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L’associazione Chenàbura Sardos Pro Israele celebra il Giorno della Memoria con una targa in ricordo del pogrom del 7 ottobre 2023 sferrato contro gli israeliani dai terroristi di Hamas.

La targa, la prima in Italia, verrà presentata il giorno 25 gennaio 2024 all’interno del Giardino dei Giusti di via Lamarmora, 88 alle ore 10:00.

Una targa in ricordo del terribile pogrom operato per mano di Hamas il 7 ottobre 2023.
Così l’associazione Sardos Pro Israele intende celebrare quest’anno la giornata della memoria.

La targa verrà scoperta il giorno 25 gennaio prossimo alle ore 10:00 nel Giardino dei Giusti tra le Nazioni sardi posto in via dei Genovesi 88.

Si intende ricordare le vittime del 7 ottobre, civili assassinati perché ebrei o amici di ebrei, solo perché si trovavano al di la di una frontiera, trucidati in modo efferato, uccisi dopo violenze inaudite comprese lo stupro e la mutilazione di ragazze, donne e bambine; padri massacrati davanti ai figli e figli davanti ai genitori, con centinaia di ostaggi, alcuni ancora prigionieri, compresi dei lattanti.

“Ci sembra il miglior modo per celebrare una giornata che serve a far riflettere sulla tragedia della Shoah e su come questa possa ripetersi” – afferma Mario Carboni presidente dell’Associazione Chenàbura Sardos pro Israele.

“La memoria della Shoah deve essere celebrata ricordando che l’antisemitismo non è finito con la chiusura dei campi di sterminio, ma purtroppo è ancora presente in Europa e nel mondo e si nasconde dietro l’antisionismo – prosegue – “negare una patria a chi è stato per millenni perseguitato, perché non vi era uno Stato legittimo a proteggerlo, equivale a dire che gli ebrei non hanno diritto di esistere come popolo” – ha infine concluso  Mario Carboni che con l’associazione Chenàbura Sardos Pro Israele in questi ultimi mesi trascorsi dal terribile attacco nel territorio israeliano da parte dei terroristi di Hamas e la recrudescenza dei fenomeni di antisemitismo, ha sempre cercato di riaffermare le ragioni di un popolo e il suo diritto alla difesa contro l’attacco armato e una propaganda che rivisita la storia a proprio uso e consumo, persino sulla Shoah.

Il calendario delle celebrazioni programmato dall’Associazione Chenabura Sardos Pro Israele,  inizierà la mattina di giovedì 25 gennaio 2024 a partire dalle ore 10:00 con l’inaugurazione della targa alla memoria dei 1500 civili inermi che in un solo giorno sono stati trucidati dalla furia dei terroristi il 7 ottobre 2023 e di quanti a costo della vita sono accorsi e hanno aiutato molti israeliani a salvarsi.

Proseguirà il giorno dopo 26 gennaio 2024 alle ore 10:30 con la partecipazione di una delegazione agli eventi ufficiali organizzati dalla Prefettura di Cagliari nel teatro del Conservatorio Pier Luigi da Palestrina con la presenza di una delegazione dell’associazione composta dal vicepresidente Bruno Spinazzola, sociologo e regista e Alex Zarfati esperto di social media e algoritmi. Intervento: “Il riattivarsi dell’immaginario antisemita e la Memoria del presente sui nuovi mezzi d’informazione”

Sabato 27 gennaio 2023 a partire dalle ore 16,30 un nuovo tour della giuderia con la guida Roberta Carboni  si concluderà alle 17.30 sempre nel Giardino dei Giusti sardi di palazzo Siotto in via dei Genovesi 118 con una riunione degli amici d’Israele per una riflessione collettiva sull’antisemitismo dei nostri giorni.

In seguito dalle 19.00 i convenuti si trasferiranno nella sede del Piccolo museo di cultura ebraica in via Alberto Lamarmora, 88 dove verrà presentato il libro di Alessandro Matta “gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah” edito dalla casa editrice Giuntina, in presenza dell’autore.

