Razziali

Dopo l’espulsione, la presenza ebraica in Sardegna si ridusse drasticamente. Solo nel XIX secolo, con l’emancipazione degli ebrei in Europa, alcune famiglie ebraiche tornarono a stabilirsi sull’isola. Tuttavia, le leggi razziali del 1938 segnarono un nuovo periodo di persecuzione.

L’Eredità Culturale e la Memoria

Nonostante i periodi di persecuzione, la presenza ebraica in Sardegna ha lasciato un’eredità culturale significativa. Tracce linguistiche, usanze culinarie e toponimi testimoniano la profonda integrazione degli ebrei nella società sarda.

La storia degli ebrei in Sardegna è una storia di resilienza e di integrazione, di convivenza pacifica e di persecuzione. Una storia che merita di essere raccontata e ricordata, per comprendere appieno la ricchezza e la complessità della cultura sarda.

Per un approfondimento consulta l’articolo della Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea

Noa, la celebre cantante israeliana, ha un legame speciale con la Sardegna, un’isola che ama per la sua bellezza e la sua ricca tradizione musicale. Nel 2021, questo legame si è concretizzato nella collaborazione con il trombettista sardo Paolo Fresu per il brano “Due Cuori-Andimironnai”, una reinterpretazione di un’antica melodia sarda.

La canzone, composta da Andrea Granitzio, affonda le sue radici nell’Andimironnai, un canto tradizionale sardo, e fa parte di un progetto più ampio per valorizzare l’identità culturale della Sardegna. Noa, con la sua voce incantevole, ha arricchito il brano con una strofa in ebraico, creando un ponte tra culture diverse.

La carriera di Noa è costellata di successi, da “La vita è bella” alla collaborazione con Pino Daniele, e di riconoscimenti, come il premio “Artista per la Pace”. Il suo amore per la Sardegna si è manifestato anche in altre occasioni, come le esibizioni con Andrea Parodi ed Elena Ledda.

“Due Cuori-Andimironnai” è solo l’ultimo capitolo di una storia d’amore tra Noa e la Sardegna, un’isola che ha conquistato il suo cuore e la sua arte.

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Nel maggio 2022, il Teatro Lirico di Cagliari ha ospitato un evento musicale di grande prestigio: il concerto del pianista israeliano Tom Borrow. Il giovane artista, astro nascente del concertismo internazionale, ha offerto al pubblico cagliaritano un programma ricco e variegato, spaziando dalle atmosfere romantiche di Chopin alle sonorità più moderne di Janáček e Prokof’ev.

La serata si è aperta con la Sonata in mi bemolle minore per pianoforte “1.X.1905” di Leoš Janáček, un’opera intensa e appassionata. A seguire, Tom Borrow ha eseguito tre capolavori di Fryderyk Chopin: la Fantasia in fa minore op. 49, la Ballata n. 3 in La bemolle maggiore op. 47 e la Polacca-Fantasia in La bemolle maggiore op. 61. Il concerto si è concluso con la Sonata n. 6 in La maggiore op. 82 di Sergej Prokof’ev, un’opera complessa e virtuosistica.

La performance di Tom Borrow ha incantato il pubblico, che ha apprezzato la sua tecnica impeccabile e la sua sensibilità interpretativa. Un viaggio musicale emozionante, che ha confermato il talento di questo giovane pianista israeliano.

Nel febbraio del 2023, la Sardegna ha ospitato un evento di danza di risonanza internazionale: la Koresh Dance Company (USA) ha portato in scena “La Danse & Bolero”, uno spettacolo che ha affascinato il pubblico di Sassari e Cagliari.

Le coreografie di Ronen “Roni” Koresh, coreografo israeliano di fama mondiale, hanno dato vita a un dialogo tra arte e musica. “La Danse”, ispirata ai dipinti di Henri Matisse, ha portato sul palco un’esplosione di colori e movimenti, mentre “Bolero”, sulle note dell’omonima composizione di Maurice Ravel, ha trascinato il pubblico in un crescendo di energia e ritmo.

Gli spettacoli, tenutisi al Teatro Comunale di Sassari e al Teatro Massimo di Cagliari, hanno visto protagonisti i talentuosi ballerini Melissa Rector, Micah Geyer, Kevan Sullivan, Robert Tyler, Sarah Shaulis, Paige Devitt, Callie Hocter, Devon Larcher e Savanna Mitchell. La loro interpretazione ha reso omaggio alla versatilità e alla capacità della Koresh Dance Company di esplorare diverse sfaccettature della danza e della vita.

“La Danse & Bolero” ha rappresentato un momento di grande emozione per il pubblico sardo, che ha potuto apprezzare la bellezza e l’energia di questa compagnia, per la prima volta in Italia e in Sardegna.

