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“Sorgente di Vita” è una finestra aperta sulla cultura ebraica, una rubrica quindicinale che offre al pubblico italiano uno sguardo approfondito sulle tradizioni, la storia e l’attualità del mondo ebraico.

Curata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), la trasmissione è un prezioso strumento per conoscere e approfondire la cultura ebraica, sia in Italia che nel mondo.

Ogni puntata affronta temi diversi, spaziando dalle festività religiose alle questioni di attualità, dalla storia dell’ebraismo ai personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura ebraica e non solo.

“Sorgente di Vita” è disponibile su RaiPlay, la piattaforma streaming della Rai, a questo link permettendo a tutti di accedere ai contenuti in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo.

Un’occasione imperdibile per scoprire la ricchezza e la diversità della cultura ebraica, per superare pregiudizi e stereotipi, e per costruire ponti di dialogo e comprensione.

Il 12 febbraio scorso, Alessandro Matta e Bruno Spinazzola hanno avuto l’onore di intervistare Franca Marcelli Turco, una donna con una storia straordinaria di coraggio e umanità. Nata a Roma e sarda d’adozione, Franca ha vissuto da bambina nel cuore di Trastevere, un quartiere che sarebbe stato testimone di uno degli eventi più tragici della storia italiana: il rastrellamento del Ghetto di Roma il 16 ottobre 1943.

In quel giorno buio, la famiglia di Franca compì un atto di straordinaria generosità, nascondendo due dei nove bambini della famiglia Mieli. Questi bambini erano stati messi in salvo grazie all’intervento tempestivo di un agente di polizia di nome Pifferi, che aveva avvertito la famiglia del pericolo imminente.

Ma il coraggio di Pifferi e dei Marcelli non si fermò qui. L’agente di polizia, rischiando la propria vita, continuò a nascondere i bambini Mieli e altre persone ebree nella zona dei Castelli Romani, fino alla liberazione.

La testimonianza di Franca Marcelli Turco è un prezioso tassello nella ricostruzione di quei tragici eventi e un esempio di come la solidarietà e l’umanità possano trionfare sull’odio e la persecuzione.

Ora, l’obiettivo è quello di rintracciare ulteriori testimonianze che confermino la storia di Franca e di raccogliere le prove necessarie per presentare la candidatura dei Marcelli e di Pifferi allo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, per il riconoscimento di Giusti tra le Nazioni.

Questo riconoscimento onorerebbe il coraggio di queste persone e manterrebbe viva la memoria di un periodo storico che non deve essere dimenticato.

Il 15 dicembre 2024 è stata inaugurata nella Sala della Torretta del Centro Comunale d’Arte e Cultura EXMA di Cagliari la mostra fotografica “Il destino degli ebrei di Rodi. Lo sguardo di Girolamo Sotgiu, un Giusto tra le Nazioni Sardo” organizzata dall’Associazione Chenàbura. L’esposizione arriva negli ottant’anni dai tragici eventi che hanno investito la comunità di ebrei di Rodi deportati in massa, nel luglio del 1944, nei campi di concentramento dalle forze nazi – fasciste che occuparono l’isola.

La mostra ha voluto celebrare anche la figura di Girolamo Sotgiu e della moglie Bianca Ripepi che in quegli anni si trovavano a Rodi e che a rischio della propria vita aiutarono molti ebrei, salvando in particolare una bambina, facendola passare per la propria figlia. Atto eroico che valse loro il riconoscimento di Giusti tra le Nazioni.

Nell’esposizione sono infatti stati inseriti anche gli articoli pubblicati sul quotidiano “L’Unione Sarda” che il grande politico e scrittore sardo dedicò alle vicende della comunità ebraica. Tra i documenti anche il certificato falsificato con il quale i due coniugi attestavano di aver preso in affido la bimba ebrea.

All’inaugurazione hanno voluto essere presenti, oltre a Daniela Rahmani, la cui famiglia di origini rodesiane è stata costretta ad una lunga migrazione a causa delle persecuzioni e che ha donato all’associazione le fotografie esposte, Carmina Conte, ora presidente dell’Associazione Coordinamento 3 e amica dei coniugi Sotgiu che ha testimoniato come la grande generosità della coppia debba essere oggi da esempio per tutti; Isabel Vera, fondatrice del progetto Eurinsula, che ha voluto portare la solidarietà alla comunità ebraica sarda, in rappresentanza del progetto Isole del Mediterraneo; Aldo Accardo, presidente della Fondazione Siotto e allievo di Girolamo Sotgiu, che ha sottolineato l’importanza in questo momento storico di ricordare la tragedia nazi fascista e l’esigenza ancor più forte di lottare oggi contro il nuovo antisemitismo penetrato nella società e nelle istituzioni.

Chi era Guido Segre? Un imprenditore visionario, un banchiere influente, un amico di Mussolini, eppure un nome quasi del tutto dimenticato. Un nuovo docufilm, “Guido Segre, una storia dimenticata”, diretto da Filippo Petrucci, riporta alla luce la straordinaria vicenda di quest’uomo, il cui contributo alla storia italiana è stato oscurato dalle leggi razziali del 1938.

Segre, di origini ebraiche, fu un protagonista della vita economica italiana nella prima metà del Novecento. La sua ascesa fu fulminea: divenne un alto dirigente della Fiat, acquisì importanti aziende e si distinse per la sua capacità di anticipare i tempi. Quando Mussolini, dopo le sanzioni internazionali all’Italia, decise di puntare sull’autosufficienza, Segre fu l’uomo chiave.

Fu lui a ideare e realizzare Carbonia e Arsia, due città minerarie nate dal nulla per sfruttare le risorse di carbone del Sulcis e dell’Istria. Eppure, il suo nome è stato cancellato dalla memoria di queste città, come se non fosse mai esistito.

Il docufilm di Petrucci ripercorre la vita di Segre, dalla nascita a Torino alla sua ascesa a Trieste, fino alla tragica caduta. Attraverso testimonianze, immagini d’archivio e riprese dei luoghi simbolo della sua opera, il regista ricostruisce la parabola di un uomo che fu prima celebrato e poi dimenticato.

La storia di Segre è una riflessione sul potere distruttivo delle leggi razziali, che non solo lo privarono dei suoi diritti, ma lo cancellarono dalla memoria collettiva. Il docufilm è un atto di giustizia, un modo per restituire a Guido Segre il posto che merita nella storia d’Italia.

Il 3 dicembre 2024, alle ore 18:00, la sede di Cagliari della Fondazione di Sardegna ospiterà la proiezione del documentario di Petrucci.

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Qui sono racchiusi anni di studi sulla comunità ebraica vissuta a Cagliari e nel resto dell’isola tra il XIV e il XV secolo e che hanno lasciato una importante eredità culturale nel popolo sardo. Studi in gran parte effettuati da  Cecilia Tasca docente del Dipartimento di Storia e Cultura del Territorio nell’Ateneo sardo e già raccolti in numerosi libri e saggi, ma che ora possono finalmente divenire fruibili a chiunque, attraverso questo portale di facile accesso, sostenuto dall’Amministrazione comunale del capoluogo sardo.

Qui vi si trovano atti notarili, rogiti e documenti che attestano le vicende commerciali e umane delle famiglie ebree vissute nell’isola prima della diaspora del 1492. Nomi e cognomi il cui eco è rimasto tra i sardi di oggi che forse, grazie a questo sito ritroveranno radici lontane ormai dimenticate o rimaste nella leggenda della storia di famiglia.

Una piattaforma  che nasce proprio dalla volontà di rinsaldare un legame che non si è mai interrotto, dalla volontà di unire il passato con  il presente, seguendo le indicazioni del Comune di Cagliari che con una delibera del 26 ottobre del 2020 ha dichiarato come la storia della comunità ebraica del capoluogo debba divenire parte integrande dell’identità cittadina, da riscoprire e valorizzare.

Ed in realtà la storia che ora rinasce questo racconta: quella comunità ebraica vissuta tra il XIV e il XV secolo lasciò un importante eredità in una città, divenuta  finestra della Sardegna verso il Mediterraneo ed il mondo, porta d’ingresso di popoli e culture che ne hanno forgiato l’identità attuale come luogo  inclusivo, ospitale e produttivo.

Gli ebrei arrivarono nell’isola insieme ai Fenici, ma le prime testimonianze della loro presenza si ebbero a partire dalla  rifondazione di Castello da parte dei Pisani. La comunità ebraica si raccolse attorno all’attuale via Santa Croce, per poi integrarsi ad una analoga e più forte comunità ebraica venuta in Sardegna a seguito dei conquistatori catalani e grazie ad un regime franco ritenuto indispensabile per ridare vita al commercio e alle attività finanziarie del Regno di Sardegna.