PROGRAMMA dell’Associazione Chenaàbura Sardos pro-Israele

Il 27 Gennaio la sede dell’Associazione sarà aperta tutto il giorno dalle ore 9:00

 

25 Gennaio – ore 10:00

  • Presentazione della targa in ricordo del Pogrom del 7 Ottobre 2023 Giardino dei Giusti. Via Dei Genovesi 118, Cagliari

 

26 Gennaio – ore 10:30     

  • Cerimonia “Giorno della memoria” organizzata dalla Prefettura di Cagliari. Conservatorio G.Pierluigi da Palestrina di Cagliari
  • Partecipazione di una delegazione di Chenàbura
    Interverranno:
    Bruno Spinazzola  – “Il 7 Ottobre 2023, attualità della memoria”
    Alex Zarfati “Social media e algoritmi”Moderatore Ignazio Artizzu Capo Redattore RAI Sardegna

 

27 Gennaio

  • ore 14:00   Diretta TG – RAI 3 Sardegna nel Giardino dei Giusti
  • ore 16:30 Tour della Giuderia Partenza Piazza Aquilino – Cannas – Prenotazioni 351 829438
  • ore 17:00 Incontro nel Giardino dei Giusti degli amici dell’Associazione Chenàbura
  • ore 17:30 Presentazione del libro “Gli Ebrei della Sardegna durante le Leggi Antiebraiche e la Shoah” In presenza dell’autore Alessandro Matta,Presidente dell’Associazione  memoriale Sardo della Shoah

Sede dell’Associazione Via Lamarmora 88, Cagliari

 

Eventi di interesse durante la Giornata

25 Gennaio ore 16:30  –  Emilio Gentile “Il fascismo e le leggi razziali”,  Aula Magna “Capitini” Facoltà di Studi Umanistici, Via Is Mirrionis  Cagliari

28 Gennaio ore 17:30Alessandra Matta presentazione del libro “Gli Ebrei della Sardegna durante le Leggi Antiebraiche e la Shoah”, Centro culturale EXO, Piazza Maria Carta Poggio Dei Pini

La festa degli alberi non è una festa sacra, ma per la comunità ebraica è altrettanto importante. Nella sede dell’associazione Chenàbura di Cagliari, domenica 5 febbraio,  si è voluto ricordare il significato di questa ricorrenza nella quale si usa mangiare  frutta di ogni varietà sia fresca che secca disposta ordinatamente in un grande piatto, secondo un preciso ordine.

Tu Bi’Shvat ha un significato profondo, non solo perchè ricorda lontani progrom, ma anche quello più recente della Shoa.

Ha provato a spiegarlo in un articolo l’ex ambasciatore di Israele Dror Eydar ospite nell’isola e dell’associazione lo scorso giugno.

Festa degli alberi

Festa degli alberi

Secondo Dror Eydar la festa non è soltanto un ricordo di ciò che ha profetizzato Ezechiele in Babilonia (attuale Irak),  2500 anni fa, in mezzo ai  profughi e esiliati ebrei  dalla Giudea (era il 570 a.C.), ma anche un segno della grande impegno degli ebrei nei ocnfronti della natura.