Un connubio di passione, tradizione e innovazione: è la storia di Giulia Mura, imprenditrice ogliastrina che ha portato la sua azienda agricola Pelau a un traguardo importante: la prima produzione sarda di olio kosher.

Giulia, 40 anni e una laurea in giurisprudenza, ha ereditato dalla sua famiglia una preziosa eredità: terreni agricoli in Ogliastra, una delle zone più fertili della Sardegna, rinomata per la produzione di olio e vino. Con la sua visione imprenditoriale, ha deciso di valorizzare questa eredità, portando i prodotti della sua terra sui mercati internazionali.

L’azienda Pelau, già premiata con un Oscar Green per l’innovazione, si distingue per l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Giulia ha infatti investito in macchinari a basso impatto ambientale e ha avviato un progetto di recupero degli scarti del frantoio per la produzione di biomasse e biogas, in collaborazione con l’Università di Atene.

L’incontro con la cultura ebraica è avvenuto per caso, grazie a un rabbino che le ha proposto di produrre olio kosher. Giulia ha accettato la sfida, superando le difficoltà legate alle rigide regole della certificazione kosher.

La prima produzione di olio kosher è arrivata quest’anno, con la benedizione dell’autorità religiosa. Giulia è ora pronta a conquistare il mercato americano, portando nel mondo non solo un prodotto di eccellenza, ma anche l’immagine di una Sardegna produttiva e innovativa.

“Non è stato facile seguire tutte le indicazioni richieste per produrre un olio kosher”, racconta Giulia, “ma per me è stata soprattutto una fonte di crescita personale, che mi ha avvicinato a questa cultura millenaria”.

La storia di Giulia Mura è un esempio di come la passione per la propria terra, unita all’innovazione e all’apertura verso nuove culture, possa portare a risultati straordinari.

Carloforte si prepara a ospitare la ventesima edizione del Girotonno, la kermesse dedicata al tonno rosso del Mediterraneo, in programma dal 30 maggio al 2 giugno 2024. Come da tradizione, l’evento clou sarà la Tuna Competition, la gara gastronomica che vedrà sfidarsi sei nazioni a colpi di ricette creative e gustose.

Quest’anno, la competizione si arricchisce di un significato speciale, con il debutto di tre nazioni: Grecia, Israele e Palestina. Un’occasione per celebrare la diversità culturale e culinaria del Mediterraneo, e per promuovere il dialogo e la comprensione tra popoli.

A sfidarsi, chef provenienti da tutto il mondo:

  • Brasile: chef Tom, al secolo Jefferson Elias Ribeiro da Silva.
  • Giappone: Yamamoto Eiji.
  • Italia: campione in carica.
  • Grecia: Vasilis Papikinos e Skandalakis “Soti” Sotirios.
  • Israele: Tze’ela Rubinstein e Mauro Galati.
  • Palestina: Shady Hasbun e Samia Sowwan.

Un melting pot di culture e sapori, che renderà questa edizione del Girotonno un evento indimenticabile.

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Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari, si nasconde un pezzo di storia poco conosciuto: la “Juharia”, l’antico quartiere ebraico. Un luogo dove, tra il 1323 e il 1492, visse una comunità fiorente, prima di essere costretta all’esilio dall’editto di espulsione della corona spagnola.

Oggi, passeggiando tra i vicoli di Castello, è possibile ripercorrere le tracce di quella presenza: dalla sede dell’Associazione Chenàbura, che custodisce oggetti della tradizione ebraica, alla panoramica via Santa Croce, dove sorgeva l’antica sinagoga. Via de la Fontana, via de Orifanti e via Stretta raccontano di un quartiere vivace, con la sua fonte d’acqua, i suoi commerci e i suoi luoghi di culto.

La “Juharia” di Cagliari è solo un capitolo di una storia più ampia, che affonda le sue radici nell’antica Roma, quando l’imperatore Tiberio inviò in Sardegna quattromila ebrei. Una presenza che, tra alti e bassi, ha segnato la storia dell’isola, lasciando tracce ancora visibili tra le vie di Castello.

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Alghero conserva ancora oggi le tracce di un passato ebraico ricco e affascinante. La “juharia”, il quartiere ebraico, si estendeva dal bastione Myrador fino a Piazza Duomo, un labirinto di stradine pittoresche come il “Carrero dels hebreus”, abbellite da fiori e testimonianze di un’epoca lontana.

La Torre degli Ebrei, oggi dedicata ai caduti di guerra, ricorda il contributo della comunità ebraica alla difesa della città. Piazza Santa Croce, un tempo sede della sinagoga, racconta di un luogo di culto e di incontro, trasformato in chiesa dopo l’espulsione degli ebrei nel 1492.

La storia degli ebrei in Sardegna affonda le sue radici in tempi antichi, quando l’imperatore Tiberio inviò nell’isola quattromila ebrei romani. Una presenza che, tra alti e bassi, è durata secoli, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella storia di Alghero.