Si pensa che nel periodo di maggiore espansione la comunità costituisse circa il 10% della popolazione di Cagliari. Della sua presenza prima della espulsione nel 1492 rimangono forti tracce culturali identitarie, sia nella lingua, basti pensare al Venerdì in sardo chiamato Cenabara, cioè la Cena pura ebraica o al mese di settembre che sempre in sardo è Cabudanni cioè il Capodanno ebraico o ancora alla trottola de su barraliccu che si gioca a Cagliari e nelle comunità ebraiche in tutto il mondo a Dicembre per la festa di Chanukkah, durante il solstizio d’inverno e in quasi coincidenza con le festività natalizie. Non solo anche la cultura enogastronomica annovera piatti di derivazione ebrea, si pensi alla panada campidanese o alla bottarga (uova di pesce essiccato presenti anche nei menu degli ebrei sefarditi).  Molte anche le consuetudini e i rituali religiosi che vengono ripetuti da secoli, ma che hanno una forte radice biblica, base portante della cultura e religiosità cattolica.

Simcha Jacobovici, regista israeliano-canadese pluripremiato, ha svelato un’affascinante teoria che lega la Sardegna e il popolo ebraico. La sua curiosità è stata accesa dalle scuse della città di Alghero per l’espulsione degli ebrei nel 1492, evento che lo ha spinto a indagare su legami ben più antichi.

In un suo articolo per il World Jewish, Jacobovici ha ripreso le ipotesi del professor Adam Zertal dell’Università di Haifa, secondo cui il sito di El-Ahwat, in Israele, sarebbe stato un avamposto sardo nel XIII secolo a.C. Questa teoria si basa su un passo della Bibbia, nel libro dei Giudici, che descrive una guerra tra il generale Barak e il comandante cananeo Sisera. Secondo Zertal, Sisera era sardo e El-Ahwat la sua roccaforte.

Se confermata, questa teoria porterebbe il contatto tra sardi ed ebrei a 3.300 anni fa, un legame antichissimo che Jacobovici ha voluto portare alla luce.

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Il libro “La cucina marrana in Sardegna”, scritto da Alessandra Addari, Mario Carboni, Camilla Massa e Amleto Elia, si propone, a partire dai principali piatti sardi, di ritrovare quelle radici ebraiche che si nascondono nella loro misteriosa genesi.

Dopo una breve introduzione sulla storia degli ebrei in Sardegna, si accenna alla storia della cucina nel basso Medioevo, consultabile negli archivi di Stato, grazie all’opera di  Gabriella Olla Repetto e Carla Ferrante. Infine il libro si dedica alle somiglianze tra i nostri piatti e quelli della tradizione ebraica. Tra le interessanti ricette proposte nel piccolo ricettario incluso nel libro, quella de su pane ‘e saba.

PANE MARRANU CUN SABA DE CANNONAU

Non molti sanno che in Sardegna su pane ‘e saba ha origine ebraica o meglio marrana, cioè degli ebrei convertiti a forza.
Era il pane che i marrani preparavano di nascosto per la sera del Venerdì, in sardo Chenàbura, per poter dissimulare durante la cena dello Shabbath e durante il Sabato lo spezzare e distribuire fra i presenti il pane con il sale assieme alla benedizione del vino.
Siccome non era possibile avere il vino Kasher come prima della cacciata del 1492 quando s’importava o si produceva nella Comunità, nei primi tempi si rendeva puro il vino prodotto da non ebrei riscaldandolo quasi a bollitura e raffreddandolo per poterlo poi bere.
In seguito fu più comodo produrre lo sciroppo di mosto chiamato saba che ritenevano potesse essere vino yayin mevushal e quindi Kasher.
Si trattava di un pane di festa in sostituzione della Challah tradizionale a forma di treccia , non più chiaro anche se di semola di grano duro e divenuto scuro per il colore della saba.
Il pane era arricchito di spezie e di mandorle, nocciole, pistacchi macinati e frutta candita, a volte i più temerari imprimevano una Menorah con una pintadera ma era molto pericoloso perché poteva venir a conoscenza anche per una spiata dall’Inquisizione sempre in cerca di Marrani da perseguitare e per così poco si rischiava il rogo destinato agli apostati.
Col trascorrere dei secoli e con l’integrazione dei Marrani con i sardi, questo pane si trasformò in una sorta di dolce, come oggi lo conosciamo, molto ricco di frutta secca, canditi ed altro e con una proporzione molto alta di saba rispetto alla farina tanto da impedirne la fermentazione e quindi non più spugnoso e ormai abbastanza duro tanto da richiedere una certa forza per tagliarlo col coltello.
Dopo un paio di prove sono riuscito a produrre un vero pane alla saba, con le giuste proporzioni, come era in passato su pane marranu.

Dosi:
500gr di semola rimacinata di  grano duro
300 gr di saba di cannonau
100 gr di acqua
2 cucchiai di olio evo Kasher ogliastrino
1 cucchiaio di zucchero di canna
70 gr di granella di mandorle, nocciole e pistacchio
20 gr di lievito in polvere per pane
Il tutto lavorato sino a cottura dalla mia fedele macchina per il pane in posizione ben cotto.

Il risultato è stato eccellente e malgrado abbia scelto di non aggiungere spezie il profumo ha invaso la casa e il sapore e la consistenza mi hanno soddisfatto.
La prossima volta proverò con 50 gr di acqua in più nella speranza che venga leggermente più spugnoso.

Il nome Sinnai, un piccolo comune sardo, racchiude in sé un mistero affascinante, un enigma che ha incuriosito storici e linguisti per secoli. Tra le diverse teorie sull’origine del toponimo, una delle più suggestive e intriganti è quella che lo lega a una comunità ebraica deportata in Sardegna circa duemila anni fa.

La Teoria del Monte Sinai

Secondo questa ipotesi, un gruppo di ebrei, trasferiti in Sardegna durante il regno dell’imperatore Tiberio, avrebbe trovato rifugio nelle zone oggi occupate dai comuni di Sinnai e Maracalagonis. Colpiti dalla somiglianza tra le montagne del Serpeddì e il Monte Sinai, luogo sacro della loro fede, avrebbero battezzato la nuova terra con il nome della loro montagna.

Questa suggestiva somiglianza tra il paesaggio sardo e quello mediorientale è supportata anche da altre corrispondenze geologiche, come il massiccio di granito di Mont’e Xena (o Monte Genis), che conserva toponimi evocativi come “Matt’e Abramu”, “Bruncu Adamu” e “Bruncu Salamu”.

Altre Teorie e Influenze

Oltre alla teoria del Monte Sinai, esistono altre affascinanti ipotesi sull’origine del nome Sinnai. Una di queste lo lega a una pratica antica di marchiare il bestiame, derivandolo dal verbo sardo “sinnāi”, che significa “segnare”.

Un’altra teoria, avanzata dall’archeologo Giovanni Spano, suggerisce che il nome possa derivare dalla radice “SCIN”, comune in località situate vicino a dirupi o formazioni rocciose, o dal termine fenicio “SINA”, che significa “rovo” o “arbusto”.

Infine, la radice “Sin” appare frequentemente in tutta la Sardegna, spesso a indicare aree di confine o zone particolarmente impervie.

Un Mosaico di Culture e Tradizioni

La pluralità di queste teorie riflette la ricchezza storica e culturale della Sardegna, un’isola in cui tradizioni antiche e influenze esterne si sono intrecciate nel corso dei secoli, lasciando tracce indelebili nei toponimi e nelle storie locali.

Il nome Sinnai, è un esempio di come la storia e la cultura di un luogo possano essere stratificate e complesse, un mosaico di influenze che ci invita a esplorare il passato per comprendere meglio il presente.

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La storia di Dimitar Peshev è un potente esempio di come un singolo individuo possa fare la differenza, cambiando il corso della storia. La sua vita, segnata da un atto di straordinario coraggio, ci insegna che anche in tempi oscuri, la luce della giustizia può brillare.

Peshev, un avvocato di successo proveniente da una famiglia aristocratica, era una figura di spicco nella politica bulgara. Affascinato dagli ideali totalitari che imperversavano in Europa nel XX secolo, ricoprì importanti cariche, tra cui quella di Ministro della Giustizia e Vicepresidente del Parlamento.

Nel marzo del 1943, un incontro casuale con un vecchio compagno di scuola ebreo cambiò radicalmente la sua vita. L’amico, disperato, gli rivelò un accordo segreto tra il governo bulgaro e i nazisti per la deportazione di tutta la comunità ebraica bulgara verso i campi di sterminio.

Peshev, a differenza di molti altri, comprese la gravità della situazione e decise di agire. Radunò un gruppo di deputati e si recò immediatamente dal Ministro dell’Interno, costringendolo a sospendere l’ordine di deportazione. Non contento, presentò una dura lettera di protesta in Parlamento, sostenendo che solo salvando gli ebrei, la Bulgaria avrebbe salvato il proprio onore.

La sua azione suscitò una forte reazione da parte di altri politici, intellettuali e membri della chiesa ortodossa. Tuttavia, la pressione esercitata da Peshev e dai suoi sostenitori costrinse il governo e il re a fare marcia indietro, salvando la comunità ebraica dalla deportazione.

Peshev pagò caro il suo gesto. Perse la carica di Vicepresidente del Parlamento e rischiò di essere consegnato ai tedeschi. Dopo l’occupazione della Bulgaria da parte dell’Armata Rossa, fu processato dal nuovo regime comunista e condannato a 15 anni di carcere, nonostante le testimonianze degli ebrei che aveva salvato.

