Sardegna: Un’Isola di Segreti e Radici Ebraiche Riscoperte
Un viaggio attraverso la storia nascosta della comunità ebraica in Sardegna, tra antiche catacombe e una rinascita culturale.

La Sardegna, un’isola rinomata per la sua bellezza ultraterrena, seconda solo alla Sicilia per dimensioni nel Mediterraneo, ha attirato nel corso dei secoli numerose ondate di invasori. Fenici, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, le città-stato italiane di Pisa e Genova, e il Regno spagnolo d’Aragona si sono succeduti nel dominio dell’isola. Anche Garibaldi, affascinato dalla sua bellezza, scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Caprera, in Sardegna.
Nonostante sia famosa per le sue spiagge e i resort di lusso, la Sardegna custodisce gelosamente i suoi antichi segreti. Tuttavia, per i pellegrini della storia ebraica, questi segreti si rivelano, una storia alla volta.
L’Inizio della Storia Ebraica Sarda
Le prime testimonianze sugli ebrei in Sardegna provengono da Flavio Giuseppe, uno studioso romano-ebraico del I secolo. Egli registrò che nel 19 d.C., quattromila ebrei furono deportati a Roma in Sardegna dall’imperatore Tiberio. Nonostante l’imperatore sperasse che gli ebrei perissero sull’isola, i loro numerosi discendenti costruirono una vita prospera, diventando indispensabili per i governanti dell’isola nel commercio, nella finanza, nel prestito di denaro, nell’artigianato e nella medicina.
Durante il dominio aragonese, gli ebrei di Alghero erano esenti dal pagamento dei dazi doganali e potevano persino esporre lo stemma reale sulla sinagoga. Oltre ad Alghero, fiorenti comunità esistevano in altre città sarde, come Sinai, Nora e Cagliari.
Tracce del Passato Ebraico
La Sardegna è uno dei pochi luoghi in Italia con catacombe contenenti iscrizioni ebraiche scritte in “ebraico-latino”. Anche la lingua sarda conserva tracce di una presenza ebraica, con parole come “caputanni” per settembre, una traduzione letterale di Rosh Hashanah.
A Cagliari, nel quartiere Il Castello, l’antico Ghetto degli Ebrei è una meta per i pellegrini della storia ebraica. La chiesa di Santa Croce, costruita sulla struttura della sinagoga principale, e il “Centro Comunale d’Arte e Cultura il Ghetto”, un’ex caserma militare, testimoniano la presenza ebraica.
Nora e l’Alfabeto Fenicio
Nora, una città antica fondata nell’XI secolo a.C., è legata alla storia ebraica attraverso la Stele di Nora, un’iscrizione del IX secolo a.C. considerata il primo alfabeto. I Fenici, un popolo semitico che parlava una lingua simile all’ebraico, colonizzarono la Sardegna, attratti dalla sua posizione strategica e dalle risorse minerarie.
La rinascita della Comunità Ebraica
Dopo l’istituzione dello stato italiano unificato nel 1880, alcune famiglie ebraiche sarde tornarono sull’isola, ma la maggior parte dei loro discendenti fu uccisa durante l’Olocausto. Oggi, nonostante la presenza di pochi ebrei e l’assenza di una comunità ebraica formale, un numero crescente di persone riscopre le proprie radici ebraiche.
Nel 2013, una piazza di Alghero è stata rinominata “Plaça de la Juharia”, e la Sardegna si impegna a preservare la memoria della sua storia ebraica. Rabbi Barbara Aiello, la prima rabbina riformata in Italia, ha officiato numerose conversioni, Bar Mitzvah e matrimoni per i discendenti degli Anousim, coloro che furono costretti a rinunciare alla loro identità ebraica.
Un futuro di tolleranza
In un contesto europeo segnato dall’antisemitismo, la Sardegna e la Sicilia rappresentano un capitolo di speranza. La distruzione delle sinagoghe non ha spento lo spirito ebraico, e la riscoperta delle radici ebraiche è una testimonianza di resilienza e identità.
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