Nel suo articolo l’ambasciatore richiama la  profezia della “Valle delle ossa Secche” e poi l’ altra profezia sempre di Ezechiele  che parla del “ Vento che porterà le ossa secche dalle tombe e le poserà in Israele piena di alberi da frutta”. È il ritorno degli ebrei dalle diaspore di Babilonia (Ciro il Persiano) e Herzl  nel 1900, dalla diaspora Europea dopo  2000 anni.
E qui entra l’inno di Umber “Hatikva” di pari età per scaldare i corpi e le ossa secche e bruciate nelle camere a gas e crematori di AUSCHWITZ per il secondo ritorno degli ebrei dopo la Shoà e il ritorno di Israele (Palestina – Terra Santa) alla “Terra promessa stillante latte e miele” ,  come si legge nella Bibbia orale del 1400 a.C.
Ricorda Dror Eydar: “da bambini andavamo a Tu’Bishvat in fila vestiti in Chaki o bianco – celeste con i vecchi del paese in testa e i maestri e le maestre con le zappe in mano e noi con le piantine (carrube o pini ) verso una collina di Zikhron cantando le canzoni di Tu Bi’svat per piantare nelle buche già  pronte,  con l’aiuto dei nonni,  e ricevere dall’austero direttore le buste  di carta con 2 carrube,  1 dattero e 2 fichi secchi, cantando di ritorno “Evenu Shalom Alechem”.
Questo succedeva prima dello Stato di Israele del 1947.
BIGI poi mandava i nuovi immigrati dai paesi arabi a piantare alberi in tutta Israele,  cosi sono nate le foreste della Galilea, quelle attorno a Jerusalem e nel Neghev che ogni volta faccio notare, con orgoglio, anno dopo anno alla “povera” Donata le piccole piantagioni nei wadi.
Era il KKL il fondo mondiale ebraico che pensava di coprire la Palestina, poi Israele di verde.
I Turchi nel secoli pensavano solo di abbatterli gli albeeri per fare carbone, e gli arabi con le capre nere a distruggere ogni macchia mediterranea.
Mark Twain nel 1867 visitando la Palestina l’ha descritta “la più desolata dei Paesi del mondo e senza speranza”. Questo era vero prima dell’arrivo dei pionieri ebrei dall’Est Europa, nel 1880, e la prima cosa che hanno fatto fu piantare alberi.
I villaggi ebrei sono immersi nel verde, quelli arabi senza giardini e piante, salvo i loro orti. Mentalità radicata. Così sono.
Nei disordini arabi in Palestina sotto gli Inglesi nel 1936 -1939 gli arabi hanno bruciato tutte le foreste di KKL in Galilea.
Oggi, forse c’è ancora qualche villaggio ebraico che ancora fa quanto ho descritto, ma certamente non nelle città o villaggi religiosi – “Il cattivo dirà: troppa fatica”  (meglio stare nel HEDER a leggere la Bibbia o Talmud).

Nella giornata internazionale del ricordo delle vittime della Shoah, risalta una vicenda che vede un’intreccio fra ebraismo e sardismo, pochissimo conosciuto. Un sipario, accuratamente abbassato sulla storia di una grande famiglia sarda, che tanto ha caratterizzato il progresso economico e sociale della nostra Isola ed in particolare di Macomer lo alzò Nereide Rudas, deceduta il 19 gennaio 2017 a 91 anni, nel finale della propria vita.

La Rudas, da nubile era una Salmon Rudas perchè il padre Pietro Rudas era un ingegnere di Laerru e aveva sposato Emma Salmon di famiglia ebraica, figlia di ebrea anche se convertita e quindi per le antiche leggi Nereide stessa era ebrea e lo aveva sempre saputo se pur timorosamente celato.

A quattro anni perse il padre e con la madre si trasferì a Macomer vivendo con i nonni Gustavo Coen Salmòn e Nereide Tibi figlia di Martino e gestore, sembra proveniente da Torino e probabilmente anch’esso ebreo ma da accertare , dell’Albergo Macomer dove Gustavo alloggiava.

A 17 anni fu una delle tre donne iscritte alla Facoltà di medicina di

Bologna.

Si sposò a 19 anni col medico Carlo Marongiu, ebbe un figlio continuando a studiare ma un’improvvisa vedovanza le impose di continuare in solitudine gli studi di Medicina nell’Università di Cagliari nella quale si laureò intraprendendo la carriera universitaria.

Da grande sarda, fu docente e psichiatra di fama internazionale, di enorme cultura ed umanità, dopo una vita di studio, d’impegno culturale e civile , realizzazioni e grandi successi professionali e scientifici ci ha lasciato da pochi anni.

Nei suoi ultimi tempi stava ri-conoscendo e approfondendo l’eredità delle sue radici ebraiche per parte della mamma Emma, figlia di Gustavo Coen Salmon, ebreo venuto in Sardegna da Livorno nel 1895 per una partita di caccia.

Gustavo decise mettendo su famiglia e sposando Nereide Tibi, di rimanere investendo le sue cospicue ricchezze e soprattutto conoscenze economiche e finanziarie impiegandole in vari settori e con gran successo.