Morì in solitudine, senza mai rinnegare il suo gesto. La sua storia, rimasta a lungo nell’ombra, fu riportata alla luce grazie allo studioso Gabriele Nissim, che incontrò casualmente un sopravvissuto ebreo bulgaro durante una ricerca all’Archivio di Yad Vashem a Gerusalemme, e decise di raccontare la vita di Peshev nel libro “L’uomo che fermò Hitler. La storia di Dimitar Peshev, che salvò gli ebrei di una nazione intera”.

La storia di Dimitar Peshev è un esempio di coraggio e umanità in un’epoca buia. La sua azione dimostra che anche un singolo individuo può fare la differenza, scegliendo di schierarsi dalla parte della giustizia.

Finalmente tradotto in italiano un libro che ha illuminato la fantasia di tanti archeologi sardi. Adam Zertal, noto archeologo israeliano, ferito, ma non domo nella guerra dei sei giorni era molto legato alla Sardegna e soprattutto ai suoi nuraghe.
Famoso per i suoi studi biblici aveva ritrovato negli scavi effettuati in Israele riscontri di alcuni racconti riportati nei testi sacri. Tra questi vi era quello della giudicessa Deborah che uccise un condottiero straniero, permettendo alle tribù israelite di avere la meglio sui loro nemici.
Secondo l’archeologo ad Al Awat, una zona archeologica della Samaria, il popolo degli Shardana avrebbe costruito alcuni nuraghe e per questo cominciò a cercare con viaggi ripetuti tra Israele e la Sardegna i legami tra il popolo degli Shardana e gli israeliti. Ricerche a cui hanno collaborato Giovanni Ugas dell’Università degli studi di Cagliari e alcuni studenti con una delegazione che partì in Samaria a coadiuvare gli scavi. Di tutto questo si è parlato in un convegno tenutosi a Cagliari nell’ottobre del 2023 qualche giorno dopo il terribile massacro del 7 ottobre 2023. Nonostante questo gli ospiti che sarebbero dovuti intervenire in presenza parteciparono agli studi da remoto.
Quest’anno per via dell’interesse suscitato dall’argomento l’associazione Chenàbura ha pensato di tradurre il libro scritto da Adam Zertal prima della sua morte, avvenuta nel 2021, “The Sisera’s secret”.

La Sardegna, un’isola rinomata per la sua bellezza ultraterrena, seconda solo alla Sicilia per dimensioni nel Mediterraneo, ha attirato nel corso dei secoli numerose ondate di invasori. Fenici, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, le città-stato italiane di Pisa e Genova, e il Regno spagnolo d’Aragona si sono succeduti nel dominio dell’isola. Anche Garibaldi, affascinato dalla sua bellezza, scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Caprera, in Sardegna.

Nonostante sia famosa per le sue spiagge e i resort di lusso, la Sardegna custodisce gelosamente i suoi antichi segreti. Tuttavia, per i pellegrini della storia ebraica, questi segreti si rivelano, una storia alla volta.

L’Inizio della Storia Ebraica Sarda

Le prime testimonianze sugli ebrei in Sardegna provengono da Flavio Giuseppe, uno studioso romano-ebraico del I secolo. Egli registrò che nel 19 d.C., quattromila ebrei furono deportati a Roma in Sardegna dall’imperatore Tiberio. Nonostante l’imperatore sperasse che gli ebrei perissero sull’isola, i loro numerosi discendenti costruirono una vita prospera, diventando indispensabili per i governanti dell’isola nel commercio, nella finanza, nel prestito di denaro, nell’artigianato e nella medicina.

Durante il dominio aragonese, gli ebrei di Alghero erano esenti dal pagamento dei dazi doganali e potevano persino esporre lo stemma reale sulla sinagoga. Oltre ad Alghero, fiorenti comunità esistevano in altre città sarde, come Sinai, Nora e Cagliari.

Tracce del Passato Ebraico

La Sardegna è uno dei pochi luoghi in Italia con catacombe contenenti iscrizioni ebraiche scritte in “ebraico-latino”. Anche la lingua sarda conserva tracce di una presenza ebraica, con parole come “caputanni” per settembre, una traduzione letterale di Rosh Hashanah.

A Cagliari, nel quartiere Il Castello, l’antico Ghetto degli Ebrei è una meta per i pellegrini della storia ebraica. La chiesa di Santa Croce, costruita sulla struttura della sinagoga principale, e il “Centro Comunale d’Arte e Cultura il Ghetto”, un’ex caserma militare, testimoniano la presenza ebraica.

Nora e l’Alfabeto Fenicio

Nora, una città antica fondata nell’XI secolo a.C., è legata alla storia ebraica attraverso la Stele di Nora, un’iscrizione del IX secolo a.C. considerata il primo alfabeto. I Fenici, un popolo semitico che parlava una lingua simile all’ebraico, colonizzarono la Sardegna, attratti dalla sua posizione strategica e dalle risorse minerarie.

La rinascita della Comunità Ebraica

Dopo l’istituzione dello stato italiano unificato nel 1880, alcune famiglie ebraiche sarde tornarono sull’isola, ma la maggior parte dei loro discendenti fu uccisa durante l’Olocausto. Oggi, nonostante la presenza di pochi ebrei e l’assenza di una comunità ebraica formale, un numero crescente di persone riscopre le proprie radici ebraiche.

Nel 2013, una piazza di Alghero è stata rinominata “Plaça de la Juharia”, e la Sardegna si impegna a preservare la memoria della sua storia ebraica. Rabbi Barbara Aiello, la prima rabbina riformata in Italia, ha officiato numerose conversioni, Bar Mitzvah e matrimoni per i discendenti degli Anousim, coloro che furono costretti a rinunciare alla loro identità ebraica.

Un futuro di tolleranza

In un contesto europeo segnato dall’antisemitismo, la Sardegna e la Sicilia rappresentano un capitolo di speranza. La distruzione delle sinagoghe non ha spento lo spirito ebraico, e la riscoperta delle radici ebraiche è una testimonianza di resilienza e identità.

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“Gli ebrei tornano in Sardegna. In fondo, non dovrebbe essere una notizia così rilevante per un’isola: ci siamo stati e ce ne siamo andati più volte nel corso della storia. Ma dopo una storia movimentata che risale a migliaia di anni fa, che include esilio, espulsione e decimazione, una comunità sta lentamente ricominciando a formarsi su queste coste.” Caron Bluestone racconta così su Jewish News la sua esperienza di viaggio sulla nostra isola.

Questa è la mia quinta volta su questa meravigliosa isola, che vanta 2.000 km di costa eccezionale, e ogni visita è diversa man mano che la nostra famiglia cresce. Gli italiani amano i bambini e si prendono cura di loro. La Sardegna è quasi un paradiso tropicale ed è a sole due ore di volo da Londra Luton con easyJet.

I primi ebrei arrivarono qui più di due millenni fa, essendo stati esiliati durante i tempi dell’Impero Romano, nell’anno 19 d.C. Non è rimasta molta storia ebraica tangibile oggi, anche se le influenze ebraiche permangono; la parola sarda per venerdì, cenabura, prende il suo significato dal latino cena pura – festa pura – o pasto di Shabbat e caputanni, che significa capo dell’anno, da Rosh Hashanah, è usato per indicare il mese di settembre.

Sant’Antioco, un’isola raggiungibile in traghetto o in auto dal sud della Sardegna, ospita probabilmente i reperti ebraici più interessanti. All’interno delle sue catacombe, i visitatori possono ancora vedere iscrizioni scritte in ebraico e latino in uno dei pochi luoghi in cui si possono trovare in Italia.

Nel 1325, quando la Sardegna passò sotto il dominio spagnolo, la vita divenne più piacevole per la comunità ebraica. Gli ebrei spagnoli iniziarono ad arrivare, così come famiglie da Marsiglia. Molti vivevano nella capitale, Cagliari, che un tempo ospitava una grande sinagoga. La comunità più grande era ad Alghero. Ma, proprio mentre la comunità iniziava a prosperare, la Spagna iniziò a perseguitare i suoi cittadini ebrei, prima rendendo illegale l’immigrazione sotto pena di morte e infine, nel 1492, con l’espulsione.

Molti andarono a Malta, in Grecia e in Calabria. Non tornarono fino al XIX secolo con le rivoluzioni negli stati italiani nel 1848 e l’emancipazione ebraica, solo per la comunità ad essere decimata ancora una volta dalla Shoah.

Oggi, la Sardegna è vista come un’isola di opulenza e lusso, e per i turisti ebrei, le cose non potrebbero andare meglio. Ci sono molte opzioni kosher disponibili e, sebbene non ci sia una sinagoga attiva, una nascente comunità ebraica ha iniziato a emergere.

Ci siamo diretti verso l’incontaminato nord-est al Delphina’s 4* Park Hotel Cala Di Lepre, situato a breve distanza con la navetta dell’hotel dal grazioso porto di Palau. I visitatori qui possono godere di suite a un piano, progettate per integrarsi perfettamente in uno splendido parco che presenta più flora e fauna di una riserva naturale e abbastanza bougainvillea da soddisfare il Chelsea Flower Show.