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Sassari, nel cuore del Medioevo, ospitava una vivace comunità ebraica, la “juharia”. Mercanti, artigiani, medici e insegnanti vivevano nel quartiere di San Nicola, vicino alle mura della città. Un gruppo ben integrato nel tessuto sociale ed economico, che nel 1492, con l’espulsione degli ebrei dalla Sardegna, fu costretto ad abbandonare l’isola.

La “juharia” aveva il suo cuore pulsante nella piazza della sinagoga, un luogo di incontro e di preghiera. Oggi, di quel quartiere e di quella comunità, rimangono tracce nel Museo nazionale Sanna, dove sono custoditi antichi reperti ebraici: lapidi, lucerne e sigilli, testimonianze di una presenza che ha segnato la storia di Sassari.

Ma la storia degli ebrei in Sardegna affonda le sue radici in tempi ancora più antichi, nel I secolo d.C., quando l’imperatore Tiberio inviò nell’isola quattromila ebrei romani. Una presenza che, tra alti e bassi, è durata secoli, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella storia della Sardegna.

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La Sardegna, terra di antiche tradizioni e crocevia di culture, custodisce un legame millenario con il mondo ebraico, testimoniato da tracce linguistiche e usanze culinarie che si tramandano di generazione in generazione. Mario Carboni, in un’appassionata riflessione, ci guida alla scoperta di questo legame, partendo dalla lingua sarda, un idioma neolatino unico, studiato in tutto il mondo per le sue peculiarità.

Tracce Linguistiche ebraiche in Sardegna

Il mese di settembre, “Cabudanni” in sardo, richiama il “Rosh Hashanah” ebraico, l’inizio dell’anno. Il venerdì, “Chenàbura”, evoca la “Coena pura”, la vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. E ancora, “Lampadas”, giugno, ricorda le lampade accese nel solstizio d’estate.

Queste tracce linguistiche, secondo il linguista Max Leopoldo Wagner, sarebbero state introdotte in Sardegna dagli ebrei del Nord Africa, durante il periodo in cui l’isola era sotto il dominio dell’Esarcato d’Africa o di Cartagine.

“Su Pane Purile”: L’Azzimo Sardo, un’Eredità Culturale

Ma è nella tradizione culinaria che il legame tra Sardegna ed ebraismo si manifesta con maggiore evidenza. “Su Pane Purile”, o “Cotzula Purile”, è il pane azzimo sardo, preparato senza lievito e consumato durante la Pasqua ebraica, il Pesach.

L’assonanza tra “Purile” e “Purim”, la festa ebraica che precede Pesach, testimonia l’influenza della cultura ebraica nella tradizione sarda.

Un’Usanza Antica, un Legame Vivo

La preparazione del “Pane Purile”, descritta da viaggiatori e scrittori come Padre Antonio Bresciani, rievoca le usanze bibliche, con la cottura del pane nella cenere calda o sui carboni.

Un’usanza che si è tramandata nel tempo, fino ai giorni nostri, quando alcune confraternite neocatecumenali cattoliche celebrano l’Eucaristia con pane azzimo, rievocando l’Ultima Cena di Gesù, ebreo praticante, che consumò pane azzimo durante il Seder pasquale.

Mario Carboni, con i suoi ricordi d’infanzia, ci riporta alle tradizioni familiari, quando “Su Pane Purile” veniva preparato con cura e passione, un gesto che univa le generazioni e custodiva un’eredità culturale millenaria.

Nel cuore del cimitero di San Michele a Cagliari, tra le lapidi di soldati inglesi, si nasconde una stella di David. È la tomba del soldato L. Joseph, un ebreo sudafricano caduto in Sardegna nel 1943. La sua storia è solo una delle tante che raccontano il coraggio dei soldati ebrei che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, un legame spesso dimenticato tra la Sardegna e la Resistenza ebraica.

L’articolo di Alessandro Matta per l’Unione Sarda ci porta in un viaggio nel tempo, alla scoperta di altre storie di eroi ebrei che hanno incrociato il loro destino con la Sardegna. Renzo Cavaglione, ad esempio, dopo aver combattuto con gli Alleati, lavorò a Cagliari per l’ufficio di propaganda. Renzo Coen, nipote di una professoressa ebrea espulsa da Sassari, si unì alla lotta partigiana in Val d’Ossola. Bruno Cevidalli, cagliaritano, combatté nella Resistenza e aiutò prigionieri inglesi e americani.

Queste storie ci ricordano che la Resistenza ebraica non è solo un capitolo della storia europea, ma ha toccato da vicino anche la nostra isola. Un legame che merita di essere riscoperto e celebrato.