Acquistò terre, aprì caseifici moderni, iniziò la loro esportazione nelle Americhe, costruì la prima centrale elettrica, prestò denaro ad interesse più basso delle banche e battendo l’usura che attanagliava pastori e contadini, fabbricò ville e palazzi.

La sua famiglia Coen Salmon, sefardita cacciata dalla Spagna dopo l’editto del 1492 e approdata in Algeria, era fuggita da Algeri nel 1805 per sfuggire ad un pogrom islamico scatenato contro la comunità ebraica locale e approdando a Livorno.

Oscar, fratello di Emma Salmon, quindi zio di Nereide Rudas, ritornato dalla Grande guerra da eroe fu fra i fondatori del PSdAz e probabilmente fra gli organizzatori nella logistica dei primi congressi dei combattenti e poi del PSdAz a Macomer .

Anche Gustavo Salmon il nonno di Nereide, grande imprenditore in svariati campi e innovatore economico e tecnologico che contribuì alla nascita della Macomer moderna, sostenne il sardismo e fu sempre antifascista.

Per questo fu ammonito e posto sotto sorveglianza dopo la svolta antisemita del regime fascista e divenne vittima dell’applicazione delle severissime norme contro gli ebrei anche in relazione alle attività imprenditoriali.

Non conosco i particolari della persecuzione dell’intera famiglia, se venne attuata o solo minacciata o anche se abbia beneficiato in qualche maniera della copertura conseguente alla particolarissima vicenda del sardofascismo che aveva visto una parte dei sardisti vestire la camicia nera mantenendo saldi gli originari principi sardisti .

Neanche il passaggio al cattolicesimo per potersi sposare lo salvò completamente e in quanto ebreo fu anche minacciato di deportazione che non avvenne forse per rispetto per il figlio ex combattente decorato al valore e per l’amicizia del Vescovo di Bosa al quale, moderno Marrano, aveva donato il Giardino Salmon nel quale venne costruita la chiesa ancora esistente .

Nella facciata della chiesa il Vescovo fece inserire nel rosone una grande stella di Davide, forse per ringraziamento all’amico e mecenate, stella che appare in foto d’epoca e oggi misteriosamente scomparsa.

Dopo l’8 settembre 1943 quando in continente imperversavano i nazisti e i repubblichini, arrestando gli ebrei ed avviandoli nei lager per lo sterminio, la Sardegna fu liberata e occupata dagli Alleati che avanzavano nella Penisola. Scomparve per i Salmon il rischio di essere prelevati e assassinati come avvenne ad esempio per gli ebrei dell’Italia nazifascista e del Dodecanneso italiano ed in particolare a Rodi e lo zio di Nereide il sardista Ugo Salmon fu nominato Commissario prefettizio.

Nereide che in gioventù assieme a tutta la famiglia subì l’umiliazione e la minaccia alla sicurezza e la paura di persecuzione conseguente alle leggi razziali fasciste che richiedevano prove e gradi di arianità sempre più stringenti risalendo anche alle più lontane parentele ebraiche, anche in discendenze miste , raramente affrontava questo lato della sua vita e solo negli ultimi tempi aveva iniziato un percorso di autoanalisi e di svelamento pubblico di una sua identità ebraica oltre che sarda e che stava riscoprendo e rivalutando.

Ne parlava con pochi amici che sentiva aperti e sensibili nei riguardi della sua identità ebraica che con sofferenza interiore estraeva dai ricordi terribili della sua giovinezza che aveva vissuto l’antisemitismo che come un fumo venefico aveva circondato la sua famiglia, ma che anche avvelenava in qualche misura come antisionismo l’ambiente di sinistra al quale politicamente faceva riferimento per cui visse con tante remore e timori di rivelare le proprie origini ebraiche.

Sul sardismo e l’ebraismo furono incentrate alcune sue riflessioni negli ultimi anni della sua vita e aveva registrato con curiosità ed interesse la nascita e le attività dell’Associazione Chenàbura-sardos pro Israele e manifestato il desiderio di incontrare qualche suo rappresentante, dato che questa nascita le aveva sollecitato tanti ricordi e la sensazione liberatoria di non essere più sola.