Eravamo a pochi passi dal mare calmo e turchese e dalla spiaggia privata, anche se ci sono anche tre piscine, tra cui un’area dedicata ai bambini, all’hotel. C’è anche un superbo club per bambini, aperto fino alle 23:00 tutti i giorni.

La nostra casa per la settimana era una bellissima suite con due camere da letto recentemente rinnovata, che offriva molto spazio per la nostra famiglia di quattro persone.

Un avvertimento: questo è decisamente un posto per i più attivi. La posizione dell’hotel su una collina ripida significa che le viste sono mozzafiato da quasi ogni punto di vista, ma preparatevi a smaltire quei sontuosi buffet!

I buongustai saranno molto felici qui. Scegliete l’opzione di mezza pensione, o se osate, la pensione completa e sarete accolti da buffet stracolmi di antipasti freschissimi di carne, pesce e vegetariani, oltre a opzioni senza glutine. Poi ci sono le opzioni di pasta, pizza e pesce come piatto principale e, se avete ancora spazio, dessert da far venire l’acquolina in bocca. E, per pasti extra-speciali, Le Terrazze offre un ristorante à la carte più intimo.

La nostra settimana in Sardegna è volata via, con mattinate trascorse in piscina e i ragazzi che si godono il calcio e il tiro con l’arco, e pomeriggi sulla spiaggia, guardando il mare cristallino, mentre tentavano di prendere pesci nei loro secchielli.

L’ultimo giorno, sono andata alla spa dell’hotel, una destinazione a sé stante completa di tre piscine, per un massaggio che mi ha fatto scivolare in uno stato di beatitudine.

Mentre la nostra vacanza giungeva al termine, abbiamo salutato la Sardegna ancora una volta, questa isola che offre un pezzo di paradiso. Senza dubbio torneremo.”

Leggi il racconto completo su Jewish News

Su Jewish Travel Agency, Sophia Kulich propone un itinerario di viaggio per riscoprire le radici ebraiche in Sardegna:

SULLE TRACCE DEGLI EBREI IN SARDEGNA

Esplora una delle isole più belle d’Europa! Le parole sembrano inadeguate per descrivere l’effettiva divinità dei paesaggi naturali della Sardegna. Qui, dove meravigliose scogliere incontrano acque placide e smeraldine e una flora ultraterrena ricopre pendii montuosi e letti di fiumi, ci troviamo in uno dei pochi luoghi in Europa ancora intatti e protetti dal tempo.
Scopriamo tutto questo in questo tour eccezionale!

Giorno 1: Arrivo a Cagliari e Scoperta della Juharia

  • Mattina:
    • Arrivo all’aeroporto di Cagliari e trasferimento in città.
    • Passeggiata nel quartiere di Castello e visita della Juharia, l’antico quartiere ebraico.
    • Visita della chiesa di Santa Croce, costruita sull’antica sinagoga.
    • Esplorazione dell’area impropriamente chiamata “ghetto ebraico” e analisi dell’arrivo degli ebrei in Sardegna.
  • Pomeriggio:
    • Visita di Nora, antica città costiera con le prime comunità ebraiche.
    • Incontro con la società culturale ebraica “Chenàbura-Sardos pro Israele” a Cagliari.
    • Racconti sulla comunità ebraica di Cagliari.
    • Pernottamento in hotel nel centro di Cagliari.

Giorno 2: Sant’Antioco e Carloforte: Catacombe e Tradizioni Liguri

  • Mattina:
    • Trasferimento a Sant’Antioco e visita delle catacombe, con sepolcri cristiani ed ebraici e iscrizioni in ebraico e latino.
  • Pomeriggio:
    • Trasferimento a Calasetta e traghetto per l’isola di San Pietro.
    • Visita di Carloforte, borgo ligure con stradine colorate e fortificazioni antiche.
    • Ritorno a Cagliari per cena e pernottamento.

Giorno 3: Giganti di Mont’e Prama e Tharros: Archeologia e Storia Antica

  • Mattina:
    • Esplorazione della penisola del Sinis e visita del museo dei Giganti di Mont’e Prama a Cabras.
  • Pomeriggio:
    • Visita del sito archeologico di Tharros, con testimonianze nuragiche, fenicie, cartaginesi, romane, bizantine e medievali e reperti ebraici.
    • Visita del singolare villaggio di San Salvatore.
    • Cena e pernottamento nella zona di Oristano.

Giorno 4: Fordongianus e Oristano: Terme Romane e Storia Medievale

  • Mattina:
    • Visita di Fordongianus, con terme romane, chiesa di San Lussorio e casa aragonese, e scoperta del centro ebraico con cimitero.
  • Pomeriggio:
    • Visita di Oristano, con torre di San Cristoforo, monumento di Eleonora d’Arborea, siti dell’antica sinagoga e Juharia, e museo Antiquarium Arborense.
    • Cena e pernottamento nella zona di Oristano.

Giorno 5: Bosa e Alghero: Borghi Pittoreschi e Influenze Catalane

  • Mattina:
    • Visita di Bosa, borgo colorato con case lungo il fiume Temo e testimonianze della comunità ebraica.
  • Pomeriggio:
    • Trasferimento ad Alghero, la “piccola Barcellona”, e visita dell’ex Juharia e della Torre degli Ebrei.
    • Pernottamento ad Alghero.

Giorno 6: Sassari e Porto Torres: Storia Ebraica e Archeologia Unica

  • Mattina:
    • Visita di Sassari e del suo centro storico, con il quartiere di San Nicola, l’antica Juharia.
    • Visita del sito archeologico di Monte d’Accoddi.
  • Pomeriggio:
    • Visita di Porto Torres, con ritrovamenti di iscrizioni ebraiche e un anello con menorah.
    • Pernottamento ad Alghero.

Giorno 7: Olbia e la Costa Nord-Orientale: Nuraghe e Origini Ebraiche

  • Mattina:
    • Visita del Nuraghe di Santu Antine a Torralba.
    • Trasferimento a Olbia e visita della Basilica di San Simplicio, con ipotesi sull’origine ebraica del nome “Gallura”.
  • Pomeriggio:
    • Tempo libero a Olbia.
    • Pernottamento nella zona di Olbia.

Giorno 8: Partenza da Cagliari

  • Mattina:
    • Trasferimento all’aeroporto di Cagliari e partenza.

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Un breve estratto da uno scritto di Emilio Lussu per comprendere gli avvenimenti e le contraddizioni di oggi

In “Giustizia e libertà” n.38 30 novembre 1938 pag.3
“…La futura Repubblica Sarda sarà magnanime anche col re di Sardegna. Lo accolse l’isola, fuggiasco dall’invasione giacobina, lo accoglierà ancora una volta, profugo dal dominio ariano-italico. L’isola dell’Asinara gli sarà concessa in usufrutto fino all’ultimo dei suoi discendenti. E potrà tenervi corte, liberamente, a suo piacere. Ci sia concesso ora dare uno sguardo all’avvenire, sì ricco di promesse, in mezzo a tanti disastri presenti. Noi vediamo già gli ebreo-sardi dominare il Mediterraneo: una talassocrazia di scelta razza semitica, sui solchi delle vele fenice. Dopo Mosè, Giosuè e i Maccabei, gli ebrei non conobbero glorie militari.
Ma la Sardegna è una stirpe guerriera. Dalla fusione, scaturirà un popolo scientificamente audace, che non avrà nulla da invidiare ai figli di Romolo e ai granatieri di Pomerania. Sarà l’ora dei Vichinghi del Sud.
Sarà l’ora dell’arrembaggio. E verrà la resa dei conti. La razza ariana italica avrà parecchie gatte da pelare con noi.
Dalla Sardegna, partirà la crociata per la riconquista dell’Italia perduta.”

(n.d.r.)
L’estratto si riferisce a un lungo articolo pubblicato da Emilio Lussu non appena ebbe notizia delle leggi razziali fascisto-monarchiche e conferma quanto il sardismo sia sempre stato avverso ad ogni forma di antisemitismo e solidale col popolo ebraico. Inoltre i sardisti furono sempre favorevoli alla creazione di uno Stato ebraico nel territorio del Mandato di Palestina britannico perché in questo
processo vedevano come in uno specchio la realizzazione del principio di autodeterminazione dei popoli e quindi la prefigurazione di un analoga realizzazione per i popolo sardo. Emilio Lussu che è sempre stato parco di affermazioni indipendentiste, perché pur essendolo e prefigurando generalmente nel suo lessico l’obbiettivo dello Stato sardo Autonomo per motivi politici contingenti alla sua epoca di azione politica nel secondo dopoguerra, da federalista era impegnato in ciò che definiva separatismo ma sbagliando
clamorosamente, dato che questa sua posizione l’avrebbe allontanato dal cuore dei sardisti e lo portò dopo aver perso clamorosamente il Congresso di Cagliari all’abbandono del PSdAz per una scelta che si rivelò fallimentare da tutti i punti di vista che una analisi storico-politica seria dimostra ampiamente. Tuttavia, affrontando l’orrore delle leggi razziali innalza a gran voce, anche perché
Mussolini udisse, la bandiera della Repubblica sarda come luogo di rifugio e prosperità per gli ebrei che intanto pur ostacolati moltissimo dai britannici sceglievano di fuggire dall’Europa nazifascista e dall’ Unione sovietica stalinista e andare a salvarsi nella Palestina Mandataria.