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Il 3 aprile 2024 il Piccolo Museo ha organizzato una serata di riflessione sull’antisemitismo contemporaneo con la partecipazione di Fabrizio Cipriani, rabbino, musicista ed esperto di cultura ebraica. Cipriani, che è stato anche soggetto ad azioni antisemite a Genova e a Nizza, dove ha abitato, solo perché portava la sua kippah, ha analizzato la storia dell’antisemitismo partendo dai primi episodi storici risalenti al periodo dell’occupazione romana dei territori israeliti.

“Oggi – ha detto – si assiste ad una nuova ondata di antisemitismo che occorre combattere senza lasciarsi intimorire. Sono tornati a galla vecchi pregiudizi e beceri stereotipi che l’Europa dovrebbe avere la capacità di riconoscere”. Cipriani ha esortato dunque la piccola comunità sarda e i simpatizzanti del popolo ebraico a non avere paura e a rispondere con coraggio agli attacchi.

È possibile recuperare l’intervento del rabbino nel video qui sottostante.

 

Il 4 aprile 2024, il Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano ospiterà un evento importante: la presentazione del libro di Alessandro Matta, “Gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah”. Questo libro è il risultato di anni di ricerca e si propone di colmare una lacuna nella storia sarda, raccontando cosa successe alle poche famiglie ebree presenti sull’isola durante il periodo delle leggi razziali e della Shoah.

L’autore, Alessandro Matta, ha dedicato la sua vita allo studio della Shoah e della storia ebraica. In questo libro, ci conduce in un viaggio attraverso documenti d’archivio, testimonianze e storie di vita, per ricostruire un quadro completo di un periodo buio. Matta ci pone domande importanti: come reagirono i sardi alle leggi razziali? Quale fu il ruolo delle autorità? E come gli ebrei sopravvissuti contribuirono alla ricostruzione del dopoguerra?

Questo libro è un’occasione per riflettere sul passato, per non dimenticare le vittime della Shoah e per imparare dagli errori del passato.

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Nel marzo del 2022, la Sardegna ha fatto tappa a Tel Aviv, partecipando con successo all’International Mediterranean Tourism Market (IMTM). Dopo aver promosso le sue bellezze a Parigi al Salone del Turismo, l’isola ha puntato sul mercato israeliano, un bacino turistico di grande interesse.

Uno stand di 100 mq, allestito con cura, ha ospitato operatori turistici sardi e momenti di promozione enogastronomica, attirando l’attenzione di numerosi visitatori e di importanti figure istituzionali.

L’assessore regionale Gianni Chessa ha sottolineato l’importanza del mercato israeliano, che prima della pandemia rappresentava un’importante fonte di introiti per l’Italia. Ha inoltre ribadito l’impegno della Regione a promuovere la Sardegna a livello internazionale, valorizzando le sue risorse naturali, culturali e gastronomiche.

La partecipazione all’IMTM si è rivelata un’occasione preziosa per presentare l’offerta turistica sarda a un pubblico internazionale e per rafforzare i legami con il mercato israeliano.

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Il 26 marzo 2024, Cagliari diventa il punto di riferimento per la cooperazione europea nel Mediterraneo. L’aula Magna della Facoltà di Ingegneria ospiterà un evento informativo sul Programma Interreg NEXT MED, un’occasione imperdibile per scoprire le opportunità di finanziamento offerte dall’Unione Europea.

L’incontro, organizzato dall’Autorità di Gestione Interreg NEXT MED e dallo sportello Europe Direct “Regione Sardegna”, si rivolge a tutti gli attori del territorio sardo interessati a partecipare a progetti di collaborazione nel bacino del Mediterraneo. Un’opportunità per conoscere i programmi di cooperazione territoriale europea e, in particolare, il primo bando NEXT MED, con un finanziamento di 103 milioni di euro.

La Sardegna, in qualità di Autorità di Gestione, è al centro di questo programma, che coinvolge 15 Paesi del Mediterraneo: Algeria, Cipro, Egitto, Francia, Giordania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Malta, Palestina, Portogallo, Spagna, Tunisia, Turchia. L’obiettivo è promuovere uno sviluppo intelligente, sostenibile ed equo. Un’occasione per costruire ponti tra culture e territori, e per dare vita a progetti innovativi e di impatto.

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Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus, in uscita il 5 maggio per Catartica Edizioni, è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus, in uscita il 5 maggio per Catartica Edizioni, è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus, in uscita il 5 maggio per Catartica Edizioni, è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Nuove ricerche israeliane stanno riscrivendo la storia dei commerci tra la Sardegna e il Levante nell’Età del Bronzo, gettando luce su un’antica rotta commerciale che collegava queste due regioni.

Uno studio di Lipiński ha messo in discussione la tradizionale localizzazione della biblica Tarshish, suggerendo che si trovasse in Sardegna anziché nella penisola iberica. L’analisi di testi antichi, infatti, indica che Tarshish era un’isola situata all’estremo occidente, da cui proveniva l’argento che arrivava in Israele.

