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Alghero conserva ancora oggi le tracce di un passato ebraico ricco e affascinante. La “juharia”, il quartiere ebraico, si estendeva dal bastione Myrador fino a Piazza Duomo, un labirinto di stradine pittoresche come il “Carrero dels hebreus”, abbellite da fiori e testimonianze di un’epoca lontana.

La Torre degli Ebrei, oggi dedicata ai caduti di guerra, ricorda il contributo della comunità ebraica alla difesa della città. Piazza Santa Croce, un tempo sede della sinagoga, racconta di un luogo di culto e di incontro, trasformato in chiesa dopo l’espulsione degli ebrei nel 1492.

La storia degli ebrei in Sardegna affonda le sue radici in tempi antichi, quando l’imperatore Tiberio inviò nell’isola quattromila ebrei romani. Una presenza che, tra alti e bassi, è durata secoli, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella storia di Alghero.

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Sassari, nel cuore del Medioevo, ospitava una vivace comunità ebraica, la “juharia”. Mercanti, artigiani, medici e insegnanti vivevano nel quartiere di San Nicola, vicino alle mura della città. Un gruppo ben integrato nel tessuto sociale ed economico, che nel 1492, con l’espulsione degli ebrei dalla Sardegna, fu costretto ad abbandonare l’isola.

La “juharia” aveva il suo cuore pulsante nella piazza della sinagoga, un luogo di incontro e di preghiera. Oggi, di quel quartiere e di quella comunità, rimangono tracce nel Museo nazionale Sanna, dove sono custoditi antichi reperti ebraici: lapidi, lucerne e sigilli, testimonianze di una presenza che ha segnato la storia di Sassari.

Ma la storia degli ebrei in Sardegna affonda le sue radici in tempi ancora più antichi, nel I secolo d.C., quando l’imperatore Tiberio inviò nell’isola quattromila ebrei romani. Una presenza che, tra alti e bassi, è durata secoli, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella storia della Sardegna.

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La Sardegna, terra di antiche tradizioni e crocevia di culture, custodisce un legame millenario con il mondo ebraico, testimoniato da tracce linguistiche e usanze culinarie che si tramandano di generazione in generazione. Mario Carboni, in un’appassionata riflessione, ci guida alla scoperta di questo legame, partendo dalla lingua sarda, un idioma neolatino unico, studiato in tutto il mondo per le sue peculiarità.

Tracce Linguistiche ebraiche in Sardegna

Il mese di settembre, “Cabudanni” in sardo, richiama il “Rosh Hashanah” ebraico, l’inizio dell’anno. Il venerdì, “Chenàbura”, evoca la “Coena pura”, la vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. E ancora, “Lampadas”, giugno, ricorda le lampade accese nel solstizio d’estate.

Queste tracce linguistiche, secondo il linguista Max Leopoldo Wagner, sarebbero state introdotte in Sardegna dagli ebrei del Nord Africa, durante il periodo in cui l’isola era sotto il dominio dell’Esarcato d’Africa o di Cartagine.

“Su Pane Purile”: L’Azzimo Sardo, un’Eredità Culturale

Ma è nella tradizione culinaria che il legame tra Sardegna ed ebraismo si manifesta con maggiore evidenza. “Su Pane Purile”, o “Cotzula Purile”, è il pane azzimo sardo, preparato senza lievito e consumato durante la Pasqua ebraica, il Pesach.

L’assonanza tra “Purile” e “Purim”, la festa ebraica che precede Pesach, testimonia l’influenza della cultura ebraica nella tradizione sarda.

Un’Usanza Antica, un Legame Vivo

La preparazione del “Pane Purile”, descritta da viaggiatori e scrittori come Padre Antonio Bresciani, rievoca le usanze bibliche, con la cottura del pane nella cenere calda o sui carboni.

Un’usanza che si è tramandata nel tempo, fino ai giorni nostri, quando alcune confraternite neocatecumenali cattoliche celebrano l’Eucaristia con pane azzimo, rievocando l’Ultima Cena di Gesù, ebreo praticante, che consumò pane azzimo durante il Seder pasquale.

Mario Carboni, con i suoi ricordi d’infanzia, ci riporta alle tradizioni familiari, quando “Su Pane Purile” veniva preparato con cura e passione, un gesto che univa le generazioni e custodiva un’eredità culturale millenaria.

Nel cuore del cimitero di San Michele a Cagliari, tra le lapidi di soldati inglesi, si nasconde una stella di David. È la tomba del soldato L. Joseph, un ebreo sudafricano caduto in Sardegna nel 1943. La sua storia è solo una delle tante che raccontano il coraggio dei soldati ebrei che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, un legame spesso dimenticato tra la Sardegna e la Resistenza ebraica.

L’articolo di Alessandro Matta per l’Unione Sarda ci porta in un viaggio nel tempo, alla scoperta di altre storie di eroi ebrei che hanno incrociato il loro destino con la Sardegna. Renzo Cavaglione, ad esempio, dopo aver combattuto con gli Alleati, lavorò a Cagliari per l’ufficio di propaganda. Renzo Coen, nipote di una professoressa ebrea espulsa da Sassari, si unì alla lotta partigiana in Val d’Ossola. Bruno Cevidalli, cagliaritano, combatté nella Resistenza e aiutò prigionieri inglesi e americani.

Queste storie ci ricordano che la Resistenza ebraica non è solo un capitolo della storia europea, ma ha toccato da vicino anche la nostra isola. Un legame che merita di essere riscoperto e celebrato.

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Il 3 aprile 2024 il Piccolo Museo ha organizzato una serata di riflessione sull’antisemitismo contemporaneo con la partecipazione di Fabrizio Cipriani, rabbino, musicista ed esperto di cultura ebraica. Cipriani, che è stato anche soggetto ad azioni antisemite a Genova e a Nizza, dove ha abitato, solo perché portava la sua kippah, ha analizzato la storia dell’antisemitismo partendo dai primi episodi storici risalenti al periodo dell’occupazione romana dei territori israeliti.

“Oggi – ha detto – si assiste ad una nuova ondata di antisemitismo che occorre combattere senza lasciarsi intimorire. Sono tornati a galla vecchi pregiudizi e beceri stereotipi che l’Europa dovrebbe avere la capacità di riconoscere”. Cipriani ha esortato dunque la piccola comunità sarda e i simpatizzanti del popolo ebraico a non avere paura e a rispondere con coraggio agli attacchi.

È possibile recuperare l’intervento del rabbino nel video qui sottostante.

 

Il 4 aprile 2024, il Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano ospiterà un evento importante: la presentazione del libro di Alessandro Matta, “Gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah”. Questo libro è il risultato di anni di ricerca e si propone di colmare una lacuna nella storia sarda, raccontando cosa successe alle poche famiglie ebree presenti sull’isola durante il periodo delle leggi razziali e della Shoah.

L’autore, Alessandro Matta, ha dedicato la sua vita allo studio della Shoah e della storia ebraica. In questo libro, ci conduce in un viaggio attraverso documenti d’archivio, testimonianze e storie di vita, per ricostruire un quadro completo di un periodo buio. Matta ci pone domande importanti: come reagirono i sardi alle leggi razziali? Quale fu il ruolo delle autorità? E come gli ebrei sopravvissuti contribuirono alla ricostruzione del dopoguerra?

Questo libro è un’occasione per riflettere sul passato, per non dimenticare le vittime della Shoah e per imparare dagli errori del passato.

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