Lo scritto di Lussu ha anche una parte profetica perché prevede la potenza militare del futuro Stato di Israele creata da un popolo considerato in passato come imbelle e inadatto alle armi.

Per concludere vorrei ricordare che i sardisti furono felicissimi della nascita dello Stato d’Israele e dal dopoguerra, in coincidenza anche con la nascita dell’Autonomia regionale sarda, furono sempre sionisti contrariamente all’area socialcomunista che cambiando repentinamente opinione su ordine di Stalin eseguito cinicamente e servilmente da Togliatti divenne, e lo è anche adesso malgrado qualche ipocrita affermazione diversa, contraria allo Stato d’Israele e supporto ideologico e pratico alla ventata di antisemitismo presente in Italia e alla propaganda antisemita/antisionista del terrorismo di Hamas e Iran.

 

La Sardegna, isola al centro del Mediterraneo, ha ospitato comunità ebraiche fin dall’antichità, lasciando tracce indelebili nella sua storia e cultura.

Le Prime Testimonianze e l’Epoca Romana

Le prime testimonianze della presenza ebraica in Sardegna risalgono all’epoca romana, quando l’isola divenne un importante centro commerciale e culturale. La presenza di comunità ebraiche è documentata in diverse città, tra cui Cagliari, Sulci e Tharros.

Il Medioevo e la Convivenza Pacifica

Durante il Medioevo, la Sardegna visse un periodo di relativa tolleranza religiosa, con la convivenza pacifica tra ebrei, cristiani e musulmani. Le comunità ebraiche si integrarono nella società sarda, contribuendo allo sviluppo economico e culturale dell’isola.

L’Inquisizione Spagnola e l’Espulsione

L’arrivo degli spagnoli nel XV secolo segnò un punto di svolta nella storia degli ebrei in Sardegna. L’Inquisizione spagnola perseguitò le comunità ebraiche, culminando nell’editto di espulsione del 1492.

L’Epoca Moderna e le Leggi Razziali

Dopo l’espulsione, la presenza ebraica in Sardegna si ridusse drasticamente. Solo nel XIX secolo, con l’emancipazione degli ebrei in Europa, alcune famiglie ebraiche tornarono a stabilirsi sull’isola. Tuttavia, le leggi razziali del 1938 segnarono un nuovo periodo di persecuzione.

L’Eredità Culturale e la Memoria

Nonostante i periodi di persecuzione, la presenza ebraica in Sardegna ha lasciato un’eredità culturale significativa. Tracce linguistiche, usanze culinarie e toponimi testimoniano la profonda integrazione degli ebrei nella società sarda.

La storia degli ebrei in Sardegna è una storia di resilienza e di integrazione, di convivenza pacifica e di persecuzione. Una storia che merita di essere raccontata e ricordata, per comprendere appieno la ricchezza e la complessità della cultura sarda.

Per un approfondimento consulta l’articolo della Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea

Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari, si nasconde un pezzo di storia poco conosciuto: la “Juharia”, l’antico quartiere ebraico. Un luogo dove, tra il 1323 e il 1492, visse una comunità fiorente, prima di essere costretta all’esilio dall’editto di espulsione della corona spagnola.

Oggi, passeggiando tra i vicoli di Castello, è possibile ripercorrere le tracce di quella presenza: dalla sede dell’Associazione Chenàbura, che custodisce oggetti della tradizione ebraica, alla panoramica via Santa Croce, dove sorgeva l’antica sinagoga. Via de la Fontana, via de Orifanti e via Stretta raccontano di un quartiere vivace, con la sua fonte d’acqua, i suoi commerci e i suoi luoghi di culto.

La “Juharia” di Cagliari è solo un capitolo di una storia più ampia, che affonda le sue radici nell’antica Roma, quando l’imperatore Tiberio inviò in Sardegna quattromila ebrei. Una presenza che, tra alti e bassi, ha segnato la storia dell’isola, lasciando tracce ancora visibili tra le vie di Castello.

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Alghero conserva ancora oggi le tracce di un passato ebraico ricco e affascinante. La “juharia”, il quartiere ebraico, si estendeva dal bastione Myrador fino a Piazza Duomo, un labirinto di stradine pittoresche come il “Carrero dels hebreus”, abbellite da fiori e testimonianze di un’epoca lontana.

La Torre degli Ebrei, oggi dedicata ai caduti di guerra, ricorda il contributo della comunità ebraica alla difesa della città. Piazza Santa Croce, un tempo sede della sinagoga, racconta di un luogo di culto e di incontro, trasformato in chiesa dopo l’espulsione degli ebrei nel 1492.

La storia degli ebrei in Sardegna affonda le sue radici in tempi antichi, quando l’imperatore Tiberio inviò nell’isola quattromila ebrei romani. Una presenza che, tra alti e bassi, è durata secoli, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella storia di Alghero.

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Sassari, nel cuore del Medioevo, ospitava una vivace comunità ebraica, la “juharia”. Mercanti, artigiani, medici e insegnanti vivevano nel quartiere di San Nicola, vicino alle mura della città. Un gruppo ben integrato nel tessuto sociale ed economico, che nel 1492, con l’espulsione degli ebrei dalla Sardegna, fu costretto ad abbandonare l’isola.

La “juharia” aveva il suo cuore pulsante nella piazza della sinagoga, un luogo di incontro e di preghiera. Oggi, di quel quartiere e di quella comunità, rimangono tracce nel Museo nazionale Sanna, dove sono custoditi antichi reperti ebraici: lapidi, lucerne e sigilli, testimonianze di una presenza che ha segnato la storia di Sassari.

Ma la storia degli ebrei in Sardegna affonda le sue radici in tempi ancora più antichi, nel I secolo d.C., quando l’imperatore Tiberio inviò nell’isola quattromila ebrei romani. Una presenza che, tra alti e bassi, è durata secoli, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nella storia della Sardegna.

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La Sardegna, terra di antiche tradizioni e crocevia di culture, custodisce un legame millenario con il mondo ebraico, testimoniato da tracce linguistiche e usanze culinarie che si tramandano di generazione in generazione. Mario Carboni, in un’appassionata riflessione, ci guida alla scoperta di questo legame, partendo dalla lingua sarda, un idioma neolatino unico, studiato in tutto il mondo per le sue peculiarità.

Tracce Linguistiche ebraiche in Sardegna

Il mese di settembre, “Cabudanni” in sardo, richiama il “Rosh Hashanah” ebraico, l’inizio dell’anno. Il venerdì, “Chenàbura”, evoca la “Coena pura”, la vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. E ancora, “Lampadas”, giugno, ricorda le lampade accese nel solstizio d’estate.

Queste tracce linguistiche, secondo il linguista Max Leopoldo Wagner, sarebbero state introdotte in Sardegna dagli ebrei del Nord Africa, durante il periodo in cui l’isola era sotto il dominio dell’Esarcato d’Africa o di Cartagine.

“Su Pane Purile”: L’Azzimo Sardo, un’Eredità Culturale

Ma è nella tradizione culinaria che il legame tra Sardegna ed ebraismo si manifesta con maggiore evidenza. “Su Pane Purile”, o “Cotzula Purile”, è il pane azzimo sardo, preparato senza lievito e consumato durante la Pasqua ebraica, il Pesach.

L’assonanza tra “Purile” e “Purim”, la festa ebraica che precede Pesach, testimonia l’influenza della cultura ebraica nella tradizione sarda.

Un’Usanza Antica, un Legame Vivo

La preparazione del “Pane Purile”, descritta da viaggiatori e scrittori come Padre Antonio Bresciani, rievoca le usanze bibliche, con la cottura del pane nella cenere calda o sui carboni.

Un’usanza che si è tramandata nel tempo, fino ai giorni nostri, quando alcune confraternite neocatecumenali cattoliche celebrano l’Eucaristia con pane azzimo, rievocando l’Ultima Cena di Gesù, ebreo praticante, che consumò pane azzimo durante il Seder pasquale.

Mario Carboni, con i suoi ricordi d’infanzia, ci riporta alle tradizioni familiari, quando “Su Pane Purile” veniva preparato con cura e passione, un gesto che univa le generazioni e custodiva un’eredità culturale millenaria.

Nel cuore del cimitero di San Michele a Cagliari, tra le lapidi di soldati inglesi, si nasconde una stella di David. È la tomba del soldato L. Joseph, un ebreo sudafricano caduto in Sardegna nel 1943. La sua storia è solo una delle tante che raccontano il coraggio dei soldati ebrei che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, un legame spesso dimenticato tra la Sardegna e la Resistenza ebraica.

L’articolo di Alessandro Matta per l’Unione Sarda ci porta in un viaggio nel tempo, alla scoperta di altre storie di eroi ebrei che hanno incrociato il loro destino con la Sardegna. Renzo Cavaglione, ad esempio, dopo aver combattuto con gli Alleati, lavorò a Cagliari per l’ufficio di propaganda. Renzo Coen, nipote di una professoressa ebrea espulsa da Sassari, si unì alla lotta partigiana in Val d’Ossola. Bruno Cevidalli, cagliaritano, combatté nella Resistenza e aiutò prigionieri inglesi e americani.