Un’altra ricerca, condotta da Christine M. Thompson e Sheldon Skaggs, ha analizzato reperti d’argento rinvenuti nel sud della Fenicia, scoprendo che la maggior parte di essi proveniva da miniere sarde. Questo risultato inaspettato ha portato gli studiosi a ipotizzare che i commerci fossero gestiti da qualcun altro, forse i Popoli del Mare, e in particolare gli Sherden/Sardi.

Un terzo studio sulla provenienza dei reperti di piombo nell’Est del Mediterraneo ha confermato queste conclusioni, rivelando che anche il piombo sardo circolava nei mercati del Levante già dalla Tarda Età del Bronzo. I reperti rinvenuti a Timna, Beth Sean e in diversi relitti testimoniano la presenza di piombo sardo in Medio Oriente, suggerendo che gli scambi fossero reciproci, con reperti di rame del Sinai trovati in Sardegna.

Questi studi israeliani stanno rivoluzionando la nostra comprensione dei commerci antichi, svelando un legame profondo e duraturo tra la Sardegna e il Levante.

Leggi la notizia completa su Nurnet

La Sardegna ha fatto centro a Tel Aviv, portando a casa importanti riconoscimenti al prestigioso concorso internazionale Terravino 2016. Il protagonista indiscusso è stato il Tìros di Siddùra, un vino rosso che ha conquistato la giuria e si è aggiudicato la medaglia d’oro, unico vino sardo a ottenere il massimo riconoscimento.

Il Tìros, nato con l’ambizione di competere con i migliori vini del mondo, ha dimostrato di essere all’altezza delle aspettative, superando la concorrenza di oltre 600 vini provenienti da 24 paesi diversi. La giuria, composta da esperti internazionali, ha riconosciuto la qualità e l’eccellenza di questo vino sardo, confermando il valore del progetto della Cantina Siddùra.

Ma non è finita qui. La Sardegna ha portato a casa anche due medaglie d’argento, conquistate dal Cannonau Fòla 2014 e dal Vermentino di Gallura Bèru, entrambi della Cantina Siddùra. Un successo che conferma l’eccellenza della produzione vinicola sarda e la sua capacità di competere a livello internazionale.

L’amministratore delegato di Siddùra, Massimo Ruggero, ha espresso grande soddisfazione per i risultati ottenuti, sottolineando l’importanza di vincere premi in un paese come Israele, con una produzione di vino di alto livello e un pubblico di intenditori.

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Una scoperta sensazionale dell’università di Haifa sta riscrivendo la storia, svelando un legame profondo e antichissimo tra la Sardegna e Israele. Lingotti di piombo, rinvenuti nel porto di Cesarea, portano infatti la firma inequivocabile della terra sarda, precisamente del Sulcis, e marchi cipro-minoici, rivelando un’epoca in cui le due terre erano unite da rotte commerciali e scambi culturali.

Questa scoperta straordinaria ci parla degli Shardana, un popolo di guerrieri del mare, che secondo molti studiosi erano i navigatori nuragici della Sardegna. I lingotti, risalenti all’epoca del faraone Ramses II, testimoniano la presenza sarda in Medio Oriente, un legame che affonda le sue radici in un passato lontano.

Ma le connessioni non si fermano qui. I nuraghi, simboli della civiltà sarda, trovano eco in costruzioni simili in Israele, a testimonianza di un popolo che non conosceva confini e che navigava attraverso il Mediterraneo. La scoperta dei lingotti di piombo non solo conferma la presenza degli Shardana in Israele, ma ci offre anche una nuova prospettiva sulla civiltà nuragica, un popolo di navigatori e commercianti che collegava la Sardegna al Medio Oriente.

Questa scoperta è un tassello fondamentale per comprendere le antiche connessioni tra la Sardegna e Israele, un legame che ci invita a riflettere sulla ricchezza e la complessità della storia del Mediterraneo.

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Hai mai pensato che la Sardegna e Israele potessero avere un legame più profondo di quanto immagini? Elio Moncelsi, artista e storico nuorese, ci svela una storia affascinante: quella di un’antica connessione tra sardi ed ebrei, un filo rosso che attraversa i secoli.

Dalle deportazioni romane all’editto del 1492, l’intervista di Moncelsi per La Nuova Sardegna ci porta in un viaggio nel tempo, alla scoperta di una Sardegna accogliente e rifugio per il popolo ebraico. Lo storico sardo ci racconta di comunità fiorenti, di cognomi condivisi, di una cultura che si è mescolata e arricchita nel cuore del Mediterraneo.

Ma non è solo storia: è un racconto di persone, di incontri, di un’affinità che va oltre i libri. Moncelsi ci parla di un legame che si sente, che si respira, che si legge nei volti e nelle tradizioni.