Anche da parte mia era grande l’interesse per un incontro.

La conoscevo già ma non da questo punto di vista perché la sua origine ebraica non mi era nota .

Purtroppo ci lasciò prima che potessi vederla e parlarci ma comuni amici che stavano preparando l’incontro mi hanno raccontato del suo desiderio di riappropriarsi della sua eredita culturale ebraica, rammaricandosi di averla dissimulata anche per una timorosa autocensura rispetto alla cultura dominante nella sinistra italiana e sarda a cui faceva riferimento permeata di antisionismo come forma ambigua di antisemitismo.

Sta adesso agli storici e agli appassionati di storia approfondire questo mio appunto e ricordo .

Il Giardino dei Giusti tra le Nazioni di Sardegna si trova all’interno del Palazzo Siotto di Cagliari in via Genovesi , una antica e signorile dimora divenuta oggi  sede di una Fondazione, al cui interno trova spazio un centro culturale per convegni e spettacoli.

La posa in opera è stata voluta fortemente da Mario Carboni, presidente dell’Associazione culturale Chenàbura, attiva nel territorio da più di 10 anni con l’intento di  valorizzare la storia della comunità ebreaica  in Sardegna e nel contempo costruire legami di amicizia con Israele.

Una cerimonia molto sentita in città perchè organizzata il giorno precedente il 27 gennaio, considerato ormai universalmente il “giorno della memoria” in ricordo del  genocidio del popolo ebreo durante il nazismo.

Nel Giardino dei Giusti sardi ( in analogia col Giardino dei Giusti di Palermo ) sono state poste sette semplici targhe artistiche in ceramica smaltata realizzate su commessa dell’Associazione Chenàbura da Fabio Frau, artista che opera in Castello, quartiere storico del capoluogo, con il nome, luogo di nascita e morte dei Giusti.

Ai cinque Giusti sardi generalmente noti e certificati dallo Yad Vascem si sono aggiunti recentemente a seguito della  ricerca di Chenàbura altri due e quindi sono ad oggi sette coloro che sono ricordati nel Giardino dei Giusti fra le Nazioni di Cagliari.

Altre due targhe sono dedicate rispettivamente al ricordo del Pordajmos , il genocidio dei Rom e dei Sinti e del Metz Yeghern il genocidio degli Armeni, internazionalmente assimilati alla Shoah.

Una targa è dedicata ai Giusti fra le Nazioni ignoti.

Durante la cerimonia le autorità presenti hanno ricordato l’importanza della memoria soprattutto in un momento nel quale l’antisemitismo non sembra ancora sconfitto e l’Europa è attraversata da una guerra terribile.

Toccante il momento in cui uno dei soci di Chenàbura, Yakov Alevi ha intonato I canti cerimoniali ebraici in ricordo della Shoa con al suo fianco l’Arcivescovo di Cagliari,  Monsignor Giuseppe Baturi che di seguito a dedicato una preghiera cristiana ai Giusti tra le Nazioni di Sardegna e benedetto i presenti.

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Il giardino dei Giusti tra le Nazioni Sardi è stato allestito in  uno spazio all’aperto di Palazzo Siotto, in via dei Genovesi 118 e realizzato dall’associazione culturale Chenàbura con il Comitato sardo per la Celebrazione dei grandi eventi e la Fondazione Siotto.
Vi si trovano dodici targhe realizzate in ceramica da un artigiano sardo,  Fabio Frau,  di cui sette per  ricordare i Giusti di origine sarda e altte cinque targhe in ricordo di altri genocidi e dei Giusti ignoti.