Queste storie ci ricordano che la Resistenza ebraica non è solo un capitolo della storia europea, ma ha toccato da vicino anche la nostra isola. Un legame che merita di essere riscoperto e celebrato.

Leggi l’articolo completo su l’Unione Sarda

Il 4 aprile 2024, il Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano ospiterà un evento importante: la presentazione del libro di Alessandro Matta, “Gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah”. Questo libro è il risultato di anni di ricerca e si propone di colmare una lacuna nella storia sarda, raccontando cosa successe alle poche famiglie ebree presenti sull’isola durante il periodo delle leggi razziali e della Shoah.

L’autore, Alessandro Matta, ha dedicato la sua vita allo studio della Shoah e della storia ebraica. In questo libro, ci conduce in un viaggio attraverso documenti d’archivio, testimonianze e storie di vita, per ricostruire un quadro completo di un periodo buio. Matta ci pone domande importanti: come reagirono i sardi alle leggi razziali? Quale fu il ruolo delle autorità? E come gli ebrei sopravvissuti contribuirono alla ricostruzione del dopoguerra?

Questo libro è un’occasione per riflettere sul passato, per non dimenticare le vittime della Shoah e per imparare dagli errori del passato.

Leggi la notizia completa su Comune di Oristano

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus, in uscita il 5 maggio per Catartica Edizioni, è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus, in uscita il 5 maggio per Catartica Edizioni, è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus, in uscita il 5 maggio per Catartica Edizioni, è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

Dopo il successo delle fiabe sarde con “Il Viaggio Incantato”, premiato con il Nabokov Kids 2020, Claudia Desogus torna con un’opera che intreccia storia e fantasia, conducendoci in un’avventura emozionante.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

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Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

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Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

La storia è ambientata negli anni ’90 e ha come protagonisti due ragazzi che, partendo dal Palazzo Carcassona di Alghero, ancora oggi esistente, si lanciano in un’indagine alla ricerca di gioielli misteriosi e antiche opere d’arte sarde.

Il loro viaggio li porterà a ricostruire la tragica vicenda della famiglia Carcassona, la più potente famiglia ebraica del Quattrocento sardo, costretta a confrontarsi con la drammatica decisione dell’espulsione degli ebrei dal Regno di Spagna nel 1492.

Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

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Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Nuove ricerche israeliane stanno riscrivendo la storia dei commerci tra la Sardegna e il Levante nell’Età del Bronzo, gettando luce su un’antica rotta commerciale che collegava queste due regioni.

Uno studio di Lipiński ha messo in discussione la tradizionale localizzazione della biblica Tarshish, suggerendo che si trovasse in Sardegna anziché nella penisola iberica. L’analisi di testi antichi, infatti, indica che Tarshish era un’isola situata all’estremo occidente, da cui proveniva l’argento che arrivava in Israele.

Un’altra ricerca, condotta da Christine M. Thompson e Sheldon Skaggs, ha analizzato reperti d’argento rinvenuti nel sud della Fenicia, scoprendo che la maggior parte di essi proveniva da miniere sarde. Questo risultato inaspettato ha portato gli studiosi a ipotizzare che i commerci fossero gestiti da qualcun altro, forse i Popoli del Mare, e in particolare gli Sherden/Sardi.

Un terzo studio sulla provenienza dei reperti di piombo nell’Est del Mediterraneo ha confermato queste conclusioni, rivelando che anche il piombo sardo circolava nei mercati del Levante già dalla Tarda Età del Bronzo. I reperti rinvenuti a Timna, Beth Sean e in diversi relitti testimoniano la presenza di piombo sardo in Medio Oriente, suggerendo che gli scambi fossero reciproci, con reperti di rame del Sinai trovati in Sardegna.

Questi studi israeliani stanno rivoluzionando la nostra comprensione dei commerci antichi, svelando un legame profondo e duraturo tra la Sardegna e il Levante.

Leggi la notizia completa su Nurnet

Una scoperta sensazionale dell’università di Haifa sta riscrivendo la storia, svelando un legame profondo e antichissimo tra la Sardegna e Israele. Lingotti di piombo, rinvenuti nel porto di Cesarea, portano infatti la firma inequivocabile della terra sarda, precisamente del Sulcis, e marchi cipro-minoici, rivelando un’epoca in cui le due terre erano unite da rotte commerciali e scambi culturali.

Questa scoperta straordinaria ci parla degli Shardana, un popolo di guerrieri del mare, che secondo molti studiosi erano i navigatori nuragici della Sardegna. I lingotti, risalenti all’epoca del faraone Ramses II, testimoniano la presenza sarda in Medio Oriente, un legame che affonda le sue radici in un passato lontano.

Ma le connessioni non si fermano qui. I nuraghi, simboli della civiltà sarda, trovano eco in costruzioni simili in Israele, a testimonianza di un popolo che non conosceva confini e che navigava attraverso il Mediterraneo. La scoperta dei lingotti di piombo non solo conferma la presenza degli Shardana in Israele, ma ci offre anche una nuova prospettiva sulla civiltà nuragica, un popolo di navigatori e commercianti che collegava la Sardegna al Medio Oriente.

Questa scoperta è un tassello fondamentale per comprendere le antiche connessioni tra la Sardegna e Israele, un legame che ci invita a riflettere sulla ricchezza e la complessità della storia del Mediterraneo.

Leggi la notizia completa su La Nuova Sardegna

Hai mai pensato che la Sardegna e Israele potessero avere un legame più profondo di quanto immagini? Elio Moncelsi, artista e storico nuorese, ci svela una storia affascinante: quella di un’antica connessione tra sardi ed ebrei, un filo rosso che attraversa i secoli.

Dalle deportazioni romane all’editto del 1492, l’intervista di Moncelsi per La Nuova Sardegna ci porta in un viaggio nel tempo, alla scoperta di una Sardegna accogliente e rifugio per il popolo ebraico. Lo storico sardo ci racconta di comunità fiorenti, di cognomi condivisi, di una cultura che si è mescolata e arricchita nel cuore del Mediterraneo.

Ma non è solo storia: è un racconto di persone, di incontri, di un’affinità che va oltre i libri. Moncelsi ci parla di un legame che si sente, che si respira, che si legge nei volti e nelle tradizioni.

E se ti dicessi che anche tu, sardo, porti nel sangue un pezzetto di questa storia? Moncelsi ne è convinto: siamo tutti un po’ ebrei, eredi di un passato che ci unisce e ci rende unici.

Leggi l’intervista completa su La Nuova Sardegna

In “Eretici”, Leonardo Padura ci conduce in un viaggio avvincente che attraversa secoli e continenti, intrecciando le storie di una famiglia ebrea in fuga, un quadro perduto di Rembrandt e le indagini del suo iconico detective, Mario Conde.

Il romanzo, ambientato tra Cuba, Miami, New York e l’Amsterdam del XVII secolo, segue le tracce di Elías Kaminsky, un pittore newyorchese alla ricerca delle sue radici e di un mistero legato a un Rembrandt scomparso. Padura, in un’intervista rilasciata a La Nuova Sardegna, rivela che il libro nasce dal suo interesse per la storia degli ebrei cubani e dalla volontà di esplorare il tema della libertà individuale.

Uno degli episodi centrali del romanzo è la vicenda della nave Saint Louis, che nel 1939 trasportava rifugiati ebrei da Amburgo a L’Avana. Padura spiega che, nonostante la tradizione di tolleranza di Cuba, la nave fu respinta a causa di dinamiche economiche e pressioni politiche.

L’autore esplora anche il tema dell’identità, sottolineando come molti ebrei cubani, una volta emigrati negli Stati Uniti, abbiano riscoperto le loro radici religiose come forma di sopravvivenza e integrazione.

Un altro aspetto affascinante del romanzo è il legame tra la pittura di Rembrandt e la comunità ebraica di Amsterdam. Padura racconta come la vicinanza con gli ebrei abbia influenzato l’opera del pittore, portandolo a rappresentare l’umanità di Cristo in modo innovativo.

Infine, Padura riflette sul contesto storico in cui è ambientato il romanzo, il 2007, un periodo di transizione per Cuba, sottolineando come, nonostante i cambiamenti politici successivi, la società cubana stia ancora affrontando sfide significative.

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Un’indagine avvincente, un mistero da svelare, una storia dimenticata che riemerge dal passato: “Gli Ultimi Ebrei” di Claudia Desogus è un romanzo che ci trasporta in un’Alghero inedita, alla scoperta delle tracce lasciate dalla comunità ebraica in Sardegna.

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Un Viaggio nel Tempo tra Alghero e Castelsardo

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Una Maledizione da Spezzare

Ma l’indagine non è solo una ricostruzione storica: i ragazzi dovranno anche liberare la famiglia Carcassona da una maledizione che incombe su di loro, in un intreccio di eventi prodigiosi e rivelazioni sorprendenti.

Il romanzo di Claudia Desogus ci conduce in un viaggio emozionante tra Alghero e Castelsardo, alla scoperta di un episodio poco conosciuto della storia sarda, che ha lasciato tracce importanti nell’isola.