E se ti dicessi che anche tu, sardo, porti nel sangue un pezzetto di questa storia? Moncelsi ne è convinto: siamo tutti un po’ ebrei, eredi di un passato che ci unisce e ci rende unici.

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In “Eretici”, Leonardo Padura ci conduce in un viaggio avvincente che attraversa secoli e continenti, intrecciando le storie di una famiglia ebrea in fuga, un quadro perduto di Rembrandt e le indagini del suo iconico detective, Mario Conde.

Il romanzo, ambientato tra Cuba, Miami, New York e l’Amsterdam del XVII secolo, segue le tracce di Elías Kaminsky, un pittore newyorchese alla ricerca delle sue radici e di un mistero legato a un Rembrandt scomparso. Padura, in un’intervista rilasciata a La Nuova Sardegna, rivela che il libro nasce dal suo interesse per la storia degli ebrei cubani e dalla volontà di esplorare il tema della libertà individuale.

Uno degli episodi centrali del romanzo è la vicenda della nave Saint Louis, che nel 1939 trasportava rifugiati ebrei da Amburgo a L’Avana. Padura spiega che, nonostante la tradizione di tolleranza di Cuba, la nave fu respinta a causa di dinamiche economiche e pressioni politiche.

L’autore esplora anche il tema dell’identità, sottolineando come molti ebrei cubani, una volta emigrati negli Stati Uniti, abbiano riscoperto le loro radici religiose come forma di sopravvivenza e integrazione.

Un altro aspetto affascinante del romanzo è il legame tra la pittura di Rembrandt e la comunità ebraica di Amsterdam. Padura racconta come la vicinanza con gli ebrei abbia influenzato l’opera del pittore, portandolo a rappresentare l’umanità di Cristo in modo innovativo.

Infine, Padura riflette sul contesto storico in cui è ambientato il romanzo, il 2007, un periodo di transizione per Cuba, sottolineando come, nonostante i cambiamenti politici successivi, la società cubana stia ancora affrontando sfide significative.

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Nel pomeriggio del 22 settembre 2013, mentre l’isola era in fermento per la visita di Papa Francesco a Cagliari, ad Alghero si svolse un evento di portata storica: la riapertura della Porta a Mare, un varco murato da quasi tre secoli. Questo evento segnò un momento di riconciliazione con il passato ebraico della città, riportando alla luce un pezzo di storia dimenticata.

La cerimonia, che vide la partecipazione dell’allora ambasciatore d’Israele in Italia, Naor Gilon, e del suo predecessore Gideon Meir, rappresentò il culmine della “Settimana della Juharia”, una serie di eventi dedicati alla riscoperta del quartiere ebraico di Alghero.

La Porta a Mare, un tunnel che collega il porto con la piazza della Juharia, era stata chiusa nel 1728 per motivi di difesa. La sua riapertura non solo restituì alla città un antico passaggio, ma riaprì anche un dialogo con la storia ebraica di Alghero, una delle comunità più importanti della Sardegna nel XIV secolo.

L’evento fu anche l’occasione per un convegno di studi sulla presenza ebraica ad Alghero, che approfondì la storia di questa comunità e il suo impatto sulla città. Alghero, infatti, fu un importante centro ebraico, con una comunità economicamente potente che lasciò un segno indelebile nella storia locale.

La riapertura della Porta a Mare rappresentò un momento di grande significato simbolico, un ponte tra passato e presente, un modo per onorare la memoria di una comunità che ha contribuito a plasmare la storia di Alghero.

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Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Ti sei mai chiesto perché certi piatti sardi abbiano un sapore così…antico? La risposta potrebbe affondare le radici in una storia dimenticata, fatta di incontri, migrazioni e tradizioni nascoste. Un recente studio ha riportato alla luce l’influenza della cultura ebraica sulla gastronomia sarda, svelando come ricette secolari nascondano segreti e simbolismi legati a un popolo che ha lasciato un’impronta indelebile sull’isola.

L’articolo di Cagliari Pad ci guida alla scoperta di piatti come la “burrida” cagliaritana e il “pane purile“, testimonianze viventi di un incontro tra culture avvenuto secoli fa. A causa dell’editto di Granada, molti ebrei furono costretti a scegliere se lasciare la Sardegna o convertirsi al cristianesimo. Tanti tra i rimasti sull’isola continuarono però a tramandare le loro tradizioni culinarie in segreto, mescolandole con quelle locali.

L’associazione Chenàbura ha condotto una ricerca approfondita, svelando i segreti di queste pietanze e ricostruendo la storia di una comunità che ha lasciato un’impronta indelebile sull’isola. Un tour guidato nella “giuderia” di Cagliari ci permette di immergerci in questa storia, di immaginare la vita di queste persone e di assaporare i sapori di un passato ritrovato.