I Giusti di origine sarda sono:

1) — CARMEN ATZERI
1892 Cagliari – 1992 Roma
Giusta fra le Nazioni

2) — SALVATORE CORRIAS
1909 San Nicolò Gerrei – 1945 Bugone di Moltrasio
Giusto fra le Nazioni

3) — Suor GIUSEPPINA DE MURO
1903 Lanusei – 1965 Torino
Giusta fra le Nazioni

4) — FRANCESCO LORIGA
1891 Sassari – 1960 Roma
Giusto fra le Nazioni

5) — BIANCA RIPEPI
1922 Reggio Calabria – 2005 Cagliari
Giusta fra le Nazioni

6) — GIROLAMO SOTGIU
1915 La Maddalena – 1996 Cagliari
Giusto fra le Nazioni

7) — VITTORIO TREDICI
1892 Iglesias – 1967 Roma
Giusto fra le Nazioni

Le altre targhe:

8) — I GIUSTI NEL PORRAJMOS
Genocidio dei Rom/Sinti

9) — I GIUSTI NEL METZ YEGHÉRN
Genocidio degli Armeni

10) — I GIUSTI FRA LE NAZIONI IGNOTI

11) — targa 80 x 30 ( 2 targhe unite 40 x 30 ) GIARDINO DEDICATO AI GIUSTI FRA LE NAZIONI NEL MONDO

 

Il termine Giusto fra le Nazioni indica i non ebrei che a rischio della vita, senza alcun interesse personale hanno salvato anche un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah.
L’Associazione Chenàbura, come articolazione del proprio MUCE-Piccolo Museo di Cultura Ebraica di Via Alberto Lamarmora 88 a Cagliari, ha progettato il Giardino dei Giusti sardi realizzato nello spazio aperto della Fondazione Siotto sempre a Cagliari che è situato nell’area dell’antica Giuderia di Castello, per rendere omaggio e ricordare queste figure coraggiose nel cuore di un quartiere dal quale ingustamente altri ebrei molto tempo prima erano stati cacciati.

COS’E’ IL GIARDINO DEI GIUSTI DELLE NAZIONI

E’ un luogo simbolico dove ricordare figure esemplari di donne e uomini che hanno rischiato la propria vita per salvare quella di un ebreo o ne abbiano evitato la deportazione.
Il Memoriale ufficiale di Israele Yad Vaschem, si trova a Gerusalemme dove è stata istituita questa onorificenza che viene conferita da una Commissione a seguito di una lunga e severa procedura d’indagine rivolta a tutti i non ebrei riconosciuti come Giusti in base a precise  regole:
a) l’atto di salvataggio deve essere stato effettuato da un non ebreo nei confronti di un ebreo;
b) deve essere un atto che abbia evitato a uno o più ebrei il pericolo di morte immediata o la deportazione in campi di concentramento;
c) il salvatore deve aver rischiato la propria vita per salvare uno o più ebrei;
d) il salvatore non deve averne tratto alcun vantaggio, né di natura economica né di altro genere, né immediato né futuro.
La Commissione prende inoltre in considerazione:
• i rapporti specifici tra salvatore e salvato;
• le condizioni del paese o della zona in cui avvennero i fatti;
• il periodo storico in cui ciò accadde;
• tutti gli elementi in grado di evidenziare le caratteristiche di eccezionalità dell’azione del salvatore rispetto a un normale comportamento di aiuto al prossimo (degno comunque di rispetto).
Ai Giusti di tante nazionalità e paesi d’origine il cui elenco è vicino alle trentamila unità viene concessa la Cittadinanza onoraria dello Stato d’Israele e una serie di facilitazioni.
Al loro nome è dedicato un albero messo a dimora nel Giardino dei Giusti fra le Nazioni nel Monte della Memoria presso lo Yad Vaschem a Gerusalemme o una targa nel contiguo Muro della Memoria.

 

Associazione Chenàbura-sardos pro Israele
sede operativa
Via Alberto Lamarmora 88 Cagliari 09124

MUCE-piccolo museo di cultura ebraica
Via Alberto Lamarmora 88 Cagliari 09124
si visita su prenotazione

Giardino dei Giusti fra le Nazioni
Via dei genovesi 118 Cagliari 09124
si visita su prenotazione

presidente@chenabura.it

cell. +393396928227

www.chenabura.it

www.museoebraico.cagliari.it

Giardino dei Giusti