Un’Eredità Culturale da Riscoprire

“Gli Ultimi Ebrei” è un’opera che ci invita a riflettere sull’importanza della memoria e sulla necessità di riscoprire le nostre radici culturali. Un romanzo che ci appassiona e ci fa conoscere un aspetto inedito della Sardegna.

Il libro è edito dalla casa editrice sassarese Catartica Edizioni, che continua a valorizzare la cultura e la storia della Sardegna attraverso opere di qualità.

Il 27 gennaio 2024, il Piccolo Museo di Cultura Ebraica di Cagliari ha ospitato la presentazione del libro di Alessandro Matta, “Gli ebrei della Sardegna durante le leggi antiebraiche e la Shoah”. Un’opera importante, che ricostruisce un capitolo doloroso della storia sarda, dalle leggi razziali del 1938 alla Shoah.

Il libro, edito da La Giuntina e frutto di una lunga ricerca, si interroga su cosa accadde alle poche famiglie ebree presenti in Sardegna durante quegli anni bui. Come reagirono i sardi? Quale fu il ruolo delle autorità? E come gli ebrei sopravvissuti contribuirono alla ricostruzione del dopoguerra?

Attraverso documenti d’archivio, testimonianze e storie di vita, Alessandro Matta ci restituisce un quadro vivido e commovente di un’epoca che non deve essere dimenticata. Un libro che è un monito contro l’odio e l’intolleranza, e un tributo alla memoria di chi ha sofferto.

Leggi la notizia completa su Museoebraico.cagliari

L’autunno dell’archeologia sarda, già denso di appuntamenti,  inizia con un evento inedito nel suo genere ad opera dell’associazione Chenàbura: l’incontro tra una delegazione di archeologi israeliani e  i professori Giovanni Ugas e Raimondo Zucca per un tour in alcuni dei più importanti siti di età nuragica della Sardegna a cui seguirà  un convegno che per la prima volta esplorerà in maniera scientifica i dati storici sull’esistenza e i rapporti tra gli Shardana e gli altri popoli del Mediterraneo.

Si tratta di un’occasione unica di confronto, la prima nel suo genere promossa dall’associazione Chenàbura che ha come obiettivo lo studio delle similitudini tra le costruzioni sarde e il sito di el-Ahwat, scoperto nel 1992 nella regione di Haifa e ai cui scavi  hanno partecipato due missioni dell’Università degli Studi di Cagliari, nel 1997 e nel 2000 guidate dall’archeologo sardo Giovanni Ugas.

Secondo le ricerche la costruzione risalirebbe ad un periodo compreso fra l’età del bronzo e l’età del ferro e  la sua scoperta, ad opera dell’archeologo Adam Zertal, getta una nuova luce sui rapporti tra i popoli del Mediterraneo e in particolare sugli spostamenti e i radicamenti degli Shardana in altri territori come quello dell’attuale Israele.

A seguito del tour si terrà il convegno che avrà come base di partenza gli scritti del grande archeologo israeliano  scomparso nel 2015, per poi addentrarsi sui dati e le risultanze oggettive fino ad oggi merse sul popolo degli Shardana.

La visita – studio

11 ottobre 2023

La  delegazione israeliana composta dell’archeologo Shay Bar, dell’archeologa Tzilla Eshell,  docenti dell’Università di Haifa e dell’ex ambasciatore in Italia Dror Eydar, storico e scrittore,  tutti provenienti da Israele,  sarà accompagnata dagli studiosi Giovanni Ugas e Raimondo Zucca, due dei massimi esperti di archeologia sarda, in una visita- studio tra i più importanti siti nuragici del Centro – Sud Sardegna:  il nuraghe Santu Antine di Torralba, il tempio di Santa Cristina a Paulilatino, il  nuraghe di Barumini e il Protonuraghe Su Mulino Villanovafranca.

Sullo sfondo gli studi sul sito di el-Ahwat, scoperto nel 1992 nella regione di Haifa dal grande archeologo israeliano Adam Zertal e l’esigenza di validare scientificamente alcune supposizioni sugli spostamenti di alcuni soldati, probabilmente marinai nei territori dell’attuale Israele.

La delegazione partirà la mattina dell’11 ottobre 2023 a bordo di un bus, presenti anche due filmaker che realizzeranno un documento  filmato.

Il giorno prima,  il 10 ottobre 2023, gli studiosi israeliani incontreranno le autorità cittadine a cui seguirà una visita al Museo Archeologico di Cagliari.

Il viaggio studio della delegazione israeliana  si chiuderà con un importante convegno che si terrà il 12 ottobre 2023 alla Manifattura Tabacchi di Cagliari dal titolo:  ” Sardi e Shardana nell’Est del Mediterraneo e gli Scavi di el-Ahwat. Convegno in ricordo di Adam Zertal”.

Il convegno internazionale

12 Ottobre 2023 h. 10:00 – Sa Manifattura

Il convegno di studi internazionale avrà come base di partenza gli scritti dell’archeologo Adam Zertal sulla scoperta del sito di el-Ahwat.

Sarà lo studioso Shay Bar, docente dell’Università di Haifa, ad affrontare, dopo i saluti istituzionali l’argomento con una relazione dal titolo “Adam Zertal l’uomo e lo studioso. The Sisera’s Secret”.

La sua relazione è prevista per le 11:15 del 12 ottobre 2023, seguirà poi l’intervento dell’ex Ambasciatore Dror Eydar e la relazione degli archeologi Nicola Sanna e Alassenda Placido sulle Attività e le visite guidate didattiche in Israele degli allievi dell’università di Cagliari durante le campagne di scavi del 1997 e del 2000.

Nell’arco della giornata saranno presenti:

Dror Eydar Ex Ambasciatore d’Israele in Italia, storico e giornalista che terrà una relazione dal titolo “Sisera nel contesto biblico di el-Ahwat”;

Nicola Sanna  illustrerà le “Attività e le visite guidate didattiche in Israele degli allievi dell’università di Cagliari durante le campagne di scavi del 1997 e del 2000”;

Raimondo Zucca dell’ Università di Sassari, interverrà con una relazione su “I Sardi nel Mediterraneo Orientale tra Creta, Cipro, Egitto e Levante nei secoli XIII-XI a,C”.

Giovanni Ugas già docente dell’Università degli Studi di Cagliari e ricercatore interverrà su “L’apporto dell’Università di Cagliari agli scavi in el-Ahwat e la problematicità degli stanziamenti dei Popoli del Mare nell’Est del Mediterraneo”.

Il convegno si chiuderà nel tardo pomeriggio con un confronto sulla visita studio nei siti del Centro – Sud Sardegna.

Per chi non potesse essere presente, il convegno si potra seguire in streming su Youtube cliccando qui.

Il Programma

PRESIDENZA A TURNO DEI RELATORI

con Bruno Spinazzola e Alessandra Addari dell’Associazione Chenàbura

Ore 10.00 – 10:30 Accettazione e Saluti istituzionali

  • Apertura dei lavori con Mario Carboni Presidente di Chenàbura

Ore 11.20 Shay Bar – University of Haifa e Giovanni Ugas – Già Docente dell’Università di Cagliari

  • Adam Zertal l’uomo e lo studioso

Ore 12.00 Dror Eydar Storico, editorialista, ex-Ambasciatore di Israele in Italia

  • Sisera nel contesto biblico di el-Ahwat

Ore 12:45 Discussione

Ore 13:30 Food break

Ore 15.00 Alessandra Placido e Nicola Sanna – Archeologi

  • Attività e visite didattiche in Israele dell’Università di Cagliari nelle campagne di scavi del 1997 e 2000 a el-Ahwat

Ore 15.45 Shay Bar – University of Haifa

  • El-Ahwat, a forgotten early iron age fortified city

Ore 16.30 Raimondo Zucca e Anna Paola Delogu – Università di Sassari

  • I Sardi nel Mediterraneo Orientale tra Creta, Cipro, Egitto e Levante nei secoli XIII-XI a,C.

Ore 17:15 Coffee break

Ore 17:35 Tzilla Eshel – University of Haifa

  • The metal assemblage from el-Ahwat

Ore 18.15 Giovanni Ugas – Già Docente dell’Università di Cagliari

  • L’apporto dell’Università di Cagliari agli scavi in el-Ahwat e la problematicità degli stanziamenti dei Popoli del Mare nell’Est del Mediterraneo

Ore 19:05 Dibattito condotto da Alessandra Addari

Ore 19:30 Conclusioni

Chenabura

Le tre giornate sono organizzate dall’associazione Chenàbura che da più di dieci anni opera nel territorio per valorizzare e riscoprire le radici ebraiche del popolo sardo e per rinsaldare i rapporti tra la Sardegna e Israele.

La sua attività si svolge attraverso iniziative  di tipo culturale con convegni di studi, lezioni sull’ebraismo, raccolta di scritti e di oggetti che riguardano la vita degli ebrei in Sardegna; di tipo sociale, con la celebrazione delle principali festività ebraiche aperte al pubblico  e di tipo scientifico, favorendo gli incontri tra esperti e professionisti sardi di ogni settore e gli omologhi israeliani.