Questa ricerca è un invito a riscoprire le nostre radici e a riflettere su come il cibo possa essere un ponte tra culture e generazioni. Un’occasione per celebrare la diversità culturale e l’importanza della memoria storica, e per riscoprire il valore di tradizioni che rischiavano di essere dimenticate.

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Il 26 gennaio 2024, il Conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari ha ospitato una toccante cerimonia in occasione del Giorno della Shoah. Un momento di riflessione profonda, arricchito dal dialogo tra Ignazio Artizzu, Capo redattore di Rai3 Sardegna, e Bruno Spinazzola, vicepresidente dell’associazione Chenàbura Sardos pro Israele.

Il dialogo ha affrontato il tema della persistenza dell’antisemitismo, con Spinazzola che ha sottolineato come la Shoah non sia un evento relegato al passato, ma un trauma che continua a riverberarsi nel presente.

Spinazzola, rifugiato di seconda generazione, ha condiviso la storia della sua famiglia, segnata dall’espulsione dalla Tunisia negli anni ’50. Ha poi ricordato le due tragedie che hanno colpito il popolo ebraico nel XX secolo: la Shoah e l’espulsione degli ebrei dai paesi arabi.

Il massacro del 7 ottobre in Israele è stato un punto centrale della discussione. Spinazzola ha paragonato l’evento a una “mini-Shoah”, un trauma che ha rievocato le atrocità del passato. Ha poi evidenziato la differenza tra il massacro di civili e il combattimento tra eserciti, sottolineando la crudeltà e la natura indiscriminata dell’attacco di Hamas.

Artizzu ha introdotto il termine “Pogrom”, chiedendo a Spinazzola un’analisi degli eventi del 7 ottobre. Spinazzola ha ribadito la natura di massacro dell’attacco, distinguendolo dal conflitto in corso a Gaza.

La discussione si è spostata sull’importanza di riconoscere le nuove forme di antisemitismo e le ideologie genocidarie che si manifestano nel presente. Spinazzola ha messo in guardia contro l’illusione che la Shoah non possa ripetersi, sottolineando la necessità di “cambiare occhiali” per riconoscere le nuove minacce.

Il dialogo si è concluso con una riflessione sulla pace e sulla necessità di un cessate il fuoco, condizione preliminare per qualsiasi prospettiva di pace. Spinazzola ha condiviso le lezioni apprese dalla Shoah: la necessità di rimanere lucidi, di credere alle minacce, di riconoscere l’importanza della difesa e di affrontare le notizie difficili senza illusioni.

La cerimonia ha offerto un momento di riflessione profonda sulla memoria della Shoah e sulla sua rilevanza nel presente, un monito contro l’indifferenza e l’odio.

Il 27 gennaio 2024, il Piccolo Museo di Cultura Ebraica di Cagliari ha ospitato la presentazione del libro di Alessandro Matta, “Gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah”. Un’opera importante, che ricostruisce un capitolo doloroso della storia sarda, dalle leggi razziali del 1938 alla Shoah.

Il libro, edito da La Giuntina e frutto di una lunga ricerca, si interroga su cosa accadde alle poche famiglie ebree presenti in Sardegna durante quegli anni bui. Come reagirono i sardi? Quale fu il ruolo delle autorità? E come gli ebrei sopravvissuti contribuirono alla ricostruzione del dopoguerra?

Attraverso documenti d’archivio, testimonianze e storie di vita, Alessandro Matta ci restituisce un quadro vivido e commovente di un’epoca che non deve essere dimenticata. Un libro che è un monito contro l’odio e l’intolleranza, e un tributo alla memoria di chi ha sofferto.

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L’associazione Chenàbura Sardos Pro Israele celebra il Giorno della Memoria con una targa in ricordo del pogrom del 7 ottobre 2023 sferrato contro gli israeliani dai terroristi di Hamas.

La targa, la prima in Italia, verrà presentata il giorno 25 gennaio 2024 all’interno del Giardino dei Giusti di via Lamarmora, 88 alle ore 10:00.

Una targa in ricordo del terribile pogrom operato per mano di Hamas il 7 ottobre 2023.
Così l’associazione Sardos Pro Israele intende celebrare quest’anno la giornata della memoria.

La targa verrà scoperta il giorno 25 gennaio prossimo alle ore 10:00 nel Giardino dei Giusti tra le Nazioni sardi posto in via dei Genovesi 88.

Si intende ricordare le vittime del 7 ottobre, civili assassinati perché ebrei o amici di ebrei, solo perché si trovavano al di la di una frontiera, trucidati in modo efferato, uccisi dopo violenze inaudite comprese lo stupro e la mutilazione di ragazze, donne e bambine; padri massacrati davanti ai figli e figli davanti ai genitori, con centinaia di ostaggi, alcuni ancora prigionieri, compresi dei lattanti.