Lo scorso anno Chenàbura ha inaugurato il MUCE, il Piccolo Museo di Cultura Ebraica, ha dato modo a un centinaio dipersone di partecipare gratuitamente alle visite guidate nella Giuderia di Castello, ha condotto studi sulle origini ebraiche della cucina sarda, ha promosso un convegno sull’Agricoltura 5.0 e uno sulla Cybersecurity. Ha inaugurato il Giardino dei Gisuti a Cagliari.

Nel ricco programma 2023 anche il recente evento dedicato alla “settimana europea della cultura ebraica” che ha avuto luogo tra il 10 e il 17 settembre e al cui interno era inserita una rassegna di film sulla realtà israeliana attuale e sul ruolo della donna in una società multietnica, evento che si è chiuso con una lezione sulla “bella rinascita della lingua ebraica” tenuta dallo studioso Diego Corraine.

Il presidente dell’Associazione Chenàbura è Mario Carboni, direttore artistico Bruno Spinazzola.

La sede dell’Associazione si trova in via Lamarmora, 88 dove ha sede anche il MUCE.

I progetti sono finanziati dalla Regione Sardegna –  LR 17/21 tab. A Annualità 2023”.

Per informazioni e prenotazioni 339 6928227 o via mail all’indirizo chenabura@gmail.com

Nella giornata internazionale del ricordo delle vittime della Shoah, risalta una vicenda che vede un’intreccio fra ebraismo e sardismo, pochissimo conosciuto. Un sipario, accuratamente abbassato sulla storia di una grande famiglia sarda, che tanto ha caratterizzato il progresso economico e sociale della nostra Isola ed in particolare di Macomer lo alzò Nereide Rudas, deceduta il 19 gennaio 2017 a 91 anni, nel finale della propria vita.

La Rudas, da nubile era una Salmon Rudas perchè il padre Pietro Rudas era un ingegnere di Laerru e aveva sposato Emma Salmon di famiglia ebraica, figlia di ebrea anche se convertita e quindi per le antiche leggi Nereide stessa era ebrea e lo aveva sempre saputo se pur timorosamente celato.

A quattro anni perse il padre e con la madre si trasferì a Macomer vivendo con i nonni Gustavo Coen Salmòn e Nereide Tibi figlia di Martino e gestore, sembra proveniente da Torino e probabilmente anch’esso ebreo ma da accertare , dell’Albergo Macomer dove Gustavo alloggiava.

A 17 anni fu una delle tre donne iscritte alla Facoltà di medicina di

Bologna.

Si sposò a 19 anni col medico Carlo Marongiu, ebbe un figlio continuando a studiare ma un’improvvisa vedovanza le impose di continuare in solitudine gli studi di Medicina nell’Università di Cagliari nella quale si laureò intraprendendo la carriera universitaria.

Da grande sarda, fu docente e psichiatra di fama internazionale, di enorme cultura ed umanità, dopo una vita di studio, d’impegno culturale e civile , realizzazioni e grandi successi professionali e scientifici ci ha lasciato da pochi anni.

Nei suoi ultimi tempi stava ri-conoscendo e approfondendo l’eredità delle sue radici ebraiche per parte della mamma Emma, figlia di Gustavo Coen Salmon, ebreo venuto in Sardegna da Livorno nel 1895 per una partita di caccia.

Gustavo decise mettendo su famiglia e sposando Nereide Tibi, di rimanere investendo le sue cospicue ricchezze e soprattutto conoscenze economiche e finanziarie impiegandole in vari settori e con gran successo.

Acquistò terre, aprì caseifici moderni, iniziò la loro esportazione nelle Americhe, costruì la prima centrale elettrica, prestò denaro ad interesse più basso delle banche e battendo l’usura che attanagliava pastori e contadini, fabbricò ville e palazzi.

La sua famiglia Coen Salmon, sefardita cacciata dalla Spagna dopo l’editto del 1492 e approdata in Algeria, era fuggita da Algeri nel 1805 per sfuggire ad un pogrom islamico scatenato contro la comunità ebraica locale e approdando a Livorno.

Oscar, fratello di Emma Salmon, quindi zio di Nereide Rudas, ritornato dalla Grande guerra da eroe fu fra i fondatori del PSdAz e probabilmente fra gli organizzatori nella logistica dei primi congressi dei combattenti e poi del PSdAz a Macomer .

Anche Gustavo Salmon il nonno di Nereide, grande imprenditore in svariati campi e innovatore economico e tecnologico che contribuì alla nascita della Macomer moderna, sostenne il sardismo e fu sempre antifascista.

Per questo fu ammonito e posto sotto sorveglianza dopo la svolta antisemita del regime fascista e divenne vittima dell’applicazione delle severissime norme contro gli ebrei anche in relazione alle attività imprenditoriali.

Non conosco i particolari della persecuzione dell’intera famiglia, se venne attuata o solo minacciata o anche se abbia beneficiato in qualche maniera della copertura conseguente alla particolarissima vicenda del sardofascismo che aveva visto una parte dei sardisti vestire la camicia nera mantenendo saldi gli originari principi sardisti .

Neanche il passaggio al cattolicesimo per potersi sposare lo salvò completamente e in quanto ebreo fu anche minacciato di deportazione che non avvenne forse per rispetto per il figlio ex combattente decorato al valore e per l’amicizia del Vescovo di Bosa al quale, moderno Marrano, aveva donato il Giardino Salmon nel quale venne costruita la chiesa ancora esistente .

Nella facciata della chiesa il Vescovo fece inserire nel rosone una grande stella di Davide, forse per ringraziamento all’amico e mecenate, stella che appare in foto d’epoca e oggi misteriosamente scomparsa.

Dopo l’8 settembre 1943 quando in continente imperversavano i nazisti e i repubblichini, arrestando gli ebrei ed avviandoli nei lager per lo sterminio, la Sardegna fu liberata e occupata dagli Alleati che avanzavano nella Penisola. Scomparve per i Salmon il rischio di essere prelevati e assassinati come avvenne ad esempio per gli ebrei dell’Italia nazifascista e del Dodecanneso italiano ed in particolare a Rodi e lo zio di Nereide il sardista Ugo Salmon fu nominato Commissario prefettizio.

Nereide che in gioventù assieme a tutta la famiglia subì l’umiliazione e la minaccia alla sicurezza e la paura di persecuzione conseguente alle leggi razziali fasciste che richiedevano prove e gradi di arianità sempre più stringenti risalendo anche alle più lontane parentele ebraiche, anche in discendenze miste , raramente affrontava questo lato della sua vita e solo negli ultimi tempi aveva iniziato un percorso di autoanalisi e di svelamento pubblico di una sua identità ebraica oltre che sarda e che stava riscoprendo e rivalutando.

Ne parlava con pochi amici che sentiva aperti e sensibili nei riguardi della sua identità ebraica che con sofferenza interiore estraeva dai ricordi terribili della sua giovinezza che aveva vissuto l’antisemitismo che come un fumo venefico aveva circondato la sua famiglia, ma che anche avvelenava in qualche misura come antisionismo l’ambiente di sinistra al quale politicamente faceva riferimento per cui visse con tante remore e timori di rivelare le proprie origini ebraiche.

Sul sardismo e l’ebraismo furono incentrate alcune sue riflessioni negli ultimi anni della sua vita e aveva registrato con curiosità ed interesse la nascita e le attività dell’Associazione Chenàbura-sardos pro Israele e manifestato il desiderio di incontrare qualche suo rappresentante, dato che questa nascita le aveva sollecitato tanti ricordi e la sensazione liberatoria di non essere più sola.

Anche da parte mia era grande l’interesse per un incontro.

La conoscevo già ma non da questo punto di vista perché la sua origine ebraica non mi era nota .

Purtroppo ci lasciò prima che potessi vederla e parlarci ma comuni amici che stavano preparando l’incontro mi hanno raccontato del suo desiderio di riappropriarsi della sua eredita culturale ebraica, rammaricandosi di averla dissimulata anche per una timorosa autocensura rispetto alla cultura dominante nella sinistra italiana e sarda a cui faceva riferimento permeata di antisionismo come forma ambigua di antisemitismo.

Sta adesso agli storici e agli appassionati di storia approfondire questo mio appunto e ricordo .

PROGRAMMA

SALUTI:
ALBACHIARA BERGAMINI – Presidente FIDAPA BPW Italy Sezione di Cagliari
SILVIA TROIS – Vice Presidente FIDAPA BPW Italy Distretto Sardegna
Coordina: GABRIELLA OLANDA – FIDAPA BPW Italy Sezione di Cagliari

INTERVENTI:
ANGELA QUAQUERO – Presidente Ordine degli Psicologi della Sardegna
Miti e paure nello sterminio
RINA SALIS – Psicologa
….incominciarono dai disabili….
ALESSANDRO MATTA – Presidente Ass. Memoriale Sardo della Shoah
L’AKTION T4 nella cinematografia della Germania nazista
Con la partecipazione degli studenti della Scuola secondaria di primo grado “Ugo Foscolo” di Cagliari

Cagliari , 11 Febbraio 2023
Ore 9,30
Sala Conferenze Fondazione di Sardegna
Via San