“Ci sembra il miglior modo per celebrare una giornata che serve a far riflettere sulla tragedia della Shoah e su come questa possa ripetersi” – afferma Mario Carboni presidente dell’Associazione Chenàbura Sardos pro Israele.

“La memoria della Shoah deve essere celebrata ricordando che l’antisemitismo non è finito con la chiusura dei campi di sterminio, ma purtroppo è ancora presente in Europa e nel mondo e si nasconde dietro l’antisionismo – prosegue – “negare una patria a chi è stato per millenni perseguitato, perché non vi era uno Stato legittimo a proteggerlo, equivale a dire che gli ebrei non hanno diritto di esistere come popolo” – ha infine concluso  Mario Carboni che con l’associazione Chenàbura Sardos Pro Israele in questi ultimi mesi trascorsi dal terribile attacco nel territorio israeliano da parte dei terroristi di Hamas e la recrudescenza dei fenomeni di antisemitismo, ha sempre cercato di riaffermare le ragioni di un popolo e il suo diritto alla difesa contro l’attacco armato e una propaganda che rivisita la storia a proprio uso e consumo, persino sulla Shoah.

Il calendario delle celebrazioni programmato dall’Associazione Chenabura Sardos Pro Israele,  inizierà la mattina di giovedì 25 gennaio 2024 a partire dalle ore 10:00 con l’inaugurazione della targa alla memoria dei 1500 civili inermi che in un solo giorno sono stati trucidati dalla furia dei terroristi il 7 ottobre 2023 e di quanti a costo della vita sono accorsi e hanno aiutato molti israeliani a salvarsi.

Proseguirà il giorno dopo 26 gennaio 2024 alle ore 10:30 con la partecipazione di una delegazione agli eventi ufficiali organizzati dalla Prefettura di Cagliari nel teatro del Conservatorio Pier Luigi da Palestrina con la presenza di una delegazione dell’associazione composta dal vicepresidente Bruno Spinazzola, sociologo e regista e Alex Zarfati esperto di social media e algoritmi. Intervento: “Il riattivarsi dell’immaginario antisemita e la Memoria del presente sui nuovi mezzi d’informazione”

Sabato 27 gennaio 2023 a partire dalle ore 16,30 un nuovo tour della giuderia con la guida Roberta Carboni  si concluderà alle 17.30 sempre nel Giardino dei Giusti sardi di palazzo Siotto in via dei Genovesi 118 con una riunione degli amici d’Israele per una riflessione collettiva sull’antisemitismo dei nostri giorni.

In seguito dalle 19.00 i convenuti si trasferiranno nella sede del Piccolo museo di cultura ebraica in via Alberto Lamarmora, 88 dove verrà presentato il libro di Alessandro Matta “gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah” edito dalla casa editrice Giuntina, in presenza dell’autore.

PROGRAMMA dell’Associazione Chenaàbura Sardos pro-Israele

Il 27 Gennaio la sede dell’Associazione sarà aperta tutto il giorno dalle ore 9:00

 

25 Gennaio – ore 10:00

  • Presentazione della targa in ricordo del Pogrom del 7 Ottobre 2023 Giardino dei Giusti. Via Dei Genovesi 118, Cagliari

 

26 Gennaio – ore 10:30     

  • Cerimonia “Giorno della memoria” organizzata dalla Prefettura di Cagliari. Conservatorio G.Pierluigi da Palestrina di Cagliari
  • Partecipazione di una delegazione di Chenàbura
    Interverranno:
    Bruno Spinazzola  – “Il 7 Ottobre 2023, attualità della memoria”
    Alex Zarfati “Social media e algoritmi”Moderatore Ignazio Artizzu Capo Redattore RAI Sardegna

 

27 Gennaio

  • ore 14:00   Diretta TG – RAI 3 Sardegna nel Giardino dei Giusti
  • ore 16:30 Tour della Giuderia Partenza Piazza Aquilino – Cannas – Prenotazioni 351 829438
  • ore 17:00 Incontro nel Giardino dei Giusti degli amici dell’Associazione Chenàbura
  • ore 17:30 Presentazione del libro “Gli Ebrei della Sardegna durante le Leggi Antiebraiche e la Shoah” In presenza dell’autore Alessandro Matta,Presidente dell’Associazione  memoriale Sardo della Shoah

Sede dell’Associazione Via Lamarmora 88, Cagliari

 

Eventi di interesse durante la Giornata

25 Gennaio ore 16:30  –  Emilio Gentile “Il fascismo e le leggi razziali”,  Aula Magna “Capitini” Facoltà di Studi Umanistici, Via Is Mirrionis  Cagliari

28 Gennaio ore 17:30Alessandra Matta presentazione del libro “Gli Ebrei della Sardegna durante le Leggi Antiebraiche e la Shoah”, Centro culturale EXO, Piazza Maria Carta Poggio Dei Pini